giovedì , 16 agosto 2018
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Il peso delle elezioni sulla politica europea della Germania

Si tratta del segreto peggio nascosto dell’Unione Europea: gli europei attendono con il fiato sospeso le elezioni tedesche di settembre. Chi speranzoso che possano modificare la linea politica del Paese più forte dell’UE, chi invece insofferente nei confronti della dipendenza dei destini dell’Unione dalla tornata elettorale di un singolo Paese, tutti, nelle capitali europee e a Bruxelles, attendono con impazienza che la data fatidica del 22 settembre venga raggiunta e superata. Qualsiasi risultato dovesse uscire dalle urne viene soppesato e interpretato: una conferma dell’attuale coalizione di governo guidata da Angela Merkel, e sorretta dalle forze cristiano-democratiche CDU/CSU e i liberali della FDP, potrebbe tranquillizzare il Cancelliere, spingendolo a una politica meno rigorosa nei confronti dei partner europei. La vittoria invece di una coalizione di centro sinistra, composta dai socialisti della SPD e i Verdi, potrebbe portare a un netto cambiamento nella politica tedesca, con un’attenzione molto più marcata per gli investimenti pubblici e comunitari per la crescita. Infine, forse la soluzione più probabile: una nuova grande coalizione fra CDU/CSU e SPD, come quella guidata dalla stessa Merkel tra 2005 e 2009, in cui i socialisti potrebbero mitigare il rigore del Cancelliere.

Wishful thinking? Forse non del tutto, anche se appare difficile ipotizzare un netto cambio di rotta nella politica europea della Germania. Allo stesso tempo, l’azione del governo Merkel appare subordinata in questo 2013 all’impossibilità di esporsi eccessivamente per non compromettere le proprie chance di rielezione. Ecco dunque spiegata la cautela della Germania di fronte a ipotesi come uno schema di garanzia dei depositi bancari europeo o a un rilassamento dei vincoli di bilancio per i Paesi europei nel pieno di un doloroso consolidamento fiscale: l’elettorato, quantomeno quello che dovrebbe appoggiare con relativa certezza l’attuale coalizione di governo, non appoggerebbe soluzioni per cui i contribuenti tedeschi sarebbero chiamati a finanziare e sostenere altri Paesi.

La scena politica tedesca non è tuttavia così monolitica. Seppur in svantaggio nei sondaggi, l’area di centro sinistra raccoglie comunque una quota consistente di voti e la Merkel non intende rinunciarvi a priori, soprattutto se, come appare possibile, tra pochi mesi potrebbe essere chiamata a guidare un governo di larghe intese. Così, negli ultimi mesi, a fronte della solita postura molto rigida sui temi del consolidamento fiscale, il Cancelliere si è fatto sempre più portavoce della necessità di una lotta più decisa contro la disoccupazione, accogliendo, almeno retoricamente, gli inviti di partner quali Enrico Letta. Dopo il vertice di Roma di alcune settimane fa e le prudenti aperture del Consiglio Europeo del 28 e 28 giugno scorsi, il governo Merkel ha così organizzato un nuovo summit intergovernativo a Berlino per discutere del tema del lavoro. L’iniziativa, che dovrebbe riflettere la rinnovata sensibilità dell’esecutivo per il tema occupazionale, ha raccolto mercoledì i leader europei, tra cui il Primo Ministro italiano Letta, il premier spagnolo Mariano Rajoy e il Presidente francese François Hollande.

I risultati appaiono non così sorprendenti. A lato del riconoscimento che non sono possibili soluzioni omogenee da applicare indistintamente in tutti i Paesi dell’UE, il vertice sembra si sia limitato a ribadire l’impegno dei leader europei nella lotta alla disoccupazione, confermando i risultati del Consiglio Europeo in materia di finanziamenti europei: i 6 miliardi di euro da spendere fra il 2014 e il 2015 per progetti cofinanziati con risorse nazionali e il coinvolgimento della Banca Europea degli Investimenti. Rimangono tuttavia molte perplessità, anche in Germania, dove la SPD ha attaccato senza mezzi termini l’iniziativa, sottolineando come si tratti solamente di una mossa elettorale da parte della Merkel, impegnata a smarcarsi da quell’immagine rigorista ormai affibbiatale in tutta Europa.

È stata in particolare Andrea Nahles, Segretario Generale della SPD, ad attaccare la Merkel, affermando che l’iniziativa contro la disoccupazione giovanile costituisce un cinico tentativo da parte dell’esecutivo di mascherare i danni provocati dalle politiche di austerità (termine che la Reuters definisce “sgradito” negli ambienti governativi tedeschi). Nahles ha parlato di “show summits”, confermando che il miglior modo per rilanciare l’occupazione in Europa è “cambiare il governo tedesco”. Anche il candidato premier della SPD, e Ministro delle Finanze nel governo Merkel di grande coalizione, Peer Steinbruck ha sostenuto tale linea, notando come l’UE abbia proposto molte iniziative in tema di disoccupazione e ora, casualmente a pochi mesi dalle elezioni, il Cancelliere organizzi un summit a tema per sostenerne la bontà. Merkel si è invece limitata a ribadire al termine dell’incontro l’impegno sui risultati già raggiunti al Consiglio Europeo, tornando poi a porre l’accento su quella che The Economist ha descritto come la sua “ossessione” per la competitività come soluzione alla crisi, tramite mercati del lavoro più efficienti.

Le schermaglie elettorali mettono dunque a dura prova la politica europea della Germania, lasciando nell’incertezza l’intera Unione Europea. Le recenti iniziative sulla lotta alla disoccupazione giovanile costituiscono un segnale incoraggiante, ma non ancora sufficiente per aggredire con decisione i gravosi problemi attuali. L’Europa ha bisogno di una Germania responsabile e decisa. La parola passa all’elettorato tedesco.

In foto: i leader europei raccolti a Berlino per la conferenza sull’occupazione giovanile. Sullo sfondo le bandiere tedesca ed europea. (Foto: Council of the European Union)

 

L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

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