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Il Parlamento in campo sul bilancio pluriannuale. Accordo possibile?

Jose Manuel DURAO BARROSO EC President, Herman VAN ROMPUY President of the European Council, Gianni PITTELLA, Klaus WELLE, Francesca RATTIIl secondo round delle trattative per il bilancio dell’Unione Europea inizia adesso. L’accordo raggiunto dal Consiglio Europeo del 7-8 febbraio sul Quadro Finanziario Pluriannuale (QFP) 2014-2020 dovrà infatti essere approvato dalla maggioranza del Parlamento Europeo. Già all’indomani dell’accordo, i gruppi parlamentari avevano espresso critiche severe verso una proposta di bilancio ritenuta gravemente lesiva delle prospettive future dell’UE. Con questi presupposti, l’incontro che ieri si è svolto a Bruxelles tra il presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, i parlamentari europei e il presidente della Commissione Manuel Barroso è servito per fare chiarezza sulle posizioni in campo e, forse, a lasciare intravedere la strada per un accordo tra Parlamento e Consiglio.

Come nelle attese, Van Rompuy ha difeso l’accordo raggiunto in Consiglio Europeo. Per quanto esso preveda una riduzione del 3% del tetto massimo di spesa dell’UE rispetto ai sette anni precedenti, per il fiammingo questo rappresenta, nel suo complesso, «un buon accordo per l’Europa». Proprio come ogni Stato membro, l’UE dovrà «fare di più con meno risorse», assicurandosi che ogni euro venga investito là dove può avere l’impatto maggiore. Secondo Van Rompuy, infatti, «più Europa non significa necessariamente più denaro».

Monetary dialogue with Mario DRAGHINumeri alla mano, il presidente del Consiglio ha risposto alle critiche di molti commentatori e politici, diversi dei quali seduti tra i banchi del Parlamento. Con l’obiettivo di «adattarsi ai severi vincoli di bilancio» e al tempo stesso di «investire nel futuro», l’accordo prevede che la prima rubrica di spesa – che include ricerca e innovazione, trasporti, reti digitali, energia e programmi come Erasmus e Galileo – cresca del 37,3% rispetto al QFP 2007-2013. Il fondo di 6 miliardi di euro varato per contrastare la disoccupazione giovanile rappresenta un’altra novità importante e positiva di questo accordo politico.
Ricordando quali sarebbero gli effetti di un mancato accordo inter-istituzionale, Van Rompuy si è detto disponibile ad un confronto aperto con gli europarlamentari a patto che questo si svolga su «fatti e cifre». Queste ultime, ha ribadito, raccontano di una buona proposta da parte del Consiglio Europeo, forse non la migliore, ma senz’altro un buon compromesso per un «bilancio di moderazione» in un contesto di crisi economica.

La posizione della Commissione era più attesa. L’intervento del presidente Barroso è stato particolarmente benevolo nei confronti dell’accordo politico raggiunto al Consiglio Europeo. Sebbene il risultato dei negoziati abbia ridotto il tetto complessivo di spesa proposto della Commissione, questo riflette per Barroso la «realtà di un processo negoziale che coinvolge 27 Stati membri e richiede l’unanimità». I 960 miliardi proposti dai Ventisette sono un punto di equilibrio tra una maggioranza di Paesi che aveva sostenuto la proposta della Commissione e una minoranza che ha insistito per tagli ancora più incisivi.
Barroso ha chiarito che la Commissione avrebbe preferito un bilancio più ambizioso. Eppure, nonostante i tagli, l’accordo presenta elementi positivi. In particolare, la struttura della proposta della Commissione è stata interamente preservata, così come l’aumento delle risorse per le infrastrutture e la creazione di un fondo per favorire l’occupazione giovanile. La Commissione sembra voler giocare un ruolo di mediazione per trovare un accordo inter-istituzionale in tempi ragionevoli.

Le posizioni espresse dai membri del Parlamento Europeo sono state decisamente più critiche. Gianni Pittella, vice-presidente del Parlamento, ha aperto il dibattito dicendo che «il compromesso raggiunto allo scorso vertice europeo non è in linea con le sfide che ci attendono». «Il Parlamento», ha detto, «ha chiesto e continuerà a chiedere un budget europeo moderno e ambizioso per aiutare la ripresa economica».

8486450212_12d61c2ff8_zCome suggerito da Van Rompuy, diversi europarlamentari sono entranti nel merito dei numeri e hanno sottolineato come il budget proposto dal Consiglio Europeo comporti una violazione dei trattati. Esso non consentirebbe infatti all’UE di corrispondere ai propri impegni finanziari obbligandola ad operare in deficit, in aperta violazione dei trattati che impongono il pareggio di bilancio. Guy Verhofstadt (in foto), capogruppo dell’Alleanza dei Liberali e Democratici Europei, ha ricordato a tal proposito che l’UE «ha oggi 200 miliardi di euro di impegni inevasi e ne avrebbe oltre 300 miliardi nel 2020» se il QFP proposto dal Consiglio Europeo entrasse in vigore.
L’esigenza di consentire all’UE di pagare i conti senza sforare il tetto di bilancio fissato dal QFP potrebbe indicare la strada per un compromesso politico tra Consiglio e Parlamento. La previsione di clausole di flessibilità nell’attuazione del QFP potrebbe diventare la base sulla quale riavvicinare le posizioni dei parlamentari a quelle dei governi nazionali. I rappresentanti dei due gruppi di maggioranza sembrano confermare questa suggestione. Hannes Swoboda del gruppo dei Socialisti e Democratici ha detto che «la flessibilità nel bilancio è essenziale». Joseph Daul, capogruppo del Partito Popolare Europeo (PPE), ha rimarcato l’importanza di introdurre «clausole di revisione in due o tre anni» perché, ha detto, «non accetteremo l’austerità» fino al 2020.

Barroso, che come Van Rompuy è un esponente del PPE, si è detto d’accordo con il principio della flessibilità. «Una parte essenziale del prossimo QFP sarà la flessibilità che voi avete giustamente domandato». «Come ho detto in sede di Consiglio Europeo» ha insistito «senza adeguati livelli di flessibilità il QFP concordato tra i Capi di Stato e di Governo semplicemente non può funzionare». La Commissione ritiene infatti che l’attuale differenza tra il tetto di spesa massimo previsto dall’accordo e quello per i pagamenti effettivi (908 miliardi) «possa essere accettata solo nella misura in cui si abbia una flessibilità tale da permettere all’Unione di rispondere ai propri impegni di pagamento ai sensi del trattato» ovvero, come ricordato da Verhofstadt, senza creare disavanzo.

L' Autore - Davide D'Urso

Caporedattore, Presidente del Consiglio di Redazione e Vice Presidente dell'Associazione OSARE Europa - Laureato in Scienze Internazionali e Studi Europei presso l'Università di Torino e la Scuola di Studi Superiori Ferdinando Rossi, ho avuto esperienze professionali a Torino e Novara nei settori della comunicazione e dell'internazionalizzazione d'impresa. Nel 2014 ho lavorato a Bruxelles come addetto stampa per la Presidenza italiana del Consiglio UE. Vivo e lavoro a Torino. Scrivo di politica e istituzioni UE, Mediterraneo e politica di vicinato.

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