martedì , 14 agosto 2018
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Il PPE verso le elezioni europee. Juncker tra i possibili candidati alla guida della Commissione

Il 19 dicembre i leader del Partito Popolare Europeo (PPE) si sono riuniti al castello di Meise, nelle Fiandre, per un incontro preparatorio in vista del Consiglio Europeo. Alla riunione hanno preso parte i capi di governo e delle opposizioni appartenenti al PPE insieme ai Presidenti della Commissione Europea, José Manuel Barroso, e del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy. Tra i partecipanti si segnala la presenza del vice-premier italiano Angelino Alfano, mentre Silvio Berlusconi – invitato al vertice – non ha potuto partecipare per il divieto di espatrio legato alla condanna inflitta al processo Mediaset.

Con 12 capi di governo su 28, tra i quali la tedesca Angela Merkel e lo spagnolo Mariano Rajoy, 12 Commissari europei, il gruppo più numeroso al Parlamento Europeo e la presidenza di Commissione e Consiglio Europeo, il PPE è di gran lunga il partito più forte nelle istituzioni dell’UE. Finora si è dimostrato anche il meno desideroso di indicare un candidato alla guida della Commissione in vista delle prossime elezioni europee.

L’elezione diretta (o quasi) del capo dell’esecutivo comunitario non piace infatti a Merkel, che ha più volte rimarcato come l’indicazione del Presidente della Commissione non sia automaticamente legata all’esito delle elezioni del Parlamento Europeo. Ai sensi del trattato l’indicazione spetta infatti ai capi di Stato e di governo, che teoricamente potrebbero indicare una personalità diversa da quella “eletta” dai cittadini europei. Olli Rehn, Commissario agli affari economici e candidato alla nomination dei Liberali, ha risposto che «può non esserci un legame automatico, ma esiste certamente una forte connessione» tra i risultati delle elezioni e l’indicazione del presidente. «L’Europa», ha detto Rehn, «è fondamentalmente una democrazia e questo è il modo di muovere passi verso un’Europa più democratica».

Al vertice di Meise i Popolari sembrano però aver sciolto alcuni nodi. Dopo il rinvio al summit dello scorso ottobre i leader del PPE hanno definito il calendario e la procedura per la selezione del proprio candidato. Dal 13 febbraio al 5 marzo saranno presentate le candidature. Ogni candidato dovrà essere sostenuto dal suo partito e da almeno due partiti di Paesi diversi da quello di origine del candidato. Al Congresso di Dublino del 6-7 marzo i delegati sceglieranno tra questi chi dovrà guidare la campagna elettorale del PPE alle europee.

Fissate le date e le procedure, restano da individuare i candidati nel campo dei Popolari. Mentre tra i Socialisti la candidatura di Martin Schulz non è in discussione, nel campo liberale dell’ALDE la sfida tra Rehn e Guy Verhofstadt si preannuncia particolarmente tirata. Nel PPE resta la nebbia intorno ai nomi dei possibili candidati. Il Presidente del partito, il francese Joseph Daul, ha parlato di «circa sei persone interessate» a presentare la propria candidatura.

Tra queste rientra senza dubbio il Commissario al mercato interno Michel Barnier, che non ha mai fatto mistero di essere interessato alla nomination. Viviane Reding, Commissaria alla giustizia, è anch’essa accreditata tra i possibili candidati. Tra i capi di governo in carica si è parlato di Donald Tusk, primo ministro polacco, che in passato ha smentito di volersi spendere in prima persona nella corsa alla Commissione, ma resta tra i nomi più forti a disposizione del PPE. Tra i candidati potrebbero inoltre rientrare il premier finlandese Jyrki Katainen e quello irlandese Elda Kenny. Quest’ultimo, padrone di casa al Congresso di Dublino del prossimo marzo, si è detto «onorato», ma per ora ha detto di voler guidare il suo partito, il Fine Gaels, anche alle prossime elezioni nazionali.

Nelle ultime settimane, dopo la storica sconfitta alle elezioni di ottobre, si è fatta strada una figura particolarmente nota negli ambienti europei. L’ex-premier lussemburghese Jean-Claude Juncker, dopo 18 anni alla guida del suo Paese, sembra ora disponibile a candidarsi alla guida della Commissione. «Se me lo chiedono, sono pronto», ha detto al quotidiano francese Le Monde. La candidatura di Juncker sarebbe particolarmente prestigiosa. Così forte da preoccupare quei governanti, tra i quali Merkel, che preferirebbero personalità meno indipendenti alla guida della Commissione. Juncker è inoltre un candidato forte per succedere a Van Rompuy alla presidenza del Consiglio Europeo. Tra candidature e passi indietro, la corsa alle elezioni europee è cominciata anche nel campo dei Popolari.

In foto il castello di Meise il 19 dicembre 2013, sede del Summit del PPE (Foto: European People Party). 

L' Autore - Davide D'Urso

Caporedattore, Presidente del Consiglio di Redazione e Vice Presidente dell'Associazione OSARE Europa - Laureato in Scienze Internazionali e Studi Europei presso l'Università di Torino e la Scuola di Studi Superiori Ferdinando Rossi, ho avuto esperienze professionali a Torino e Novara nei settori della comunicazione e dell'internazionalizzazione d'impresa. Nel 2014 ho lavorato a Bruxelles come addetto stampa per la Presidenza italiana del Consiglio UE. Vivo e lavoro a Torino. Scrivo di politica e istituzioni UE, Mediterraneo e politica di vicinato.

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