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Photo © Chris Hartman, 2009, www.flickr.com

Irlanda: nessuna maggioranza all’orizzonte

Sembra proprio che in Europa, dalle elezioni, non nascano governi. O quantomeno, non nascano maggioranze capaci di esultare alla chiusura delle urne. Dopo il Portogallo (dove solo una rischiosa e complessa alleanza dei partiti di sinistra è riuscita a dare vita a un governo) e la Spagna (dove Pedro Sanchez, leader del Partito Socialista, non è riuscito a ottenere la maggioranza in Parlamento), passando per la situazione italiana o la Größe Koalition in Germania e Austria, alla lista dei governi spuri si aggiungerà presto anche l’Irlanda.

I risultati

Le elezioni di domenica scorsa non hanno incoronato nessun vincitore, e la situazione è talmente intricata che nessuno sembra voler rivendicare il posto di Taoiseach, il primo ministro irlandese. L’unica indicazione chiara uscita dalle urne è la bocciatura netta del Governo precedente, una coalizione tra il Fine Gael (centro destra) e il Labour Party. Quest’ultimo, in particolar modo, fa segnare il peggior risultato di sempre, con un misero 6,6% e appena 7 seggi conquistati in Parlamento, dove ha perso quasi il 13% e 30 rappresentanti. Il Fine Gael, nonostante arretri di più del 10%, può almeno consolarsi rimanendo il primo partito del Paese, con 50 deputati e il 25 % dei voti.

Governare in un periodo di ripresa economica, ma di forti riforme sociali, non ha per nulla giovato ai due partiti che sostenevano Enda Kenny: un calcolo meramente aritmetico mostra come quasi 560 mila elettori abbiano indirizzato il loro voto verso altri partiti. Il mantra della continuità di governo per proseguire nella crescita (lo slogan del Fine Gael era Let’s keep the recovery going!) non è bastato a convincere i cittadini. La scarsa cura della campagna elettorale da parte del premier Kenny ha poi reso ancor più l’idea di una coalizione presuntuosa, sicura della propria necessaria presenza al centro della politica irlandese.

Le coalizioni impossibili

Una sicumera ben sfruttata dai partiti all’opposizione. Migliorano infatti le prestazioni di 5 anni gli altri due storici raggruppamenti politici irlandesi, il Fianna Fáil, partito piglia-tutto centrista, ed il Sinn Féin, storico partito nazionale irlandese, con posizioni politiche socialdemocratiche, guidato da Gerry Adams, già membro del parlamento in Irlanda del Nord. Il Sinn Féin guadagna 4 punti percentuali rispetto alle già soddisfacenti elezioni del 2011, e prosegue – unico tra i partiti storici a mostrarsi costante – in un trend di crescita che gli permette di essere una delle voci più importanti dell’opposizione.

La ritrosia degli altri partiti alle alleanze con il Sinn Féin, causa la storica e presunta vicinanza con l’Irish Republican Army (IRA), gioca a favore di Gerry Adams, che ha costruito la campagna elettorale puntando molto sulle politiche sociali, proprio le più colpite dal governo Kelly. Il Fianna Fáil registra invece un 24,3%, recuperando quasi il 7% rispetto al 2011: 5 anni fa, prima volta nella storia del partito, aveva perso la maggioranza, passando da 77 a 20 seggi e facendo registrare una delle sconfitte elettorale più brucianti che un partito di governo ricordi. Con 44 seggi conquistati si avvicina al Fine Gael, con il quale potrebbe condividere alcune proposte politiche ed avere i numeri sufficienti per governare. Fianna Fáil e Fine Gael sono da però da sempre acerrimi nemici, covando inimicizie e rancori che rimandano alla guerra civile.

Soluzioni

Gli altri partiti minori contano poco: la sinistrosa Anti-Austerity-Alliance coalizzata con il popolare People Before Profit (AAA-PBP l’attraente sigla) ha raccolto il 3,9% e 6 parlamentari. Il Partito Verde è riuscito a eleggere due rappresentanti, quello socialdemocratico tre. Discorso a parte meritano i cosiddetti “indipendenti”, che grazie al sistema elettorale proporzionale con collegi plurinominali sono stati eletti in vari collegi. Nel Dáil Éireann (il parlamento irlandese) saranno ben 18, di cui sei organizzati nella Independence Alliance, un’alleanza apolitica ma unitaria.

Nessuna delle possibili coalizioni potrebbe però portare a una maggioranza. Enda Kenny ha da subito ammesso che la coalizione Labour-Fine Gael non sarebbe stata in grado di proseguire l’azione di governo, almeno così come l’aveva immaginato. Non rimane che l’ipotesi governo di un minoranza, ancora guidato da Enda Kenny, nel quale il Parlamento torni fortemente al centro della discussione politica. Una soluzione, questa, che sembra attrarre non pochi consensi, stando ai maggiori quotidiani irlandesi. L’altra sarebbe un governo di transizione fino alle prossime elezioni, da tenersi comunque entro il 2016.

 

L' Autore - Daniele Marchi

Studente presso l'Università di Torino, laureato a Trento in Studi Internazionali con una tesi su Alexander Langer ed il suo progetto per un corpo civile di pace europeo. Sono volontario di Operazione Colomba, corpo nonviolento di pace, con cui ho partecipato al progetto in Colombia, presso la Comunità di Pace di San Josè de Apartadò. Mi occupo di risoluzione pacifica dei conflitti, confidando che un giorno l'Unione Europea diventi potenza di pace.

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One comment

  1. Perché non si alleano tra “opposti” come hanno fatto in Italia, o creano un premio di maggioranza che consenta loro di ottenere la maggioranza dei seggi, alleandosi alle elezioni con un partito che permetta loro di averla, per poi sganciarsi e allearsi con un altro una volta ottenuto?
    Se lo abbiamo fatto in Italia dovrebbe essere possibile anche altrove, no?

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