domenica , 18 febbraio 2018
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Il finanziamento pubblico ai partiti in Europa: l’Italia cambia direzione

In Italia poche questioni hanno acceso il dibattito politico e infiammato l’opinione pubblica quanto quella del finanziamento pubblico ai partiti. Considerati ormai come il simbolo più odioso dell’arroganza della “casta”, i finanziamenti previsti dalla legislazione italiana costituiscono in realtà dei rimborsi elettorali. Successivamente all’approvazione di un referendum in materia nel lontano 1993, il finanziamento pubblico ai partiti è stato infatti vietato. Questa forte asimmetria fra la volontà dell’elettorato e il proseguimento di fatto del finanziamento pubblico ha costituito una delle maggiori fonti di protesta negli ultimi due decenni. Oggi, apparentemente il regime precedente è stato superato, con la proposta di un disegno di legge da parte del governo guidato da Enrico Letta, che dovrebbe portare all’abolizione del foraggiamento pubblico dei partiti entro pochi anni.

Per analizzare dalla giusta prospettiva questa spinosa tematica, è necessario in primo luogo spiegare chiaramente cosa prevede il ddl presentato del governo, ma anche comprendere il funzionamento di altri sistemi politici europei, come quello tedesco o francese, dove le polemiche intorno alla questione sono smorzate rispetto alla situazione italiana. Partendo dal dettato del ddl, in sintesi esso sostituisce l’attuale sistema di finanziamento pubblico con uno di finanziamento privato in regime fiscale agevolato. Il nuovo regime verterà sulla contribuzione volontaria dei cittadini tramite l’eventuale stanziamento del 2×1000 e di contributi che godranno di una detrazione fiscale, rivolti a quelle forze politiche che rispettino determinati requisiti, non solo di trasparenza: ad esempio, il 2×1000 potrà essere indirizzato ai partiti che abbiano “conseguito nell’ultima consultazione elettorale almeno un rappresentante eletto alla Camera dei deputati o al Senato della Repubblica”. L’aspetto più controverso della proposta è costituito dalla previsione che il nuovo regime inizi a essere applicato parzialmente a partire dall’anno finanziario 2014, non predisponendo dunque l’istantanea eliminazione dei finanziamenti pubblici.

Eppure in Europa il lato pubblico è spesso coinvolto nel sostegno finanziario ai partiti: secondo uno studio dell’International Institute for Democracy and Electoral Assistance (IDEA) 36 Paesi europei prevedono un finanziamento regolare e 18 sulla base delle spese della campagna elettorale. Restringendo il campo d’indagine alla sola Unione Europea, l’unico membro a non prevedere alcun genere di finanziamento pubblico è Malta. Guardando a un Paese come la Germania, il finanziamento pubblico è una realtà consolidata. Il trucco appare una regolamentazione molto rigida, che introduce ad esempio un tetto complessivo ai contributi statali, da dividere fra tutti i partiti nazionali e nei Lander. Nel 2013 questa soglia è stata fissata a 154 milioni di euro, la più alta nella storia. La distribuzione dei fondi segue due metodi: 0,85 centesimi vengono stanziati per ogni voto conseguito in media nelle ultime tre elezioni (questi diventano 0,70 quando vengono superati i 4 milioni di voti) e 0,38 centesimi per ogni euro ricevuto tramite donazioni private. Il sistema pare funzionare, soprattutto dopo che nel passato in Germania si sono verificati scandali come il cosiddetto ‘Affare Flick’ del 1982, quando FPD, CDU e SPD ricevettero ingenti donazioni private in cambio di agevolazioni fiscali ad alcune imprese.

In Francia, sono previste due forme di sostegno pubblico: la prima, calcolata sulla base del numero di voti conseguito alle ultime tornate elettorali per l’Assemblea Nazionale, viene riconosciuta a tutti i partiti che abbiano superato l’1% in 50 circoscrizioni; la seconda invece prevede veri e propri rimborsi, corrisposti in misura proporzionale alla rappresentanza parlamentare di ogni forza politica. La spesa complessiva per lo Stato francese è di circa 75 milioni di euro l’anno. In generale, spesso il finanziamento pubblico viene concepito in molti Paesi come una forma di difesa della democrazia, in modo che i partiti non cadano preda di interessi particolari. Ad esempio in Gran Bretagna, dove a fronte di un modesto impegno pubblico, prevalgono le donazioni private, alcune inchieste, come quella del 2011 di The Bureau of Investigative Journalism, sottolineano con preoccupazione la forte esposizione della City, soprattutto nei confronti del Partito Conservatore. I Tories infatti avrebbero ricevuto in quell’anno il 27% delle donazioni private da finanzieri, hedge fund e imprese di private equity.

Non esiste un sistema univoco dunque, ma molto spesso il finanziamento pubblico viene considerato come uno strumento di salvaguardia del principio democratico. In Italia pesano tuttavia molto gli infiniti casi di mala gestione delle risorse pubbliche a disposizione dei partiti, che hanno fortemente agitato l’opinione pubblica nazionale. Il primo requisito auspicabile appare dunque innanzitutto una completa trasparenza nell’utilizzo delle risorse. Se il ddl verrà integralmente approvato, pare comunque che il finanziamento pubblico sarà un ricordo. Le incognite rimangono tuttavia molte.

In foto: il Presidente del Consiglio Enrico Letta in aula alla Camera dei Deputati il 29 maggio scorso (Foto: laboratorio fotografico Chigi)

L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

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One comment

  1. con la proposta del governo di fatto non viene abolito il finanziamento publico ai partiti x infatti prevede che lo stato fornira’ sedi telefono luce e il 2% su base volontaria sulla denuncia dei rediti questo significa che in base a quanti cittadini decideranno x il 2% 2 sono le cose o alla finanza publica viene a mancare la somma devoluta ai partiti o il governo deve prevedere in previsione di bilancio un 2% di piu’ che ovviamente sara’ a carico dei soliti noti poi vi immagginate che uso si fara’ delle sedi? e dei telefoni? e poi dal momento che gran parte della somma volontaria sara’ deducibile questo sara un’ulteriore mancanza nel bilancio dello stato che dovra essere ripianata con altre tasse e poi x le spese mediche non debono essere deducibili e le donazioni ai partiti si? e x la riforma fornero e’ stata immediata x i pensionati e xi partiti no?come vedete è un’ulteriore regalo alla casta a danno dei cittadini

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