mercoledì , 15 agosto 2018
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Il testamento politico di Van Rompuy

Il discorso tenuto dal Presidente del Consiglio Europeo Herman Van Rompuy di fronte all’Assemblea Nazionale francese costituisce una sorta di testamento politico. Apparso sulla scena politica europea come primo detentore di questa carica introdotta con il Trattato di Lisbona, Van Rompuy ha incarnato in questi anni l’unità dell’Unione Europea in un periodo particolarmente complesso, proprio quando la crisi economica ha rivitalizzato antiche divisioni fra Nord e Sud e rinfocolato sospetti e pregiudizi fra i popoli europei. Il discorso di Parigi riflette dunque l’azione politica del Presidente, ribadendo la centralità di una maggiore integrazione politica del continente per un suo rilancio definitivo.

20131010-144443.jpgVan Rompuy ha visitato Parigi mercoledì, dopo che il giorno precedente si era recato a Londra per un incontro con il Primo Ministro britannico David Cameron.
Le due visite fanno parte di un consolidato programma di viaggi del Presidente in Europa: Van Rompuy ha preso infatti l’impegno di visitare gli Stati membri per portare la voce delle istituzioni europee più vicina alle popolazioni, nonostante i media nazionali tendano a ignorarle o, comunque, a garantire loro una copertura limitata. Così, dopo che negli anni scorsi lo stesso Van Rompuy non aveva mancato di riprendere con forza le scelte britanniche su una possibile uscita del Regno Unito dall’UE, la visita di questa settimana si è svolta in un clima meno attento, così come i colloqui con il Presidente francese François Hollande di mercoledì.

Van Rompuy ha invece presentato di fronte ai deputati francesi il proprio progetto politico per un’Europa più unita politicamente, ma anche più competitiva e ansiosa di svolgere un ruolo più attivo in quanto attore internazionale. I tre aspetti sono complementari, nella visione di Van Rompuy, che dimostra in questi frangenti di saper esercitare al meglio la carica ricoperta. Il Presidente dell’UE infatti rappresenta l’unità di tutti gli europei: ci si aspetta quindi da lui un impegno deciso per un’integrazione maggiore dell’Unione. Il Presidente tuttavia vi associa altri elementi, come quelli del rilancio economico, ribadendo la strada obbligata: perché l’economia europea riparta e le condizioni finanziarie si stabilizzino, ci vuole più Europa, non meno.

L’integrazione politica passa però dall’avvicinamento delle istituzioni europee ai cittadini. Si spiega così dunque la volontà di Van Rompuy di celebrare il ruolo dei parlamenti nazionali, i luoghi in cui si esprime la rappresentanza politica. Le assemblee nazionali devono essere coinvolte maggiormente nella vita dell’UE. In questo modo, il Presidente risponde a una delle maggiori criticità descritte da chi denuncia il deficit democratico dell’Unione. “Non sono l’emissario di un’entità politica lontana”, ha detto Van Rompuy di fronte all’Assemblea, “vi parlo come rappresentante europeo ad altri rappresentanti europei. L’Europa siamo noi”.

Gli slanci idealistici del politico belga sono poi accompagnati da un brusco ritorno alla difficile realtà economica attuale, la disoccupazione e l’instabilità finanziaria. Van Rompuy rivendica gli sforzi compiuti negli ultimi mesi a livello europeo contro la disoccupazione giovanile, ma sottolinea anche come sia necessario garantire la stabilità delle fondamenta dell’economia europea, a partire dal sistema bancario e dai bilanci degli Stati membri. L’impegno per l’unione bancaria e il rispetto della responsabilità fiscale rimangono dunque pilastri irrinunciabili, nonostante possano non essere particolarmente graditi.

Infine, Van Rompuy ha voluto rendere omaggio al Paese ospitante, la Francia, lodandone lo sforzo politico e militare in Libia e Mali: il tema della difesa comune è stato portato al centro del prossimo Consiglio Europeo di dicembre e la Francia giocherà un ruolo propulsivo fondamentale, secondo il Presidente. In questo modo, si otterrà anche un’Unione più forte nel mondo.

Van Rompuy dunque ha voluto lanciare un messaggio trasparente in un Paese chiave come la Francia: la solidarietà intra-europea è una condizione necessaria per il rilancio. Non tutti saranno d’accordo sul fatto che i fondi di salvataggio siano espressione effettiva di tale solidarietà, come invece afferma il Presidente, ma certamente il discorso di Parigi affronta un punto cruciale: l’UE è ormai ben presente nella vita quotidiana dei cittadini europei e qualsiasi dibattito in merito è ben accetto.

L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

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One comment

  1. belle parole, ufficiali e standar ma non corrispondono al vero disegno dell’europa voluta non dai cittadini ma dai poteri come il bilderberg, la trilaterale ecc che certo non sono entita ne benefiche ne democratiche.
    ma non riuscirete nel vostro disegno perche’ le nazioni,meglio i popoli ve l impediranno.

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