martedì , 14 agosto 2018
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Il PE boccia il bilancio pluriannuale proposto dal Consiglio Europeo

Con 506 voti a favore, 161 contrari e 23 astenuti, il Parlamento Europeo (PE) ha bocciato la proposta di Quadro Finanziario Pluriannuale (QFP) sulla quale il Consiglio Europeo aveva faticosamente trovato un accordo lo scorso 8 febbraio. L’approvazione da parte del PE del bilancio pluriannuale dell’Unione Europea, rappresenta un passaggio necessario per l’entrata in vigore del nuovo quadro finanziario per il settennato 2014-2020. La risoluzione approvata dal Parlamento a netta maggioranza, sancisce invece il rifiuto della bozza di bilancio “nella sua forma attuale”. Come già anticipato, il PE si oppone soprattutto alla sostanza politica del bilancio, che per la prima volta vede una riduzione del budget comunitario, nonché alla sua rigidità di applicazione.

La risoluzione preparata dai principali gruppi parlamentari europei (popolari, socialisti, liberaldemocratici, verdi e sinistra) ha ricevuto vasto consenso e il plauso del Presidente del Parlamento, il socialista tedesco Martin Schulz, che ha definito la giornata di ieri “un grande giorno per la democrazia europea”. “Il Parlamento” ha aggiunto, “vuole essere preso come un partner serio” e la bozza approvata dai Capi di stato e di Governo dell’Unione lo scorso febbraio non teneva in debita considerazione le richieste dei parlamentari europei. Alain Lamassoure, membro francese del Partito Popolare Europeo (PPE) e presidente della Commissione bilancio del PE, ha ricordato come le scorse settimane il Presidente del Consiglio Europeo Herman Van Rompuy avesse chiesto al PE di assumersi le proprie responsabilità. Secondo Lamassoure “la responsabilità del Parlamento è di dire tranquillamente di no”.

Entrando nel merito della risoluzione, si nota come il PE abbia sottolineato in particolare il problema dei mancati pagamenti che già hanno afflitto la gestione di bilancio dell’UE negli ultimi anni, mettendo a repentaglio molti programmi europei, tra cui quello Erasmus. Le allocazioni finanziarie previste dalla proposta di QFP 2014-2020 presentata dal Consiglio Europeo, non permetterebbe di corrispondere agli impegni di pagamento che l’UE ha già assunto, costringendola di fatto a creare un passivo di bilancio, una possibilità esplicitamente esclusa dai trattati. La risoluzione approvata ieri dà per questo ai negoziatori del PE un forte mandato per assicurare che il QFP risponda a principi di flessibilità tali da permettere un utilizzo ottimale dei fondi disponibili. Inoltre, come già anticipato su queste pagine, si chiederà di prevedere clausole di revisione in modo da consentire ai prossimi parlamenti e governi europei di rivedere i termini del bilancio europeo. Anche la questione delle risorse proprie continua ad essere una priorità per i parlamentari europei.

La risoluzione del PE non rappresenta il blocco del bilancio né una presa di posizione particolarmente destabilizzante per la vita istituzionale dell’Unione. In realtà, essa rappresenta la formalizzazione delle richieste che gli esponenti del Parlamento, dal Presidente Schulz ai capigruppo dei principali schieramenti politici, avevano già reso noto nelle settimane precedenti. Sulla base della proposta del Consiglio Europeo e della posizione del PE, i negoziati informali riprenderanno presto per arrivare ad un compromesso inter-istituzionale tra Consiglio, Commissione e Parlamento. Sembra probabile che questo accordo possa essere trovato mediante l’inserimento di clausole di flessibilità tali da rispondere alle richieste, molto ragionevoli, del PE. Sembra da escludere invece che le trattative possano riguardare le cifre decise dal Consiglio Europeo del 7-8 febbraio. Una simile possibilità, oltre che mettere in crisi il precario equilibrio di quegli “egoismi nazionali” fortemente criticati soprattutto dagli esponenti socialisti e liberaldemocratici del PE, potrebbe infatti portare ad uno scontro istituzionale aperto che, al momento, tutti vorrebbero evitare.

L' Autore - Davide D'Urso

Caporedattore, Presidente del Consiglio di Redazione e Vice Presidente dell'Associazione OSARE Europa - Laureato in Scienze Internazionali e Studi Europei presso l'Università di Torino e la Scuola di Studi Superiori Ferdinando Rossi, ho avuto esperienze professionali a Torino e Novara nei settori della comunicazione e dell'internazionalizzazione d'impresa. Nel 2014 ho lavorato a Bruxelles come addetto stampa per la Presidenza italiana del Consiglio UE. Vivo e lavoro a Torino. Scrivo di politica e istituzioni UE, Mediterraneo e politica di vicinato.

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