martedì , 14 agosto 2018
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Juncker, via alle consultazioni. Summit fra i leader sul post-elezioni

Ieri sera, convocati da Van Rompuy, i capi di Stato e governo dell’Unione Europea si sono riuniti a Bruxelles per una cena informale, per discutere dei risultati delle elezioni europee e delle recenti evoluzioni sulla scena internazionale, vale a dire di Ucraina. A poco è valso il tentativo di voler dipingere la riunione come un pasto conviviale tra colleghi: si è trattato di un Consiglio Europeo a tutti gli effetti. E, come ogni EUCO che si rispetti, è stato lungo ed inconcludente.

La prima chiamata a Bruxelles del dopo elezioni, d’altronde, non si prospettava per nulla facile, dati i risultati elettorali e i temi all’ordine del giorno.  All’ingresso la domanda era sempre la stessa (“e ora?”) ma le risposte sono state delle più varie. Il Presidente francese Hollande ha tenuto a sottolineare come, nonostante i voti all’estrema destra, i cittadini francesi non si siano espressi contro l’Europa ma piuttosto per un’Europa differente, che persegua la crescita e l’occupazione. Il Primo Ministro britannico Cameron, invece, la vede esattamente nel senso opposto: secondo lui, infatti, le votazioni europee dimostrano che l’Europa deve fare un passo indietro e lasciare gli Stati Membri liberi di operare. Sicuramente Renzi è stato il più trionfale, l’unico a poterselo permettere. Chiarito subito che non era a Bruxelles a rappresentare il PSE ma gli interessi dell’Italia, ne ha approfittato per fare discorso politico, richiamando la necessità di ascoltare i bisogni dei cittadini, ad esempio ritornando ad investire nelle scuole. Bisogni dei cittadini che tuttavia non è garantito passino anche per la conferma del mandato di Presidente della Commissione Europea a Jean Claude Juncker, candidato del PPE, di cui lo stesso Renzi non pare troppo convinto.

A rendere il piatto ancor più ricco, forse più indigesto tanto per rimanere nel lessico della cena informale, la Conferenza dei Presidenti del Parlamento Europeo, ovvero la riunione dei leader dei gruppi politici dell’europarlamento, tenutasi nel pomeriggio, sempre a Bruxelles. Il consesso aveva dichiarato, infatti, che sarà Juncker ad avere per primo il mandato di cercare la maggioranza all’interno del Parlamento Europeo in quanto espressione del gruppo con più seggi. E la stessa Conferenza avvertiva l’imminente Consiglio Europeo di tenere conto di questa decisione e agire in ottemperanza dei Trattati.

Come previsto, tuttavia, nonostante si sia sicuramente e a lungo parlato delle elezioni europee e della futura Commissione, su questo lato al termine del Consiglio Europeo non ci sono state grandi novità. Van Rompuy ha confermato di avere avuto il mandato di procedere con le consultazioni con i gruppi parlamentari del nuovo Parlamento Europeo, nonché con gli Stati membri, per arrivare ad una Commissione Europea nominata secondo le procedure previste dai Trattati ed in particolare la famigerata Dichiarazione numero 11. Ma era inverosimile che dalla riunione potesse davvero emergere un nome. I ventotto si sono piuttosto accordati su priorità strategiche che andranno seguite e su cui si discuterà nel Consiglio Europeo di giugno: perseguire crescita ed occupazione, rafforzare l’unione monetaria, lottare contro il cambiamento climatico perseguendo l’indipendenza energetica, consolidare l’area di libertà, sicurezza e giustizia, ad esempio combattendo l’immigrazione illegale, rendere più potente l’azione esterna dell’UE e confermare il principio di sussidiarietà laddove necessario. Un’agenda strategica che risponde chiaramente alle diverse richieste portate al tavolo del Consiglio Europeo da parte dei vari rappresentanti nazionali usciti dalla chiamata elettorale.

Dalla riunione è poi uscita una più o meno definita dichiarazione sull’Ucraina. I ventotto riconoscono le elezioni presidenziali avvenute la scorsa domenica nel rispetto delle libertà e quindi la legittimità del Presidente neo eletto, auspicando che anche da parte della Russia si abbia un atteggiamento costruttivo e collaborativo. In linea con ciò, l’Unione Europea ha rinnovato il suo impegno ad accompagnare l’Ucraina verso la stabilizzazione istituzionale, economica ed energetica. Barroso ha quindi confermato che l’Unione Europea è pronta a rivedere gli accordi del South Stream per assicurare il rispetto del mercato interno. Si è parlato, infine,  di Balcani e degli aiuti che l’Unione Europea darà per superare i danni provocati dall’alluvione. Nessuna parola, invece, sulla Libia.

In foto, Matteo Renzi insieme a Manuel Barroso e Angela Merkel nel corso della cena informale tra leader europei (© Palazzo Chigi – Flickr 2014)

L' Autore - Valentina Ferrara

Vice-direttore - Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche con una tesi in Storia dell'Integrazione Europea dal titolo "Unione Europea e discriminazioni". Ho sempre avuto la passione per il giornalismo, per il mondo della comunicazione e per l'Unione Europea, per questo non ho avuto alcun dubbio a partecipare alla creazione di Europae, la fonte d'informazione che sono sempre andata cercando.

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