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Juncker alla Commissione, la sconfitta di Cameron

La probabile, quasi certa, ascesa di Jean-Claude Juncker a Presidente della Commissione Europea è stata oggetto delle discussioni ieri a Roma fra il Presidente del Consiglio Europeo Herman Van Rompuy e il Primo Ministro italiano Matteo Renzi. Il rappresentante del PPE vincitore delle ultime elezioni è il candidato prescelto dal Parlamento Europeo. Sin qui tutto chiaro. Se non che il nuovo Presidente deve essere nominato dal Consiglio Europeo, composto dai leader nazionali, tenendo conto del risultato elettorale.

E qui si sono create grandi difficoltà intorno al nome di Juncker. Il premier britannico David Cameron si è messo infatti di traverso, esprimendo sin dal principio la propria opposizione alla nomina dell’ex Presidente dell’Eurogruppo. Juncker sarebbe troppo federalista “alla vecchia maniera”, fautore di un’ulteriore integrazione europea e rappresentante della solita tecnocrazia di Bruxelles, che molto britannici vedono come la sabbia negli occhi.

Alla base del no di Cameron si trova il contrastato rapporto fra UE e Gran Bretagna. Il Primo Ministro ha infatti promesso che, in caso di rielezione nel 2015, avrebbe contrattato una nuova ripartizione delle competenze fra UE e Stati membri, a favore di questi ultimi, per poi sottoporre la nuova partnership in un referendum nel 2017. Il timore del Primo Ministro è che Juncker alla presidenza della Commissione spinga pericolosamente i britannici a votare per uscire dall’UE, un risultato che Cameron non vuole affatto.

Fino a pochi giorni fa, Cameron sembrava poter contare sull’appoggio di altri leader europei: l’olandese Mark Rutte e lo svedese Fredrik Reinfeldt, ma soprattutto di Angela Merkel, che, sebbene Juncker fosse il candidato del suo partito, non si era esposta esplicitamente a suo favore. Grandi speranze erano riposte anche in Matteo Renzi, che viene visto a Londra come un utile alleato nella lotta per un’Unione meno burocratica e più flessibile. Non a caso, prima dell’incontro con Van Rompuy, Renzi e Cameron si sono sentiti telefonicamente.

Ma il progetto di Cameron si sta sgretolando velocemente. Il premier britannico è deluso dall’assenza di una presa di posizione chiara da parte di Rutte e Reinfeldt: la speranza era che l’esplicita opposizione britannica a Juncker potesse incentivare altri a uscire dall’ombra ed esporsi, ma così non è stato finora. Non con la forza desiderata da Cameron: “se si è a favore delle riforme, allora bisogna alzarsi e combattere per le riforme”, ha detto nelle scorse ore.

Ora però appare come l’unico leader riottoso che intende opporsi alla volontà popolare rappresentata dal nuovo PE. A Downing Street affermano però di voler andare fino in fondo, perché il Consiglio Europeo è comunque composto da leader eletti democraticamente ed è dunque pienamente legittimato a far sentire la propria voce. La scelta da parte del PE “porterebbe l’UE in un luogo diverso: la Gran Bretagna non accetterà il risultato”, ha sentenziato Ivan Rogers, Rappresentante di Londra presso l’UE.

Il principale problema di Cameron, dopo la defezione di Rutte, è tuttavia Angela Merkel, che ha rivisto la propria posizione. Pur non essendo entusiasta di Juncker (ma i più maligni sottolineano che nemmeno il lussemburghese aspiri poi così tanto alla carica di Presidente della CE), la Cancelliera è stata sottoposta a una forte pressione interna. L’opinione pubblica tedesca infatti pare orientata a sostenere con forza l’esito delle elezioni europee, interpretando l’eventuale abbandono di Juncker come un tradimento della legittimità democratica dell’UE.

Ecco dunque che Renzi torna in gioco: se anche lui dovesse appoggiare Juncker, Cameron sarebbe definitivamente isolato. E a Londra si ventila l’ipotesi che l’Italia potrebbe contrattare l’appoggio al lussemburghese in cambio di maggiore flessibilità sulle politiche di bilancio.

Fantapolitica? Forse, ma certamente la forza crescente di Juncker sentenzia una vittoria storica del PE, la sconfitta altrettanto storica di Londra e apre le danze anche per le nomine successive: si parla con insistenza del polacco Radoslaw Sikorski come prossimo Alto Rappresentante, mentre rimangono ancora da definire i nomi per il Presidente del Consiglio Europeo (che dovrebbe andare a un esponente del PSE), il Presidente del PE (ai liberali?) e i Commissari chiave (il portafoglio sul mercato interno potrebbe andare a un britannico, come ‘risarcimento’).

In foto Jean-Claude Juncker (Foto: European People’s Party – www.flickr.com) 

L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

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