martedì , 14 agosto 2018
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La chiusura della TV pubblica riapre la crisi politica in Grecia

A ricordare a tutti in Europa che le difficoltà finanziarie sono ben lungi dall’essersi concluse, nonostante gli spread di Paesi come Spagna e Italia siano sensibilmente discesi rispetto al loro picco di dodici mesi fa, nuove turbolenze stanno attraversando i mercati nelle ultime settimane. Se la lunga transizione politica italiana aveva lasciato abbastanza indifferenti gli investitori internazionali, gli effetti della spregiudicata politica economica promossa dal Primo Ministro giapponese Shinzo Abe, la cosiddetta Abenomics, avevano suscitato forti cadute nei listini internazionali. I mercati europei sono poi stati fortemente scossi da altre notizie esterne negli scorsi giorni, quando il Governatore della Federal Reserve statunitense, Ben Bernanke, ha annunciato che le misure di quantitative easing promosse dalla FED negli ultimi anni, che implicano un acquisto di titoli di Stato per circa 85 miliardi di dollari al mese, potrebbero concludersi nel 2014. La sola notizia di un irrigidimento della politica monetaria degli Stati Uniti ha gettato nel panico le Borse nella giornata di giovedì.

Mentre stamane i listini europei provano il rimbalzo, lo spread italiano viene però rilanciato dalle notizie che provengono dalla Grecia. Anche in questo caso si tratta di un risveglio da una lunga fase di apparente tranquillità, che si prolunga ormai dallo scorso autunno, quando finalmente il Parlamento ellenico approvò le misure richieste dalla Troika (Commissione Europea, Banca Centrale Europea, Fondo Monetario Internazionale) come condizione per il secondo bail-out delle disastrate finanze statali. Nel novembre scorso infatti è stato siglato un accordo fra la Troika e il governo greco per la fornitura, in più tranche, di aiuti fino a 43.7 miliardi di euro, in modo da poter ridurre il debito pubblico di circa 40 miliardi, portandolo al 124% del PIL nel 2020. Negli ultimi mesi, mentre il programma di salvataggio procedeva, una calma relativa si era impossessata dei mercati, ora che l’ipotesi di una Grexit, l’uscita della Grecia dall’eurozona, appariva più distante. Una calma che si è riflessa anche in un’attenuazione della pressione sui titoli di Stato di altri Paesi, come l’Italia.

Ma a dimostrazione che si trattasse di una tregua, che fra l’altro ha permesso a molti governi, quello tedesco in testa, preoccupato anche dall’avvicinarsi delle elezioni di settembre, di premere per nuovi compromessi sulle riforme necessarie in Europa (l’unione bancaria) e a livello nazionale (si veda il caso italiano), nelle ultime settimane si è imposto il caso della chiusura improvvisa della televisione pubblica greca ERT. Questa decisione rischia di causare una crisi di governo ad Atene, a causa delle minacce di fuoriuscita dalla coalizione governativa di Sinistra Democratica. Troika e mercati hanno subito espresso le proprie preoccupazioni, in quanto l’instabilità governativa ellenica viene considerata un grave pericolo. Il partito dovrebbe decidere in giornata sul da farsi.

La possibile crisi scaturisce dalla decisione della scorsa settimana del Primo Ministro Antonis Samaras, del partito di centro destra Nuova Democrazia, di chiudere improvvisamente l’emittente televisiva pubblica ERT, a causa della sua scarsa profittabilità per le casse pubbliche e i costi eccessivi, licenziando di fatto gli oltre 2500 dipendenti, di cui solo una parte sarebbero stati riassorbiti da un eventuale acquirente privato. Gli alleati di centro sinistra di Samaras, il Partito Socialista ellenico (PASOK) e Sinistra Democratica, che governano insieme a Nuova Democrazia dopo le difficili elezioni dello scorso anno, si sono detti contrari a questa decisione. I fragili equilibri del governo sono stati poi ulteriormente messi alla prova dalla decisione del massimo organo di giustizia amministrativa greco, che si è espresso contrariamente all’atto governativo, richiedendo che ERT tornasse in onda. Il leader di Sinistra Democratica, Fotis Kouvelis, ha quindi criticato Samaras per non aver rispettato la sentenza, mentre la guida del PASOK, Evangelos Venizelos, ha accettato “coraggiosamente” la scelta governativa di riassumere almeno 2000 dei dipendenti di ERT, mantenendo però la chiusura dell’emittente.

La crisi di governo potrebbe così svolgersi proprio in queste ore: in caso di fuoriuscita di Sinistra Democratica infatti, Nuova Democrazia e PASOK manterrebbero una labile maggioranza in Parlamento di appena 153 deputati in un’assemblea di 300 membri. Kouvelis ha affermato che le scelte del suo partito non dipendono solo dalla questione della televisione pubblica in sé, dato che questa rappresenta molto di più: la salvaguardia della democrazia in Grecia. Il governo Samaras aveva infatti adottato questa nuova impopolare misura sotto pressioni della Troika per la fornitura di nuovi fondi di sostegno alle finanze greche.

Nonostante le rassicurazioni di Samaras e dei suoi alleati del PASOK che il governo continuerà comunque nella sua azione, la crisi di queste settimane rischia di gettare nuovamente ombre sul futuro greco e, di riflesso, sulla stabilità finanziaria in Europa. Ora però la crisi dell’economia reale attanaglia di fatto l’intero continente e una nuova ondata di fluttuazioni selvagge sui mercati internazionali sarebbe fatale. Una nuova preoccupazione per un’Unione Europea che non riesce a trovare la via fuori dal tunnel.

In foto: il Parlamento Ellenico (Foto: Wikimedia Commons)

 

L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

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