martedì , 20 febbraio 2018
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Il premier finlandese Katainen si dimette e guarda a Bruxelles

Sabato 5 aprile la Finlandia è stata sconvolta da un vero e proprio terremoto politico. Il Primo Ministro Jyrki Katainen ha infatti dichiarato che da giugno non sarà più il premier del suo Paese. Katainen, leader del Partito di Coalizione Nazionale, viene da una lunga esperienza istituzionale, nonostante i soli 42 anni di età. È stato prima Ministro delle Finanze e in seguito, nel giugno del 2011, ha formato un governo sostenuto da sei partiti, a testimonianza del precario equilibrio politico presente attualmente nel Paese scandinavo.

Katainen lascia un governo sempre più sul rischio di implodere: la scorsa settimana uno dei sei partiti che lo appoggiava, l’Alleanza di Sinistra, ha abbandonato l’esecutivo in polemica con la decisione di alcune misure di austerità finalizzate a bloccare la crescita del debito.

Il premier dimissionario si è dichiarato onorato di aver potuto servire il suo Paese durante questi anni di crisi. La recessione economica ha fatto contrarre notevolmente le esportazioni e l’occupazione, provocando anche la decisione di tagli alla spesa pubblica e aumento della tasse. Nonostante ciò, Katainen è riuscito a mantenere il suo Paese fra i virtuosi d’Europa, mantenendo la tripla A nel giudizio della agenzie di rating. Il suo esecutivo ha avuto vita dura in patria: fortemente criticato dalle forze euroscettiche, ha dovuto incassare 15 voti di fiducia in meno di 3 anni. Nel corso della sua attività di governo, Katainen ha dovuto inoltre fare i conti con varie dimissioni di Ministri in polemica con la sua linea politica.

Nel suo discorso di sabato ad Helsinki ha dichiarato di essere attratto dalla possibilità di ricoprire incarichi internazionali ed europei. Viene infatti indicato come uno dei possibili papabili per un ruolo all’interno della Commissione. Da Bruxelles corre voce che il giovane finlandese sia il preferito del Cancelliere tedesco Angela Merkel per il suo rigore economico e fervente europeismo.

I possibili successori di Katainen non mancano. I principali quotidiani finlandesi parlano di Jan Vapaavuori (Ministro dell’Economia), Alexander Stubb (Ministro degli Affari Europei) e Hanna Virkkunen (Ministro Comunale), con il primo che appare leggermente favorito. La Finlandia si trova quindi con un governo sull’orlo del collasso. Oltre a non esserci più una chiara direzione politica, vi sono diatribe interne nei partiti che sostengono l’esecutivo.

Gli analisti ritengono probabile che si ritorni alle urne in autunno, con i sondaggi che danno in ascesa il Partito di Centro (di cui fa parte Olli Rehn, il Commissario europeo che sarà rivale proprio di Katainen nella corsa per la Commissione) e i Veri Finlandesi. Il movimento di Timo Soini, di cui Europae aveva già parlato nell’approfondimento sulla situazione politica finlandese in vista delle elezioni europee, rischia di essere la vera “mina vagante” per le votazioni. Il leader Soini, all’indomani delle dimissioni di Katainen, ha ribadito la necessità di uscire dall’euro e dall’Unione Europea. “Il governo deve dichiarare la bancarotta” ha aggiunto Soini.

Nel 2011 i Veri Finlandesi hanno conosciuto un vero e proprio boom, ottenendo il 19% dei consensi con 39 seggi all’interno dell’Edeskunta e risultando il terzo movimento a livello nazionale. Questo risultato ha infranto un equilibrio che durava da decenni, costringendo il premier a creare un esecutivo instabile composto da tanti, forse troppi, movimenti politici diversi tra loro.

Le elezioni per il Parlamento Europeo rischiano di avere un significato importante per la nazione scandinava. L’Europa è attraversata da un vero e proprio fenomeno di avanzata dell’euroscetticismo e i Veri Finlandesi che potrebbero beneficiare di questo clima ottenendo diversi seggi al PE. Questa ipotetica vittoria sarebbe poi un trampolino di lancio in vista delle probabili elezioni politiche dell’autunno. La vittoria di Timo Soini rallenterebbe di molto il progetto d’integrazione europea. Il Nord Europa è sempre stata un’area fortemente euroscettica: l’unico Stato della regione scandinava ad aver adottato l’euro è proprio la Finlandia che, in caso di governo dei Veri Finlandesi, opterebbe immediatamente per la fuoriuscita dall’Unione Europea e dall’eurozona.

In foto la stretta di mano fra il dimissionario Primo Ministro finlandese Jyrki Katainen e il Presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso. Un passaggio di consegne? (Foto: European Commission)

L' Autore - Luca Rosati

Laureato triennale in Scienze Politiche- indirizzo economico presso l'Università degli Studi di Torino. Appassionato di tutto ciò che concerne la politica e la storia. Attualmente iscritto al corso di laurea magistrale in Scienze del governo, sono felice di portare il mio contribuito per questa rivista.

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