martedì , 20 febbraio 2018
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Il Consiglio Europeo dell’ordinaria amministrazione

Giovedì 24 e venerdì 25 ottobre si è svolto un Consiglio Europeo abbastanza deludente dal punto di vista economico. Si è assistito infatti ai classici proclami misti a buoni propositi. Insomma, una conclusione che il Presidente del Consiglio italiano Enrico Letta aveva affermato di voler evitare. Per combattere la disoccupazione giovanile, ad esempio, è stata rispolverata la soluzione avanzata in luglio dalla Commissione Europea costituita da un mix di soluzioni come l’Alleanza Europea per l’Apprendistato e l’intervento del fondo “Garanzia per i Giovani”.

Per quanto riguarda l’Alleanza, si tratta di una riforma strutturale ad ampio respiro e dall’orizzonte di medio-lungo termine. Il suo obiettivo è migliorare la qualità degli apprendistati e avvicinare sensibilmente il mondo della formazione a quello del lavoro. Tuttavia, in un periodo di profonda crisi economica per le imprese, il piano non rappresenterà uno “shock positivo” per invertire la tendenza al ribasso dell’occupazione. Il piano “Garanzia per i Giovani” è molto più ambizioso e mette sul piatto 6 miliardi di euro per il periodo 2014 – 2020. Ne avevamo parlato già in estate, ma ora occorre approfondire economicamente la questione.

E’ evidente che i fondi risultino insufficienti per affrontare di petto la questione, dal momento che si tratta di meno di un miliardo l’anno da suddividere tra tutti gli Stati europei. Il Consiglio Europeo non ha specificato meglio come verranno utilizzati questi fondi, ma ha invitato gli Stati nazionali a lanciare l’iniziativa entro la fine del 2013.

Per quanto riguarda il finanziamento delle PMI si è deciso di seguire il piano delineato dall’Ecofin del 15 ottobre, senza tuttavia specificarne le peculiarità, ma aggiungendo che il piano dovrà partire il primo gennaio 2014. In pratica si tratta di mobilitare 60 miliardi di euro da parte della Banca Europea degli Investimenti (BEI) da erogare in prestiti alle PMI europee nei prossimi tre anni. Un piano corposo e ambizioso, che purtroppo però naviga ancora nell’incertezza, dal momento che non è ancora stato chiarito se verranno cartolarizzati solo i prestiti successivi al 2014 o anche quelli precedenti in stato di sofferenza.

Un problema spinosissimo quanto sottovalutato quello dei crediti deteriorati. Un problema latente che esploderà nel momento in cui inizierà la vigilanza della BCE sugli istituti bancari. Secondo l’ABI, per le banche italiane i crediti in sofferenza ad agosto 2013 hanno raggiunto l’enorme cifra del 19,16% su capitale e riserve per un ammontare di 142 miliardi di euro. Non per nulla, dopo l’annuncio del 23 ottobre del Presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi sull’inizio a novembre delle valutazioni degli attivi delle banche europee, il FTSE MIB è crollato del 2,38%. Le banche italiane di conseguenza, per evitare aumenti di capitale, si augureranno che l’iniziativa BEI si estenda anche ai crediti erogati nel passato. Un altro appello avanzato dal Consiglio Europeo è che venga implementata la cosiddetta “REFIT”, l’iniziativa della Commissione Europea per snellire la burocrazia a cui sono sottoposte le PMI.

Per quanto riguarda l’unione bancaria, il Consiglio Europeo ha accolto con grande favore la nuova normativa, ma nello stesso tempo ha esortato la veloce implementazione del meccanismo unico di risoluzione delle crisi. Infatti, nel caso in cui emergano “sorprese sgradite” durante il controllo dei bilanci delle banche europee, occorrerà un meccanismo rapido per ricapitalizzare e risanare gli eventuali buchi senza innescare crisi di fiducia nei mercati europei.

Il Consiglio Europeo si è comportato da classico temporeggiatore, adottando un profilo prudente e inscrivibile nei termini dell’ordinaria amministrazione quando l’emergenza occupazionale e della mancanza di credito è ancora in corso. Tutti gli interventi saranno essenziali nel medio lungo-periodo, ma rappresentano sempre meno di quello che si dovrebbe fare per imprimere una svolta decisa alle politiche economiche europee.

In foto il Presidente del CE Herman Van Rompuy (Foto: Council of the European Union)

L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

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