giovedì , 22 febbraio 2018
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Il perdurare della crisi politica in Bulgaria preoccupa anche i vertici UE

Non si placano i malumori in Bulgaria. Il nuovo governo, istituito con grosse difficoltà dopo le elezioni anticipate di maggio, non ha certo soddisfatto le aspettative di chi era sceso in piazza questo inverno contro il precedente esecutivo di Bojko Borisov. Molti vedono una continuità di mala politica e corruzione con il governo precedente. Il mese scorso vi sono state manifestazioni in più occasioni, ma la situazione è precipitata lo scorso 14 giugno quando il Parlamento ha nominato Deljan Peevski capo dell’Agenzia Statale “Sicurezza Nazionale”, dopo aver approvato una legge che abbassa i requisiti per presiedere l’agenzia, che a molti pare una legge ad personam.

Figlio di Irena Krăsteva, magnate mediatica, e vicino al banchiere Cvetan Vasilev, il quale lo ha ripetutamente definito proprio impiegato, Peevski è stato coinvolto in molti scandali nel corso degli anni. La maggior parte di essi è stata provocata dalla sua nomina a cariche delicate, che richiedono competenze e integrità, ma certamente quello più grave fu quello che nel 2007 lo vide accusato di aver ricattato il direttore dell’azienda che detiene il monopolio del tabacco, per indurlo a truccare degli appalti.

In seguito alla nomina di Peevski a capo dei servizi segreti bulgari, sono scoppiate le proteste nelle principali città del Paese, organizzate sul web. A Sofia, ogni sera un numeroso corteo sfila passando davanti alle sedi di diverse istituzioni e dei partiti che appoggiano l’attuale governo. Vi partecipano persone di ogni età ed estrazione sociale. Si tratta di una protesta in gran parte pacifica. Si sono avuti problemi lunedì sera dopo che il segretario di Ataka (partito ultranazionalista che ha garantito l’appoggio esterno al governo) Volen Siderov, tutt’altro che nuovo ad atteggiamenti provocatori, ha dichiarato in televisione che i manifestanti sono organizzati e pagati dal boss criminale Rumen Nikolov, il Pashà, il quale ebbe legami con l’ex premier Borisov. Ci sono stati tafferugli, ma la gendarmeria ha impedito il peggio. Dal giorno successivo sui social network si è deciso di evitare scontri con i militanti di Ataka, anche per evitare di dare visibilità mediatica al loro leader.

Benché la nomina di Peevski sia stata ritirata, i manifestanti continuano a scendere in piazza, chiedendo le dimissioni del governo e una svolta politica. Le proteste non si sono limitate alla sola Bulgaria. Giovedì scorso il premier Plamen Orešarski si è recato a Bruxelles per la sua prima visita ufficiale all’estero ed è stato accolto da qualche decina di manifestanti bulgari. Il primo giorno della sua visita, il neopremier ha incontrato prima un gruppo di eurodeputati bulgari e poi il segretario generale della NATO, Anders Fogh Rasmussen. Nell’incontro con quest’ultimo, il capo di governo ha dichiarato che per un impegno più forte della Bulgaria nelle missioni NATO, soprattutto dal punto di vista finanziario, bisognerà aspettare la ripresa dell’economia.

Incontro fra Plamen Oresarski e Manuel Barroso (© Commissione Europea)
Incontro fra Plamen Orešarski e Manuel Barroso (© Commissione Europea)

Il giorno successivo si sono svolti gli incontri con Herman Van Rompuy e José Manuel Barroso. Nella conferenza stampa dopo l’incontro, il Presidente della Commissione Europea ha dichiarato che, nonostante il principio di non ingerenza nelle politiche interne dei Paesi membri, è dovere della Commissione Europea seguire gli sviluppi dei settori più importanti come la lotta alla criminalità organizzata e la riforma del sistema giudiziario nei Paesi sottoposti al Meccanismo di Cooperazione e Verifica. Il Presidente della CE ha anche invitato il neopremier a consultare il maggior numero di forze politiche per le nomine più importanti e a proporre personalità che rispettino i più alti standard di merito e integrità. Barroso ha anche sottolineato che, sebbene sia normale una competizione tra le forze politiche, sia necessario raggiungere un consenso più ampio possibile sui principali punti del programma e sulle cariche più importanti.

Sabato 22 al Palazzo Nazionale della Cultura a Sofia si è svolto invece il congresso del Partito del Socialismo Europeo, presieduto da Sergej Stanišev, segretario del Partito Socialista Bulgaro. Mentre si svolgeva la conferenza, all’esterno del palazzo si erano riuniti migliaia di manifestanti con slogan scritti in inglese e francese che invitavano i socialisti europei a diffidare di Stanišev e del governo. E’ interessante notare che le proteste fossero rivolte ai politici bulgari, più che al PES, a dimostrazione del fatto che l’opinione pubblica bulgara ha maggior fiducia nella politica europea che in quella nazionale. I socialisti europei però hanno ribadito il loro sostegno al governo. Il congresso ha dibattuto prevalentemente sul tema dell’occupazione giovanile e ha nominato Martin Schulz candidato socialista alla presidenza della Commissione Europea.

La nomina di Peevski è stata solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Si protesta contro un sistema corrotto e oligarchico, dove il 98% degli appalti viene assegnato al 2% delle aziende: un sistema che affonda le sue origini agli inizi della transizione all’economia di mercato, guidata dalla nomenklatura che ha saputo riciclarsi e mantenere il potere. La Bulgaria è lo Stato membro che ha i maggiori problemi in questo ambito, che le impediscono di entrare nell’area Schengen e la costringono a rimanere sottoposta il Meccanismo di Cooperazione e Verifica. Ma il problema è anche europeo: la corruzione scuote infatti alle sue radici il progetto di integrazione europea. Fra i suoi obiettivi infatti vi è la creazione di un mercato comune fondato sui principi di concorrenza leale, dove a essere premiate sono le imprese meritevoli, non quelle con buoni agganci.

In foto, bandiera bulgara che sventola nel corso di una manifestazione. (Foto: Wikimedia Commons/Tourbillon)

L' Autore - Giuseppe F. Passanante

Ho studiato lingue alla Ca' Foscari (triennale) e relazioni internazionali a Torino (magistrale), per poi ottenere un master alla sede di Varsavia del Collège d'Europe dove ho approfondito temi come la Politica Europea di Vicinato, le relazioni UE-Russia e le politiche di allargamento. Attualmente vivo in Polonia, a Breslavia, e lavoro in una multinazionale. Le aree geografiche di mio interesse sono l'Europa Centrale, i Balcani, la Turchia e lo spazio post-sovietico.

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