giovedì , 22 febbraio 2018
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Inizia la corsa per il ruolo di Mediatore, a difesa dei cittadini europei

La scorsa settimana la commissione per le Petizioni del Parlamento Europeo ha ascoltato i sei candidati alla carica di Mediatore, figura ignota ai più, ma che in potenza ha un ruolo essenziale di collegamento diretto tra i cittadini e le istituzioni europee. Istituita nel 1992 con il Trattato di Maastricht, attualmente la carica è ricoperta dal greco Nikoforos Diamandouros. Il compito del mediatore è quello di raccogliere denunce e condurre indagini su casi di cattiva amministrazione riguardanti le istituzioni europee e organi, uffici ed agenzie dell’Unione, con l’unica eccezione della Corte di Giustizia nell’esercizio della sua funzione giurisdizionale.

Il mediatore può agire solo su segnalazione richiesta di un cittadino europeo, una persona fisica residente in uno Stato membro o anche imprese o altre persone giuridiche con sede legale nell’UE che siano vittime dirette di un caso di mala amministrazione, in particolare inerenti irregolarità amministrative, violazioni di diritti fondamentali o dei principi di buona amministrazione, abuso di potere, mancata risposta o ritardo ingiustificato della stessa, rifiuto di fornire informazioni.

Il mediatore viene eletto dopo ogni elezione del Parlamento Europeo e resta in carica per un mandato di 5 anni, rinnovabile. La candidatura è spontanea, ma deve ricevere l’appoggio di almeno 40 eurodeputati per essere accolta. È poi il Parlamento a votare tra i candidati a maggioranza semplice, con un ballottaggio tra i due più votati qualora le prime due votazioni non diano esito positivo.

Occorre sottolineare che i Trattati non assegnano alcun potere di natura giudiziaria al Mediatore, che dunque non dispone di alcun potere coercitivo o punitivo per far cessare comportamenti in violazione del diritto europeo eventualmente riscontrati. In questi casi, a norma dell’articolo 228 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea, egli informa l’istituzione interessata delle conclusioni delle proprie indagini ed attende il parere di risposta, cui a sua volta risponde con una relazione finale. Al termine di tale procedimento, il soggetto che ha sporto denuncia ha il diritto di essere informato dell’esito finale dell’indagine nella propria lingua d’origine. La mancanza di strumenti coercitivi non toglie il fatto che il Mediatore disponga di un certo potere persuasivo, come dimostrano i dati degli ultimi anni: nel 2011 la Commissione Europea ha registrato un tasso di conformità dell’82%, mentre le varie agenzie addirittura del 100%.

Gli attuali candidati sono 6, tra cui anche un italiano, a partire da Emma O’Reilly, giornalista e attuale mediatore irlandese, vicina politicamente al gruppo ALDE e molto ben vista in patria, tanto da essere rieletta all’unanimità dal parlamento irlandese. Vi è poi Ria Oomen-Ruijten, eurodeputata olandese cristiano-democratica dal 1989 ed ex Vice-Presidente del PPE, è attualmente membro delle commissioni Affari Esteri e Diritti Umani, nonché membro sostituto nella commissione per l’Occupazione e gli Affari Scoiali. È inoltre Presidente della Stichting Geschillencommissies (Fondazione pro-consumatori). Segue Dagmar Roth-Behrendt, socialdemocratica tedesca, eurodeputata dal 1989, ex portavoce del PSE sui temi ambiente, salute e protezione dei consumatori ed ex Vice-Presidente del PE: al momento è membro della commissione Ambiente, Salute e Sicurezza Alimentare e membro sostituto della commissione Giuridica, nonché incaricata della riforma della statuto dei funzionari e relatrice per un testo sul miglioramento dell’efficienza dell’amministrazione del PE.

Altro candidato è Alex Brenninkmeijer: attuale mediatore olandese e presidente del board europeo dell’Istituto dei Mediatori Internazionali, è stato docente di diritto costituzionale, di procedura civile, diritto amministrativo, lavoro e mediazione. Si è candidato anche Markus Jaeger, di origine tedesca, dal 2012 a capo della divisione Migrazione del Consiglio d’Europa, dopo essere stato direttore dell’ufficio del Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, veste in cui ha partecipato alla costruzione della rete informativa tra i mediatori dei 47 paesi membri, e capo della cooperazione con i mediatori nazionali nel dipartimento per i diritti umani del Consiglio d’Europa. In ultimo, il candidato italiano è Francesco Speroni, eurodeputato leghista, Vice-Presidente del gruppo parlamentare Europa della Libertà e Democrazia. Ex membro dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa e dell’Unione Europea Occidentale tra il 1994 ed il 2000, attualmente siede nella Commissione giuridica del PE.

Il dibattito di questa settimana ha avuto per lo più uno scopo esplorativo, dal momento che l’elezione del mediatore avverrà a luglio. Tuttavia, voci di corridoio danno attualmente in vantaggio la Roth-Behrendt, che gode dell’appoggio di numerosi parlamentari, seguita a breve distanza dalla O’Reilly, che può già contare sull’appoggio di 80 eurodeputati. Tuttavia, fare pronostici per fare pronostici, è ancora presto, e la regola del voto segreto potrebbe riservare sorprese inaspettate.

In foto: l’attuale Mediatore Nikoforos Diamandouros incontra il Presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz nel 2012 (Foto: European Parliament)

L' Autore - Enrico Iacovizzi

Responsabile Difesa europea e NATO - Laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso la Facoltà Roberto Ruffilli di Forlì con una tesi sull’evoluzione delle relazioni esterne dell’UE e sul suo ruolo come potenza civile globale, vivo e lavoro a Bruxelles. Appassionato di politica internazionale ed in particolare dell'evoluzione politica ed istituzionale della difesa comune europea.

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