venerdì , 24 novembre 2017
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Kurz
Sebastian Kurz, leader della OVP @ Estionian Presidency - Flickr

Kurz, con il premier trentenne l’Austria vira a destra

A quasi un secolo dalla caduta dell’Impero asburgico, Vienna potrebbe tornare a essere il centro nevralgico di un’area politica omogenea che si estende dall’austero palazzo del Parlamento austriaco sino ai confini con l’Ucraina e la Bielorussia. La vittoria di Sebastian Kurz (31%, leggermente sotto le attese), candidato cancelliere dell’Ovp e probabilmente colui che diventerà il più giovane primo ministro d’Europa, ha fatto parlare di sé in tutto il Continente per due motivi. Il primo è che, appunto, l’Austria con questo voto si sposta decisamente a destra, in maniera coordinata con i vicini polacchi, ungheresi, cechi e slovacchi; il secondo motivo è, invece, la peculiare ascesa di Kurz, un giovane con un fiuto politico da vecchia volpe.

Kurz, un millennial al Governo

Nominato ministro degli Esteri a soli 27 anni, Kurz ha preso il timone del partito nel maggio scorso e lo ha profondamente rinnovato sia nella forma – il colore dell’Ovp (sigla che indica la formazione dei conservatori popolari) è passato dal lugubre nero a uno scattante turchese – sia nei contenuti. Ad esempio, ha centrato tutta la campagna elettorale sul tema dei profughi, promettendo più volte che Vienna avrebbe smesso di diventare un “comodo rifugio” per immigrati in cerca di sussidi sociali; ha criticato più volte l’Europa, soprattutto per quanto concerne l’incapacità di bloccare la rotta “sud” dei migranti (quella che passa dall’Italia); ha promesso tagli fiscali estesi e generalizzati in un Paese dove la tassazione media è elevata – anche in virtù di un sistema di Welfare molto protettivo.

La sponda con la destra nazionalista

Una lista dei desideri che, quasi immediatamente, richiama alla mente le parole d’ordine della destra identitaria della Fpo, il Partito della Libertà: la formazione guidata dal vulcanico Heinz-Christian Strache ha ottenuto una cifra compresa tra il 26 e il 27 per cento (saranno decisivi i voti postali per comprendere se loro o i socialisti siano arrivati secondi), una percentuale che quasi sfiora i record toccati da Haider nelle elezioni del 2000. Il successo, del resto, era ampiamente prevedibile, dato che i temi preferiti da Strache (immigrazione, Islam, difesa delle radici cattoliche) sono diventati quelli più essenziali nel dibattito politico – e solo la virata verso destra di Kurz ha impedito un risultato ancora più proficuo per la Fpo.

La sconfitta dei socialisti e gli scenari di governo

Insuccesso, ma non clamoroso, è invece la parola che descrive la performance elettorale dei socialisti della Spo: l’ex cancelliere Cristopher Kern ha impostato una campagna intelligente, basata sui temi sociali, e ciò ha permesso al suo partito di evitare una Caporetto simile a quella patiti dalla Spd tedesca nelle recenti elezioni legislative del 24 settembre.

Nella Camera bassa austriaca, dove saranno presenti anche i verdi “scissionisti” della Lista Pilz e i liberali di Neos, tutti gli scenari sono aperti: l’opzione più elementare, e forse quella più attesa, è una convergenza tra popolari e nazionalisti, dato che (come affermato ironicamente da Strache in vari comizi) Kurz ha pressoché copiato il programma del Partito della Libertà.

Tuttavia, un governo a forte trazione nazionalista non è ben visto a livello europeo e soprattutto a Berlino, dato che la cancelliera Merkel è impegnata ad assemblare una difficile coalizione tra verdi e liberali con il fine esplicito di contrastare l’avanzata dei nazionalisti di “Alternativa per la Germania”. Rimane quindi sul tavolo la possibilità di una riedizione della Grosse Koalition tra socialisti e popolari, anche se i rapporti personali tra Kurz e Kern non sono certo idilliaci (soprattutto dopo una campagna elettorale in cui Kurz ha accusato i socialisti di aver orchestrato una velenosa campagna di discredito sui social network). Sullo sfondo, addirittura sarebbe possibile un’alleanza tra nazionalisti e sinistra, cosa che già avviene sorprendentemente nel parlamentino regionale del Burgenland.

La nebbia avvolge le prospettive post-elettorali, ma c’è un’unica certezza: l’Austria ha svoltato con forza a destra e nelle eleganti piazza della capitale austriaca spira un forte vento “ungherese”.

L' Autore - Giacomo Giglio

Laureato magistrale in Economia Internazionale, fin da giovanissima età ho avuto grande passione per la politica e l'economia. Critico con la visione classica dell'economia, mi occupo spesso di temi inerenti la crisi finanziaria e i travagli della zona Euro dopo lo scoppio della crisi 2008-09

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