mercoledì , 21 febbraio 2018
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Juncker candidato del Consiglio europeo. Intesa su flessibilità

Da manuale, il Consiglio Europeo rappresenta l’organo di indirizzo politico dell’Unione Europea. Tante volte, troppo spesso ha deluso le aspettative, assolvendo il proprio ruolo con vaghe dichiarazioni. Questa volta tra le righe di un documento studiato nel singolo termine, appaiono invece indicazioni precise per una programmazione a lungo termine. Una vera agenda strategica, che, una volta per tutte, prende coscienza dei pericoli e delle sfide che attendono l’Europa.

I 28 leader hanno innanzitutto puntato sull’impegno per occupazionecrescita e competitività, imperniato sul pieno sfruttamento delle potenzialità del mercato unico, ma soprattutto sullo sgravio per le aziende di tutti quei fattori che impediscono la creazione di occupazione, su tutti il pesante carico fiscale sul lavoro e gli oneri burocratici ed amministrativi. La crescita inizia a perdere confini immateriali e prende le forme di investimenti in infrastrutture, innovazione ed istruzione che siano sostenuti da un’implementazione delle forme di finanziamento, in cui risorse private e comunitarie diventino moltiplicatori di quelle nazionali grazie ad un nuovo impianto di strumenti finanziari proposti da BEI e FEI. La parola d’ordine – recita il documento conclusivo – rimane comunque il rispetto dal Patto di Stabilità e Crescita.

Una crescita equa e attenta all’inclusione sociale che si opponga alla disoccupazione giovanile tramite percorsi di apprendimento permanente e – arriva qui la prima stoccata alle bizze britanniche – alla salvaguardia della mobilità dei lavoratori entro i confini europei. Una crescita resa possibile, ed è questo il vero successo della spedizione di Matteo Renzi a Bruxelles, da uno sfruttamento delle clausole di flessibilità già insite nel Patto. Un faccia a faccia prima del summit sembra aver piegato – almeno per ora – le resistenze di Angela Merkel, che allontanano le ombre di procedure d’infrazione per il debito eccessivo e inseriscono il quadro d’investimenti in un contesto fiscale apparentemente più favorevole.

Un’Europa del futuro è quindi un’Europa conscia delle minacce che su di essa incombono, in primis l’immigrazione: il Sottosegretario Sandro Gozi ha accolto con soddisfazione il riconoscimento della centralità dei principi di solidarietà ed equa condivisione delle responsabilità, insieme a linee guida per il futuro che partono dal recepimento del sistema europeo comune di asilo e si spingono a tratteggiare una Frontex dotata di un sistema comune di guardia di frontiera.

Nel documento licenziato da Herman Van Rompuy s’inserisce anche la poco chiacchierata, ma fondamentale, revisione della strategia di sicurezza dell’UE da compiere entro il primo semestre del 2015, includendovi nuove politiche di lotta a terrorismo e criminalità transnazionale e di protezione degli spazi informatici.  Il futuro Alto Rappresentante – molte le voci che vogliono in pole position il ministro Federica Mogherini – è avvisato. Ancora più stringenti gli impegni in materia di Europa dell’energia, che completi il mercato unico entro l’anno e, soprattutto, arrivi ad ottobre con valide misure di sicurezza per fronteggiare eventuali cali di approvvigionamenti da parte dei Paesi fornitori e segnatamente della Russia, richiamata dai 28 leader ad un ruolo di maggiore responsabilità nel far rispettare il “cessate il fuoco” proposto dal presidente ucraino Poroshenko.

Il buon quadro propositivo ha rischiato tuttavia di venir fagocitato dal bailamme mediatico sollevato dalla scriteriata scelta di David Cameron di opporsi sino all’ultimo alla nomina di Jean Claude Juncker a candidato del Consiglio alla Presidenza della Commissione: blindato al Parlamento da una maggioranza che da poco comprende anche l’ALDE insieme a PPE e PSE, Juncker ha incassato da ultimo l’appoggio di Svezia e Olanda, oltre che del neo premier finlandese Stubb e si prepara a guidare il Berlaymont all’alba di una nuova era per l’integrazione europea. Nel pieno silenzio di una Francia resa inerme da un debolissimo Hollande, per la prima volta un documento ufficiale accetta apertamente la prospettiva di un’Europa a più velocità. Il Regno Unito ha smosso le acque, ma gli altri Paesi membri non sembrano più accettare veti o minacce: per agganciare una crescita che anche negli Stati Uniti continua a latitare l’Europa deve accelerare la sua marcia. La lepre tedesca potrebbe stancarsi (grave la minaccia dell’invecchiamento per tutta Europa, richiamata anche nelle conclusioni), ora più che mai servono gambe sane e nervi saldi.

In foto, Angela Merkel con Matteo Renzi (a sinistra), David Cameron (di spalle) e Mark Rutte (a destra). (© Council of the European Union – 2014)

L' Autore - Antonio Scarazzini

Direttore - Analista nella società di Public Affairs Cattaneo Zanetto & Co., ho frequentato un Master in European Political and Administrative Studies al Collège d'Europe di Bruges dopo la laurea a Torino in Studi Europei Dopo uno stage presso Camera di Commercio di Torino e una collaborazione di ricerca con la Fondazione Rosselli, ho collaborato dal 2014 con la Compagnia di San Paolo per lo sviluppo del programma International Affairs. Dirigo con orgoglio la redazione di Europae sin dalla sua nascita.

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