mercoledì , 21 febbraio 2018
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Photo © multilingual message, 2008, www.flickr.com

Interpreti e traduttori: un servizio alla democrazia

“Nei periodi di pace, sono le parole a servire l’interesse del proprio Paese”. È così che Olga Cosmidou, capo della Direzione Generale “Interpretazione e conferenze” al Parlamento Europeo, evidenzia la forza delle parole, arma a doppio taglio per chi ignora la complessità del campo linguistico. L’uso sempre più diffuso della lingua inglese tra i funzionari europei e, in particolare, tra i deputati del Parlamento Europeo può costituire un esempio esplicativo di questa teoria. Molti di loro, pur non essendo anglofoni, si ostinano a presentare concetti tecnici complessi in lingua inglese, a discapito del contenuto del messaggio. In sede di dibattito parlamentare però, ogni rappresentante avrebbe l’obbligo di servire gli interessi del proprio Paese, presentando quindi le proprie idee e proposte in modo chiaro e preciso per evitare di porsi in una condizione di svantaggio.

Tra i cittadini europei, l’inglese sta diventando una lingua franca compresa e parlata più o meno da tutti. Secondo le statistiche di Eurostat tuttavia, solo il 20 % della popolazione europea ne ha una conoscenza sufficiente per capire la legislazione che lo riguarda. Per questo, la traduzione e l’interpretazione in tutte le lingue ufficiali diventa una questione democratica di trasparenza. Il Parlamento ha dunque l’obbligo di utilizzare il multilinguismo integrale, a differenza della Commissione e del Consiglio, dove la comunicazione può avvenire anche solo nelle tre lingue di lavoro, ossia in inglese, francese e tedesco. A detta della Cosmidou, il Parlamento dovrebbe essere quindi l’ultima istituzione a subire tagli nell’ambito dei servizi linguistici, poiché la sua missione sarà sempre quella di informare i propri cittadini trasmettendo in web streaming le sessioni di lavoro dei deputati.

Anche se invisibili, gli interpreti e i traduttori sono “l’anello essenziale di un processo di comunicazione”, afferma con orgoglio Giancarlo Zucchetto, capo dell’unità di interpretazione italiana, maltese, slovena e croata del Parlamento Europeo. Senza di loro, il trasferimento di concetti da una lingua all’altra non potrebbe avvenire. Non si tratta infatti di traghettare parole, ma di effettuare una mediazione linguistico-culturale. Anche se invisibile, il mondo “sotterraneo” degli interpreti è un reticolato complesso in cui ogni lingua dipende dalle altre. Infatti, spiega Zucchetto, ogni cabina, o insieme di interpreti della stessa lingua, ha bisogno delle altre per tradurre. Questo vale soprattutto per lingue meno comuni, come ad esempio il greco. Che cosa avviene in pratica? Una cabina che interpreta verso l’inglese potrebbe non avere interpreti dal greco. Allora, la cabina si collega a quella italiana, dove invece il servizio di interpretazione dal greco è attivo, in modo che l’interprete inglese possa veicolare il messaggio, originariamente dal greco, a partire dall’italiano.

L’interpretazione è un universo affascinante che attrae sempre di più i nostri giovani europei, i quali sognano un giorno di poter prestare la propria voce ai rappresentanti delle istituzioni. Per poter accedere a questo mondo bisogna però essere sempre più competitivi. Olga Cosmidou e Giancarlo Zucchetto consigliano di non fermarsi allo studio delle solite due lingue europee, inglese e francese, ma di studiarne una terza, meno comune, e perché no, una quarta a scelta tra russo, arabo, cinese e ucraino, visto che i rapporti dell’UE con i Paesi terzi sono sempre più frequenti.

Nonostante l’apparente tranquillità di questo universo, c’è un dato abbastanza inquietante. In seguito al rinnovo del Parlamento e della Commissione, è stata eliminata la figura del Commissario al Multilinguismo, carica ricoperta fino a qualche mese fa da Androulla Vassiliou. Ora il multilinguismo ha perso lo statuto di politica e tutte le decisioni riguardanti tale ambito saranno prese soltanto da un punto di vista tecnico. Fortunatamente, Giancarlo Zucchetto assicura che in Parlamento ci sarà sempre un Vice Presidente con delega al multilinguismo.

Interpreti e traduttori possono tirare un sospiro di sollievo, con la speranza che i servizi per cui lavorano non vengano relegati ad un ruolo marginale, come avviene sempre per quel che riguarda cultura, istruzione, ambiente e salute. Che ogni cittadino continui allora a contribuire con 2,2 euro all’anno (tanto costa il servizio di interpretazione e traduzione) al fine di assicurare la qualità linguistica, vettore di democrazia e uguaglianza.

L' Autore - Marta Minotti

Laureata al corso magistrale in Lingue e Traduzione presso l’Università di Roma, La Sapienza, vive attualmente a Bruxelles, dove è iscritta al Master in Traduzione multidisciplinare dell’ISTI, Istituto superiore per interpreti e traduttori. Appassionata di lingue, traduzione, scrittura e lettura e affascinata dal mondo variegato delle Istituzioni europee, decide di collaborare con Europae per mettere in luce il tema del multilinguismo.

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