18comix

Il Consiglio Europeo e il Datagate: l’Europa reagisce

Lo scandalo Datagate torna a imperversare in Europa, mettendo a dura prova i rapporti transatlantici. Le ultime rivelazioni di Edward Snowden sono arrivate nei giorni precedenti al Consiglio Europeo tenutosi giovedì e venerdì a Bruxelles, investendolo di una nuova valenza politica. L’incontro fra i capi di Stato e di governo infatti avrebbe dovuto concentrarsi sui temi dell’immigrazione e dell’agenda digitale, ma fisiologicamente l’attenzione dei leader si è focalizzata sulle attività della NSA in Europa. Dopo che già lunedì il Consiglio Affari Esteri era stato investito dalle notizie delle intercettazioni americane in Francia, le novità dei giorni successivi hanno ulteriormente acceso l’indignazione nel continente.

Le supposte intercettazioni di 35 leader mondiali, fra cui il Cancelliere tedesco Angela Merkel, e l’aumento dei Paesi colpiti dalle azioni della NSA (si vocifera con insistenza di spionaggio anche in Italia), non potevano lasciare insensibile il summit. Sia i leader nazionali, sia autorevoli rappresentanti delle istituzioni europee hanno alzato i toni della discussione: l’aggettivo per descrivere secondo molti queste attività è “inaccettabili”.

È paradossale che proprio il vertice che doveva essere dedicato al rilancio dell’agenda digitale in Europa, sia stato invece dominato dall’oltraggio europeo contro la NSA. Le conclusioni del summit riflettono solo in parte la gravità politica del momento, dedicando ampio spazio alle materie ufficialmente oggetto del Consiglio Europeo. D’altra parte, lo scandalo conquista uno spazio a sé nel documento, segnale che i leader riuniti non intendono far passare sotto silenzio quanto accaduto.

In poche righe, i capi di Stato e di governo adottando una posizione netta, appoggiando l’iniziativa franco-tedesca per la creazione di un codice di condotta per le attività dell’intelligence. Non c’è spazio per un linguaggio troppo vago, questa volta, nelle conclusioni del vertice: la fiducia reciproca necessaria per la cooperazione in materia di intelligence e lotta al terrorismo non può essere compromessa da attività come quelle adottate sull’altra sponda dell’Atlantico. Il Consiglio Europeo appoggia dunque la proposta franco-tedesca di avviare in breve tempo incontri bilaterali con gli Stati Uniti per raggiungere un’intesa entro la fine dell’anno. Si tratta di un’iniziativa intergovernativa, a cui gli altri Stati membri possono partecipare liberamente. Fra gli altri, l’Italia ha già dato il proprio assenso.

Il Primo Ministro Enrico Letta ha affermato che “non vi possono essere zone d’ombra” nei rapporti di amicizia fra Stati Uniti e gli alleati europei. François Hollande e Angela Merkel dal canto loro hanno ribadito la propria indignazione per quanto accaduto, richiedendo chiarimenti immediati a Washington. Probabilmente non è un caso che la macchina europea si sia messa in moto così in fretta su una questione tanto delicata: ancora una volta, quando il motore franco-tedesco ha agito all’unisono, tutta l’Europa ha risposto.

Se possibile, chi rappresenta direttamente le istituzioni europee, come il Presidente del PE Martin Schulz, è stato anche più netto, quasi a voler ribadire una posizione europea quanto mai decisa. Durante il suo discorso davanti al CE, Schulz ha suggerito la sospensione dei negoziati commerciali in corso con gli Stati Uniti, sottolineando che i cittadini europei non saranno pronti a sfruttare i vantaggi dell’economia digitale, se non possono essere certi della sicurezza della propria privacy. A tale richiesta si aggiunge anche quella di sospendere temporaneamente l’accordo sullo scambio di dati bancari, rilevante soprattutto per l’offensiva contro il terrorismo (Terrorist Finance Tracking Program).

La reazione europea pare genuina, ma ci si chiede quanto durerà. Già nei mesi scorsi, dopo le prime rivelazioni di Snowden, le proteste erano state dure, per poi passare in secondo piano. Questa volta, il coinvolgimento diretto di personalità come Angela Merkel potrebbe, come pare, non far dimenticare tanto presto l’accaduto, che potrebbe pesare sulle relazioni con l’alleato americano. La necessità di chiarezza espressa dagli europei dovrà però essere accolta a Washington, il che non è affatto scontato. Per di più, la vicenda allarga ulteriormente il divario fra la Gran Bretagna e il resto dell’UE, visto che Londra sembra pare essere stata immune dai controlli statunitensi, rinfocolando vecchi pregiudizi presso i partner. Lo stesso Letta ha affermato che c’è bisogno di “chiarezza a tutti i livelli”, anche all’interno dell’UE. Anche se i negoziati commerciali non dovessero venire sospesi, il Datagate costituisce dunque una nuova prova per la coesione dell’UE: unita, sarà forse possibile ottenere concessioni da Washington. Divisa, l’Unione Europea sarà punto e a capo.

In foto Angela Merkel al Consiglio Europeo insieme al Primo Ministro olandese Mark Rutte (Foto: Council of the European Union)

L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

Check Also

Kosovo: il problema del jihadismo

di Edoardo Corradi e Francesco Pagano Il contrasto al jihadismo e all’estremismo violento islamico è …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *