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Modulo di richiesta per un National Insurance Number © Pete - Flickr 2009

Immigrazione, è scontro fra Cameron e Barroso

Il Regno Unito continua a confermare la sua tradizione di critica nei confronti dei processi di integrazione europea. Nelle ultime settimane il dibattito è stato monopolizzato dalla possibilità che la Scozia potesse diventare indipendente e lasciare il Regno, eventualità poi scongiurata dai risultati del referendum del 18 settembre. I vertici europei guardano con estrema preoccupazione alla situazione britannica: oltre all’avanzata sempre più forte dello UKIP di Nigel Farage, negli ultimi giorni sono circolate voci da Londra che preoccupano l’establishment di Bruxelles.

Il Sunday Times ha parlato della possibilità che il governo guidato dal premier David Cameron adotti delle misure restrittive in termine di immigrazione. Il giornale britannico sostiene come il leader conservatore abbia in mente, con un escamotage, di limitare l’ingresso di stranieri nel Paese: obiettivo di Cameron e del suo staff sarebbe quello di mettere un tetto massimo agli immigrati, imponendo un limite al National Insurance Number. Quest’ultimo  è un codice numerico rilasciato dai Job Centre, obbligatorio sia per i lavoratori che per i datori di lavoro per pagare i contributi previdenziali e sanitari al fisco.

Il governo di Londra desidera, secondo queste indiscrezioni, limitare il National Insurance Number nei confronti dei lavoratori non altamente qualificati. L’obiettivo sarebbe quello di rilasciare questo codice per 100.000 lavoratori annualmente, contro i 234.000 attuali. Una risposta al fatto che negli ultimi anni il Regno Unito ha accentuato ancora di più la sua natura di Paese multiculturale, con numerosi immigrati provenienti dall’Est Europa che trovano impiego nel settore turistico, edilizio, della ristorazione e della tecnologia.

Questa forte presa di posizione di Cameron si rivolge principalmente agli immigrati dell’Europa Orientale ed è un tentativo di recuperare i consensi in vista delle prossime elezioni. Le europee del maggio scorso hanno messo in luce la crescita del movimento euroscettico UKIP, che parla di uscita dall’UE e di lotta all’immigrazione. Il premier, cosciente di questo anti-europeismo dilagante in patria e di un aumento di transfughi dal suo partito verso lo UKIP, riprende i temi cari al partito di Nigel Farage per sperare in una rielezione nel 2015. Lo stesso leader dei Tories ha confermato la possibilità, nel caso in cui venisse confermato a Downing Street, di indire un referendum per l’uscita dell’UK dall’Unione Europea nel 2017.

Il Presidente uscente della Commissione José Manuel Barroso ha criticato questa dura posizione assunta da Londra e ha definito “errore storico” questo progressivo allontanamento del Regno Unito dall’UE. Secondo il portoghese, se il Regno Unito uscisse dall’UE nel 2017 diventerebbe irrilevante nel mercato globale, non avrebbe potere decisorio sui grandi negoziati internazionali e incontrerebbe difficoltà a convincere banche, imprese e investimenti stranieri a restare. Per Barroso, le sfide future vanno affrontate uniti, la globalizzazione è un fenomeno transnazionale che non può essere governato in solitudine e isolati.

Il politico portoghese ha precisato che non ci sono sul tavolo proposte britanniche in tema di immigrazione, ma queste indiscrezioni che circolano sulla stampa non lo lasciano tranquillo. “La libera circolazione delle persone è uno dei pilastri cardini dell’UE”, sostiene Barroso in un discorso alla Chatham House,  “e su questo tema non accettiamo discussioni e negoziazioni”. Il Presidente ha ricordato che ci sono circa 1 milione e mezzo di inglesi che vivono in Europa beneficiando del principio di libera circolazione e che, poco tempo fa, era stato proprio il premier David Cameron a invocare lo stesso diritto per gli inglesi che vivono a Gibilterra.

Un portavoce di Downing Street si è affrettato a replicare al monito di Barroso giudicando inaccettabile la situazione attuale e lasciando intendere che, nei prossimi mesi, i contrasti fra Bruxelles e Londra siano destinati ad aumentare.

L' Autore - Luca Rosati

Laureato triennale in Scienze Politiche- indirizzo economico presso l'Università degli Studi di Torino. Appassionato di tutto ciò che concerne la politica e la storia. Attualmente iscritto al corso di laurea magistrale in Scienze del governo, sono felice di portare il mio contribuito per questa rivista.

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One comment

  1. Il complotto mondiale non e’ una teoria e l’Inghilterra spingera’ l’Europa oltre il precipizio.

    Con Jeb Bush, futuro presidente USA, vedremo che da simultanee rivolte sobillate in tanti Paesi Arabi l’unico a trarne beneficio sara’ infine lo Stato di Israele con l’espansione del proprio territorio mentre in Europa e negli USA, le risorse finanziarie “come magia” spariranno attraverso bailouts, tagli fiscali ed elaborate manovre di emergenza che saranno legiferate solo per apparire di beneficio a quei Paesi ma invece disegnate apposta per il loro collasso (eccetto l’Inghilterra che spingera’ l’Europa oltre il precipizio).

    La vecchia economia arrivera’ all’ultima fermata.
    L’Internet avra’ invece la spina staccata.

    Dalla grande poverta’ arrivera’ il caos e l’anarchia mentre l’ingovernabilita’ preparera’ il palco per una Tirannia Mondiale

    Sara’ proprio durante il caos che si innalzera’ una voce con la pretesa di sistemare tutto e tutti. Nel momento in cui l’Umanita’ sara’ piu’ vulnerabile e confusa, agenti al soldo del Nuovo Ordine del Mondo prenderanno il comando in ogni Paese promettendo “mari e monti” o rubando quel comando con elezioni falsate.
    In ultimo saranno tutti dittatori, uno per ogni Paese, al tempo stesso servitori di un “popolo scelto”.

    La sola alternativa proviene dalla certezza di questa chiara Direzione.

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