mercoledì , 21 febbraio 2018
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Katainen, per la crescita un paladino del rigore

“Katainen chi ?” C’è da scommettere che per un attimo Matteo Renzi abbia pensato ad esorcizzare Jyrki Katainen, uno dei prossimi Vice Presidenti della Commissione, con le stesse due paroline magiche che portarono Stefano Fassina alle dimissioni da Vice Ministro di un governo Letta ormai prossimo alla caduta.

Dopo che dall’Eurogruppo di Milano l’attuale Commissario agli Affari Economici e Monetari – futuro titolare del portafoglio per Lavoro, Crescita, Investimenti e Competitività – aveva ricordato al governo italiano la necessità di implementare le riforme promesse e annunciate, a Renzi non è bastata la ribattuta per via Twitter. Anzi, ha concesso a Katainen di autodefinire il proprio mandato: “collaboratore e interprete”, non maestrino intento a dare lezioni. Etichetta che si aggiunge a quella da integralista del rigore finanziario costruita in sette anni di governo in Finlandia, dal 2007 come Ministro delle Finanze e dal 2011 come Primo Ministro, carica lasciata a giugno 2014 per sostituire Olli Rehn alla DG ECFIN della Commissione.

I record delle istituzioni europee lo annoverano tra i più forti sostenitori della linea di austerità di Angela Merkel, un viatico non proprio esemplare per colui che nel collegio guidato da Jean-Claude Juncker sarà chiamato a piantare i semi della crescita per il continente, su un terreno già ampiamente concimato dai capitali della Banca Centrale Europea. Spicca nel suo palmares la tragicomica boutade che, in piena crisi del debito europeo, lo vide chiedere alla Grecia garanzie immobiliari (leggi Partenone e Acropoli) in cambio degli aiuti finanziari.

Delle cinque nuove vicepresidenze, pressoché coincidenti con le grandi priorità che Juncker pose al suo mandato dopo la nomina al vertice della Commissione, quella assegnata a Katainen spicca per il peso che le si attribuisce: disegnare l’implementazione della strategia di crescita delineata secondo un piano di investimenti da 300 miliardi di euro, che tanti leader nazionali (Renzi in testa) già invocano a gran voce. Un ruolo che, per ora, Katainen sembra non essersi ancora cucito perfettamente addosso, limitandosi a riprendere là dove Olli Rehn aveva finito: ricordando cioè agli Stati l’importanza delle riforme strutturali e del rispetto dei vincoli di bilancio. Un mantra ormai stantio, che rischia di continuare ad alimentare l’affiancamento di rigore e crescita come alternative tra loro inconciliabili, anziché a suggerire il primo come prerogativa alla seconda.

Il più importante portafoglio economico nelle mani di Katainen, tuttavia, non è solo un riconoscimento al successo elettorale dei Popolari e al peso specifico della corrente Merkel, ma anche un pesante investimento di capitale politico da parte dello stesso Juncker. L’investitura a garante della crescita espone Katainen in maniera evidente al tiro incrociato di opposizione e opinione pubblica, nonché alla pressione dello stesso Juncker che gli ha affidato la scommessa più importante del suo quinquennio.

Il rispetto di cui il finlandese gode a Berlino sarà fondamentale nel convincere la Merkel a scendere a più miti consigli sul lato degli investimenti, soprattutto privati, di cui anche la Germania sente gran bisogno. Investimenti in cui – ed è questa forse la prima vera nota caratteristica del neo Commissario, emersa in un dialogo con Beda Romano del Sole 24 Ore – la compartecipazione del capitale privato sarà fondamentale, specie se sorretta da un nuovo quadro di strumentazione finanziaria fornita da BEI e Fondo Europeo per gli Investimenti, che sappia convogliare in chiave produttiva grandi masse di liquidità altrimenti investite solo nei classici strumenti mobiliari.

Si è detto poi che a Katainen spetterà una sorta di supervisione dell’operato della DG ECFIN diretta da Pierre Moscovici, con il francese difensore della flessibilità nei conti di fatto imbrigliato dal collega di matrice rigorista. Ma è vero pure il contrario: se Moscovici sarà trascinato nel campo dell’austerità con l’apertura di una procedura per deficit eccessivo proprio nei confronti della Francia, Katainen verrà obbligato ad uno sforzo di pari portata nel campo degli investimenti per la crescita. Per ragioni di credibilità dell’intera Commissione, per dimostrare il superamento dei vincoli nazionali, per sancire la complementarietà di stabilità finanziaria e spinta produttiva.

Photo © European Commission – 2014

L' Autore - Antonio Scarazzini

Direttore - Analista nella società di Public Affairs Cattaneo Zanetto & Co., ho frequentato un Master in European Political and Administrative Studies al Collège d'Europe di Bruges dopo la laurea a Torino in Studi Europei Dopo uno stage presso Camera di Commercio di Torino e una collaborazione di ricerca con la Fondazione Rosselli, ho collaborato dal 2014 con la Compagnia di San Paolo per lo sviluppo del programma International Affairs. Dirigo con orgoglio la redazione di Europae sin dalla sua nascita.

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