martedì , 20 febbraio 2018
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Stato dell'Unione
Il Presidente Juncker al PE © European Commission, 2015

Il primo Stato dell’Unione di Juncker

Il discorso sullo Stato dell’Unione Europea è stato introdotto nel 2009 dal Trattato di Lisbona. Si ispira allo Stato dell’Unione che ogni anno viene pronunciato dal Presidente degli Stati Uniti d’America, un discorso ampio e programmatico in cui oltre a riassumere quanto ottenuto dal governo, si tracciano anche le linee di programma futuro. Nella versione europea, il Presidente della Commissione interviene di fronte al Parlamento Europeo, riunito in sessione plenaria nella sede di Strasburgo.

Quello che si è tenuto due giorni fa è il quinto discorso sullo Stato dell’Unione, ma il primo di Jean Claude Juncker come Presidente della Commissione: Juncker ha ribadito più volte, sia prima che dopo la campagna elettorale del maggio scorso, di considerarsi un Presidente eletto dai cittadini, visto che era stato designato come candidato Presidente dal Partito Popolare Europeo. Il discorso quindi era impegnativo: e negli ultimi giorni due ulteriori elementi di complessità si sono aggiunti. Il primo è il delicato tema dell’accoglienza dei profughi in fuga da Siria e Libia, che ha trovato una risposta politica solo negli ultimi giorni, con la decisione tedesca di accogliere fino a 800.000 richiedenti asilo. Il secondo è un elemento personale: domenica scorsa è mancata la madre di Juncker, e il padre è stato ricoverato in ospedale.

Accogliere i migranti

Il tema doveva essere ed è stato centrale nel discorso di Juncker: anche se nella scaletta con le dieci priorità della Commissione l’immigrazione arriva solo all’ottavo punto, Juncker ha iniziato parlando della necessità di accogliere i migranti. Ha usato toni abbastanza forti, ha ricordato che al termine della II Guerra Mondiale in Europa c’erano 60 milioni di profughi, ha richiamato l’accoglienza ai rifugiati ungheresi in fuga dopo la repressione comunista, ha detto chiaramente che bisogna essere orgogliosi del fatto che le persone in fuga dalle guerre e dall’Isis vogliano venire in Europa: è dovere morale degli europei accoglierli, come accoglierebbero i rifugiati ucraini se un giorno ce ne fosse bisogno, perché non bisogna fare distinzioni. Discorso sicuramente coraggioso e apprezzato sia dai popolari che dai socialisti, che hanno ribadito la stessa disponibilità ad accogliere chi scappa dalla guerra nei loro discorsi in risposta al Presidente. Il nuovo piano per la riallocazione dei migranti, che la Commissione avrebbe voluto in funzione prima dell’estate, sarà adesso discusso di nuovo al Consiglio Europeo del 14 settembre. La Commissione proporrà di riallocare 120.000 migranti.

La crisi economica

Sulla crisi Juncker poteva dire qualcosa di più nuovo: ha ribadito che la disoccupazione alta e la mancanza di crescita sono le priorità della Commissione e ha rivendicato il suo ruolo e quello dei suoi Commissari nella gestione della crisi greca, quando si è rifiutato di considerare la Grexit un’opzione possibile. Una maggiore integrazione economica, magari con un Ministro del Tesoro per l’area euro, resta nei piani della Commissione.

Lo stato dell’Europa

In modo forse piuttosto inconsueto, il Presidente della Commissione ha ammesso che lo stato dell’Unione non è particolarmente buono: c’è poca unione e poca Europa, ha detto.

Cosa non ha funzionato nel discorso sullo Stato dell’Unione

La lunghezza: Juncker stesso ha iniziato dicendo che il suo discorso sarebbe stato molto lungo, che avrebbe parlato anche a braccio. Il problema è che un’ora e mezzo di tempo è troppa, e ha permesso ad alcuni europarlamentari di interrompere il discorso per farsi notare: l’inglese Nigel Farage dell’UKIP, con cui Juncker ha battibeccato più volte per concludere che lo humor sia la cosa migliore che li accomuna, e l’italiano e leghista Buonanno, che a un certo punto ha indossato una maschera di Angela Merkel (Buonanno non è nuovo a questi episodi: è ricordato per aver portato un branzino sui banchi di Montecitorio, mentre a Strasburgo si è già vestito da marò in un caso e portato una trombetta da stadio in un altro, per dire all’Europa che si deve svegliare). In questo modo si è un po’ persa la solennità che comunque dovrebbe accompagnare un evento del genere. Non ha nemmeno aiutato che circa un quarto dei parlamentari fosse assente.

Una battuta

Sul controllo dei flussi di rifugiati: “there has been a lot of finger-pointing, not enough fingerprinting”. Ci sono state un sacco di dita puntate, non abbastanza dita registrate: una frecciata alla gestione dell’emergenza in Italia e Grecia, accusate di non aver rilevato le impronte digitali di tutti i rifugiati sbarcati sul loro territorio, permettendogli così di recarsi in altri Paesi e presentare domanda di asilo lì, mentre secondo le attuali regole del Regolamento di Dublino il Paese competente è il Paese di arrivo.

L' Autore - Andrea Sorbello

Iscritto alla Magistrale in Relazioni Internazionali - Studi Europei a Torino. Appassionato/morbosamente interessato a questioni di politica economica, relazioni internazionali, politica italiana (sic) e auto sportive. Lieto di contribuire a Rivista Europae!

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