giovedì , 16 agosto 2018
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Islanda: lezioni d’Europa e di democrazia

Gli islandesi vogliono l’Unione Europea o, quantomeno, desiderano poter decidere su un eventuale ingresso. Proprio nei giorni in cui l’euroscetticismo torna a far sentire la propria voce, con il fronte guidato dalla trionfante Marine Le Pen che si va progressivamente allargando, dalla fredda isola dell’Atlantico spirano venti pro Europa.

I cittadini islandesi, infatti, non hanno accolto con favore la decisione, presa unilateralmente dai partiti al governo, di ritirare la richiesta di adesione all’Unione europea, presentata dall’Islanda nel 2010. Attualmente, l’isola fa parte dello Spazio Schengen, beneficia della libera circolazione delle merci grazie all’appartenenza allo Spazio economico europeo; il ritiro della candidatura di adesione segna dunque una forte inversione di rotta, voluta proprio dal governo: “Questa proposta è una mia responsabilità. Il ministro degli esteri aveva presentato al tempo una domanda di adesione ed è quindi naturale che io presenti una richiesta per eliminarla”, ha dichiarato il Ministro degli Esteri Islandese Gunnar Bragi Sveinsson.

I negoziati, bloccati già da un anno a causa di alcune divergenze sorte sulle quote pesca, hanno subito un’ulteriore battuta di arresto con la vittoria alle ultime elezioni politiche del Partito progressista e dei conservatori del Partito dell’Indipendenza, che hanno deciso di ritirare la richiesta di adesione senza consultare i cittadini. Ed è proprio il fatto di non aver chiesto il loro parere ad aver fatto infuriare i cittadini che, come non succedeva da tempo, in migliaia sono scesi in piazza per rivendicare un fondamentale diritto: quello di poter decidere il proprio futuro.

Gli islandesi hanno messo i propri politici di fronte ad una delle tante promesse fatte in campagna elettorale: convocare un referendum per decidere se continuare o meno il processo di adesione all’Unione. Questo impegno è stato disatteso e ciò ha portato gli islandesi, popolo che dai sondaggi risulta comunque essere contrario all’adesione, a protestare contro un governo che non ha rispettato ciò che aveva promesso. “Questo esecutivo non ha mantenuto nessuno degli impegni presi durante la campagna elettorale, devono darci il diritto di esprimerci”, queste le parole di un manifestante.

Le proteste di piazza hanno aperto la strada alla creazione di una petizione in cui si chiede l’indizione di una consultazione popolare sul tema. In 32.000 hanno già firmato il testo. Contro la decisione del governo, si schierano dunque sia l’opposizione, all’interno della quale spicca il Partito Socialdemocratico, che aveva portato l’Islanda a presentare la domanda di adesione, sia gli euroscettici che, pur essendo contrari ad un eventuale ingresso, vogliono comunque garantire a tutti il diritto di poter esprimere la propria idea.

La difesa della libertà di espressione e la richiesta che i politici rappresentino le istanze del popolo che li ha eletti sono due elementi fondamentali, alla base della democrazia e dello stato di diritto. Non è dato sapere al momento se e quando l’Islanda entrerà a far parte dell’Unione europea. Sicuramente, ogni adesione che si rispetti dovrebbe essere preceduta da un dibattito animato e variegato, i cui protagonisti siano in primo luogo i cittadini.

Se ciò fosse accaduto anche in passato, forse ora non si avrebbe quell’Europa distante e ingessata che spesso ci raccontano i dati dei sondaggi Eurobarometro. Non si avrebbe quell’Europa che teme che le elezioni di maggio possano segnare, per tutto il continente, un’inversione di rotta guidata dai partiti euroscettici. Si avrebbe invece l’Europa dei popoli e delle culture sognata dai padri fondatori, un unico popolo europeo che ha consapevolmente scelto di esserlo. Forse, gli islandesi sono molto più europei di quanto non credano e per loro l’Europa non è poi così lontana.

In foto, anche bandiere europee nelle manifestazioni antigovernative (© andré.luis – Flickr 2014)

L' Autore - Francesca De Santis

Laureata in Studi Europei presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Roma Tre, ho vissuto per sei mesi a Bruxelles nel quadro del progetto Erasmus. Questa esperienza è stata molto significativa ed ha alimentato ancora di più la mia passione per le questioni europee. Il mio percorso professionale si snoda nel campo della comunicazione: ho fatto diversi stage in Uffici Stampa, in particolare in quello della Rappresentanza in Italia della Commissione europea. Mi piace pensare all’Europa come opportunità per costruire una società più giusta per tutti. Sono molto felice di essere parte di questo meraviglioso progetto chiamato Europae.

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