martedì , 14 agosto 2018
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Hollande: il Presidente francese due anni dopo le elezioni

Il Presidente della Repubblica francese François Hollande ha festeggiato martedì scorso i due anni dalla sua salita all’Eliseo: un’altra occasione per tirare le fila del suo mandato presidenziale e per confermare quanto i sondaggi dicono, ovvero che Hollande è ai minimi storici in quanto a popolarità (gli ultimi dati lo danno al 20%). E anche quel poco di popolarità che gli resta, a quanto pare, non è nemmeno merito suo: l’ex Primo Ministro Ayrault, infatti, su Twitter rivendicava come il suo operato (o forse intendeva il suo dietro front) avesse contribuito alla continuazione del mandato di Hollande.

Si dice che, in realtà, la scadenza dei due anni sia un passaggio difficile per tutti i Presidenti d’Oltralpe, ma quella di Hollande sembra davvero una condanna. È diventata concreta l’anafora con la quale due anni prima, il 2 maggio 2012, aveva indirizzato i suoi concittadini nel corso del dibattito televisivo con Nicolas Sarkozy: «Moi président de la République, je ne serai pas le chef de la majorité». Ed effettivamente la parola è stata, almeno in tal caso, mantenuta.

Non si può tuttavia dire che a Mensieur le President manchi il coraggio, dal momento che proprio nel giorno di questo anniversario ha deciso di partecipare ad un programma della radio BFM TV rispondendo alle domande del presentatore Jean-Jacques Bordin e di alcuni ascoltatori.

Nel corso dell’intervista Hollande ha tenuto a sottolineare che la sua presidenza andrà valutata non dopo questi due anni, ma solo al termine del suo mandato: colpevole della sua impopolarità, secondo il Presidente, è anche la situazione disastrosa in cui il Paese gli era stato consegnato nel 2012, una crisi dalla quale era ed è ancora difficile uscire rapidamente, al contrario di come si illudevano, forse, alcuni. Per questo non accetta chi lo critica dicendo di aver tradito il suo elettorato: sta semplicemente cercando di stabilizzare una situazione da lui ereditata, una situazione da cui si poteva uscire solo attraverso sacrifici da parte dei suoi concittadini. «Ho chiesto molta fatica, ho chiesto loro, in un momento in cui speravano immediatamente di essere ripagati per il loro voto. Ho chiesto loro di avere anche uno sforzo di solidarietà attraverso prelievi, non è stato facile». Per questo non accetta chi lo accusa di agire in modo “amatoriale”: gli interventi nella Repubblica Centrafricana, in Mali e in Siria ad esempio sono il chiaro esempio di un azione intrapresa con coscienza di causa.

Non teme la popolarità di Valls, il nuovo Primo Ministro, perché per lui conta solo la ripresa reale del Paese e poi la preferenza dell’opinione pubblica verrà da sé: « Non dico di amare il Presidente o il Primo Ministro o il governo, dico loro (ai francesi) di amare la Francia, pensando che la Francia ha un patrimonio che ci permette di mantenere il nostro modello sociale». Nemmeno riguardo alla gestione della sua vita privata ha niente da recriminarsi.

Unico rimpianto del Presidente, frutto della sola valutazione prematura, riguarda il numero dei disoccupati, dato che Hollande riconosce di non essere riuscito fino ad oggi ad invertire la tendenza. «Io combatto, combatto affinché questa promessa, che è l’unica che conta agli occhi dei francesi, ovvero che la disoccupazione possa diminuire, che la crescita possa iniziare, che il Paese possa andare avanti, affinché tale promessa sia mantenuta». Non è solo un obiettivo del suo mandato quella della diminuzione della disoccupazione: «è un’ossessione» e se non diventerà realtà, nel 2017 Hollande afferma di non volersi ricandidare. Eventualità, quella della ricandidatura, che al momento, guardando l’impopolarità che lo affligge anche all’interno dello stesso Partito Socialista, sembra difficile.

Dall’intervista è apparso ancora di più un Hollande disincantato che riconosce di essere un “Re nudo”, apparentemente vittima degli eventi presenti, ma soprattutto passati, dell’impopolarità di chi cerca di prendere le decisioni giuste (nemo propheta in patria) e dell’impopolarità di chi non ne è in cerca tout court. E così si rimette alla clemenza dei suoi francesi, riconoscendo che non si aspetta indulgenza dal momento che lui stesso ha preteso da loro molto. Occhio per occhio dente per dente, insomma. Ma se ne riparla tra tre anni. Forse.

In foto il Presidente francese François Hollande (Foto: Jean-Marc Ayrault – Flickr) 

L' Autore - Valentina Ferrara

Vice-direttore - Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche con una tesi in Storia dell'Integrazione Europea dal titolo "Unione Europea e discriminazioni". Ho sempre avuto la passione per il giornalismo, per il mondo della comunicazione e per l'Unione Europea, per questo non ho avuto alcun dubbio a partecipare alla creazione di Europae, la fonte d'informazione che sono sempre andata cercando.

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