venerdì , 17 agosto 2018
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Il nuovo Commissario Hahn e le prospettive di allargamento

“Molto rumore per nulla” non è solo una famosa opera di William Shakespeare, ma anche la frase perfetta per descrivere quanto accaduto in queste settimane in seguito alla nuova denominazione del portafoglio dedicato all’allargamento dell’UE. Non più “Allargamento e Politica Europea di Vicinato”, ma “Politica di Vicinato e negoziati per l’Allargamento”. Come nella commedia dello scrittore inglese, anche la vicenda odierna si basa su una serie di incomprensioni, che hanno avuto il loro culmine con la dichiarazione del nuovo Presidente della Commissione Jean Claude Juncker, il quale ha affermato: “non ci sarà nessun nuovo membro dell’UE nei prossimi cinque anni”. Al seguito di questa, si è assistito a due prese di posizioni piuttosto affrettate: la prima, capeggiata dal Ministro degli Esteri svedese Carl Bildt, sostiene che sia un’abdicazione di responsabilità da parte dell’UE nei confronti dei Balcani. La seconda, invece, ritiene giusto bloccare l’allargamento delle frontiere europee, visto ormai come esagerato e pericoloso.

Mentre il Commissario uscente Stefan Fule si è rifiutato di commentare la vicenda, il suo successore Johannes Hahn si è trovato assediato dai Paesi dell’Est Europa, allarmati dalle ultime notizie da Bruxelles. Albania e Macedonia sono già Paesi candidati, Serbia e Montenegro sono invece nella fase di negoziazione, mentre Bosnia Erzegovina e Kosovo sono potenziali futuri candidati: tutti e sei hanno comunque prospettive europee e il rischio di veder negato loro un futuro nell’Unione aveva suscitato non poche preoccupazioni. In verità, come spiegato da Andrea Stojkovski del Centro macedone per l’educazione europea, è irrealistico pensare ad un allargamento dell’Unione nei prossimi 5 anni, i negoziati per l’accesso sono processi lunghi e nessuno dei candidati è oggi a un livello tale da diventare Paese membro durante la Commissione Juncker.

Johannes Hahn ha immediatamente rassicurato i Balcani, affermando che i negoziati devono continuare e che lavorerà con Federica Mogherini, il nuovo Alto Rappresentante per la politica estera europea, perché questo avvenga nel migliore dei modi possibili. Non solo, ma ha tratteggiato quella che sarà la sua politica in materia: più attenzione alla qualità, piuttosto che alla velocità, perché i futuri membri siano ben accettati dalla popolazione europea e non siano solo considerati come nuovi confini.

Johannes Hahn è attualmente il Commissario uscente per le Politiche Regionali e nel corso del suo incarico ha lanciato le macroregioni, con l’obiettivo di aumentare la collaborazione interstatale su tematiche comuni, interessando anche Paesi non membri dell’UE come la Serbia. Un progetto che Hahn spera sia seguito con la dovuta attenzione dal suo successore. Prima dell’incarico a Bruxelles, Johannes Hahn era stato invece Ministro della Ricerca e della Scienza in Austria, impegnandosi a stimolare la ricerca scientifica aumentando i fondi statali e avviando collaborazioni a livello internazionale. Laureato in filosofia e con una buona esperienza sul campo, Johannes Hahn ha giuste credenziali per compiere un ottimo lavoro, seppur in un periodo storico non certo incoraggiante.

Come nella commedia “Molto rumore per nulla” si spera che anche questa vicenda si risolva in modo positivo: il cambio di denominazione del portafoglio non significa dare minor importanza alla questione dell’allargamento, ma semplicemente una visione più realistica della situazione. Naturalmente, saranno i fatti a dimostrare o meno le intenzioni della Commissione Juncker, non le parole.

Photo: Johannes Hahn durante la sua audizione al Parlamento Europeo © European Commissione, 2014

L' Autore - Sarah Camilla Rege

Responsabile Allargamento - Laureata in Relazioni Internazionali presso l'Alma Mater Studiorum di Bologna. Da sempre affascinata dai Balcani, dopo un periodo di tirocinio con AIESEC a Novi Sad (Serbia) ho ultimato la tesi di laurea magistrale riguardante il mondo delle Organizzazioni Non Governative e la società civile in Serbia. Nel 2012 ho frequentato la summer school "Integrating Europe through Human Rights" presso la Higher School of Economics di Mosca.

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2 comments

  1. Per quanto riguarda la Macedonia … è un paese candidato già dal 2005 ed il solo motivo per cui non è in Europa è la (ridicola) controversia con la Grecia. Per il resto l’Unione Europea sta solo tergiversando perché non sa che pesci pigliare come politica estera. Se già l’Italia non rispetta i parametri figuriamoci i paesi entranti nella UE.

  2. “Albania e Macedonia sono già Paesi candidati, Serbia e Montenegro sono invece nella fase di negoziazione” – avete invertito i casi – in realtà Serbia e Montenegro sono già Paesi candidati, Macedonia e Albania no. Per il resto articolo utile.

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