martedì , 14 agosto 2018
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Il Consiglio Europeo rilancia la lotta all’evasione e la competitività energetica in Europa

consiglio europeo maggioLe grandi aspettative che in Italia hanno accompagnato l’avvicinamento al Consiglio Europeo straordinario del 22 maggio sono state forse in parte deluse, rimandando al cruciale summit di giugno il compito di progettare misure concrete per il rilancio della crescita e la lotta alla disoccupazione. L’incontro di questa settimana ha tuttavia affrontato due temi cruciali per l’Europa come quello energetico e della fiscalità. Entrambi costituiscono componenti irrinunciabili per la creazione di un ambiente economico nuovamente competitivo in tutto il continente, in assenza del quale ogni progetto di rilancio risulterebbe debole sin dalla partenza.
La materia fiscale è quella che ha raccolto maggiormente l’attenzione di media internazionali e opinione pubblica e forse era proprio questo l’obiettivo dei leader riuniti a Bruxelles. Il Consiglio Europeo ha infatti concordato l’adozione di “provvedimenti efficaci per combattere l’evasione e la frode fiscale” in Europa. Se evidentemente alle spalle di questi sviluppi vi è una ragione principalmente economica, dato l’effetto recessivo che tali fenomeni generano privando le economie europee di preziose risorse fiscali, le stesse conclusioni del vertice sottolineano come la scelta di combattere più duramente l’evasione fiscale costituisca una necessità per la stessa legittimità dell’UE. I cittadini europei sarebbero infatti maggiormente disposti ad accettare le difficili misure di austerità implementate negli ultimi anni con lo scopo di ridurre l’indebitamento degli Stati, se l’Unione si dimostrasse pronta a perseguire con forza il recupero di risorse fiscali finora non intercettate. L’idea è che a una diminuzione dell’evasione e della frode fiscali, corrisponderebbe anche una riduzione del peso dell’austerità che grava oggi su cittadini e imprese.

La decisione più significativa a tal proposito riguarda la priorità accordata allo scambio automatico di informazioni sui dati bancari fra le autorità nazionali. Questa misura, fortemente sostenuta da Regno Unito, Germania, Francia, Spagna e Italia, aveva incontrato nei mesi scorsi la diffidenza di Austria e Lussemburgo. In particolare, il Primo Ministro lussemburghese Jean-Claude Juncker ha ribadito che i dubbi del suo governo derivavano dalla necessità di siglare prima un accordo che estenda tale regolamentazione anche ai rapporti con un Paese non membro come la Svizzera, che, come noto, fa del segreto bancario uno dei propri punti di forza. Per questo motivo, il Consiglio Europeo ha stabilito che entro la fine del 2013 dovranno essere aggiornati i rapporti con Berna, ma anche con altri Paesi quali San Marino, Monaco, Andorra e Liechtenstein, in modo che essi adottino le misure in vigore nell’UE. Non casualmente anche l’applicazione delle misure in materia di scambio di informazioni dovranno essere completate entro il termine dell’anno. È stato il Presidente del Consiglio Europeo Herman Van Rompuy (in foto) a premere per una deadline precisa, in modo da spingere gli Stati membri a un compromesso e fare dell’UE un attore all’avanguardia nella lotta all’evasione fiscale, che come dimostrato dall’ultima riunione del G-7 in Inghilterra, sta diventando sempre più un tema internazionale di primo piano.

Altrettanto importanti sono state le riflessioni in materia energetica, fondamentali per un effettivo rilancio dell’economia europea. Sono quattro i punti prioritari toccati dai Capi di Stato e di governo: il completamento di un mercato interno dell’energia entro il 2014, l’aumento degli investimenti nelle infrastrutture, la diversificazione dell’offerta di energia e una maggiore attenzione al tema dell’efficienza energetica. L’obiettivo dichiarato della politica energetica discussa ieri a Bruxelles è dunque la riduzione dei prezzi sul mercato europeo e il conseguente aumento della competitività delle imprese. Per quanto riguarda il primo punto, un mercato europeo realmente integrato si realizzerà solamente quando verrà posto fine all’isolamento di alcuni Stati membri dalle reti europee di distribuzione, un obiettivo da completare entro il 2015. In materia di investimenti, invece, il contributo più importante dato dal Consiglio Europeo è racchiuso nell’affermazione che il “finanziamento dovrebbe provenire in primo luogo dal mercato”. Una presa di posizione significativa.

L’argomento più spinoso rimane tuttavia quello del mix energetico preferibile a livello europeo. Van Rompuy ha ribadito la posizione più volte espressa dalla Commissione Europea, ossia che spetta agli Stati membri scegliere le forme più efficienti per il proprio approvvigionamento energetico. La diversificazione rimane comunque prioritaria, data la necessità di ridurre la dipendenza energetica dell’Europa da partner come la Russia, non citata nelle conclusioni, ma il cui peso è percepibile in ogni discussione sull’energia. Al di là dei soliti richiami a un maggior sfruttamento delle fonti rinnovabili, le conclusioni del Consiglio Europeo segnalano vagamente che la Commissione sta valutando “un ricorso più sistematico alle fonti di energia on-shore e off-shore”, sempre rispettando le scelte nazionali. Paesi come Gran Bretagna, Romania e Polonia hanno dunque rivendicato la possibilità di sfruttare risorse non convenzionali on-shore, come lo shale-gas. Van Rompuy ha espresso in merito un’opinione positiva, sebbene molto prudente, che tuttavia si scontra con la posizione diffidente della Commissione. Anche in questo caso, tutto rimandato a successive discussioni.

L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

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