giovedì , 16 agosto 2018
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La Commissione chiede 11,2 miliardi aggiuntivi per il bilancio 2013

Il Commissario europeo al bilancio Janusz Lewandowski (in foto) ha annunciato mercoledì 27 marzo la proposta della Commissione Europea per un Draft Amending Budget (DAB), ovvero una bozza di bilancio correttivo finalizzata ad integrare le dotazioni finanziarie dell’UE per il 2013 approvate lo scorso novembre da Consiglio e Parlamento Europeo (PE). La cifra aggiuntiva richiesta dalla Commissione è di 11,2 miliardi di euro, che andrebbero a sommarsi ai 132,8 miliardi già previsti per il budget dell’UE per il 2013. Allo stato attuale, il bilancio annuale approvato dalle istituzioni europee è di 2,9 miliardi inferiore rispetto alle spese complessive sostenute nel 2012 e più basso di 5 miliardi rispetto alla proposta iniziale della Commissione.

Il bilancio comunitario per il 2013 era stato oggetto nell’autunno scorso di un duro confronto inter-istituzionale legato alla questione dei crediti non pagati dall’UE rispetto agli impegni di spesa già assunti verso Stati membri, enti territoriali ed altre organizzazioni pubbliche e private. Lo scontro era stato seguito con particolare attenzione da parte dell’opinione pubblica perché legata a temi sensibili come l’erogazione delle borse di studio Erasmus e dei fondi di emergenza per il sisma in Emilia, ma anche allo stanziamento di fondi strutturali e finanziamenti legati a molte politiche europee.

La tendenza alla riduzione del bilancio comunitario, confermata anche dalla proposta di Quadro Finanziario Pluriannuale (QFP) 2014-2020 presentata lo scorso febbraio dal Consiglio Europeo, si lega quindi alla questione molto spinosa degli impegni di spesa già assunti che l’UE deve onorare. Il Commissario Lewandowsi ha affermato che la richiesta di questi 11,2 miliardi aggiuntivi «non può essere una sorpresa». Negli ultimi anni, ha ricordato, «i bilanci dell’UE sono stati al di sotto delle necessità reali» posticipando il disavanzo di anno in anno, senza stanziare i fondi necessari per saldarlo e creando così un «effetto valanga di crediti non pagati sugli anni successivi».

La posizione del PE è ancora più esplicita. Il Presidente della commissione bilancio del PE, il francese Alain Lamassoure (PPE), ha sottolineato come il bilancio correttivo richiesto dai commissari sia di per sé insufficiente a pagare i crediti ereditati dal 2012 e quelli che deriveranno dalla gestione dell’anno in corso. «C’è il pericolo», ha dichiarato, «che l’UE esaurisca le sue dotazioni finanziarie prima della fine del 2013. Questo è vietato dai trattati e il Parlamento non accetterà che venga creato alcun deficit». Il PE lega strettamente le questioni del bilancio 2013 ai negoziati relativi al QFP 2014-2020. Lamassoure ha sottolineato come in un periodo di bassa credibilità dell’UE, affermare di voler decidere entrate e spese dei prossimi sette anni di fronte all’incapacità concreta di gestire e programmare i pagamenti di anno in anno «di certo non accrescerà la fiducia nei nostri confronti».

La posizione degli Stati membri è meno favorevole a nuove erogazioni finanziarie verso Bruxelles. In un contesto generale di riduzione dei bilanci, i governi nazionali, specie quelli del Nord guidati da Germania e Regno Unito, hanno posto un freno significativo rispetto alle richieste finanziarie della Commissione. Le carenze di bilancio più volte denunciate dall’esecutivo comunitario sono imputate infatti ad una cattiva gestione delle risorse e alla scelta della Commissione di non operare una significativa spending review sul proprio apparato burocratico.

Gli esponenti delle istituzioni europee hanno invece più volte sottolineato quanto le spese effettive per l’amministrazione europea – la cosiddetta “Rubrica 5” – costituisca in realtà una parte minore del bilancio complessivo dell’UE. Nel 2013, le spese previste per questo settore ammontano a 8,43 miliardi di euro a fronte, per esempio, di oltre 57 miliardi destinati alla politica di coesione e dei 47 miliardi destinati alle politiche agricole. In entrambi questi casi si tratta di esborsi finanziari che ritornano interamente, sotto forma di investimenti e aiuti diretti, nelle economie degli Stati membri. Il DAB proposto dalla Commissione Europea, ha sottolineato Lewandowski, non aumenterebbe in alcun modo le spese amministrative: gli 11,2 miliardi aggiuntivi andrebbero per l’80% alla politica di coesione e agli strumenti per l’occupazione, mentre un significativo 8,8% agli investimenti infrastrutturali e alla ricerca. Le restanti integrazioni finanziarie sarebbero divise tra le politiche agricole e ambientali, quelle legate all’azione esterna dell’Unione e al settore giustizia e affari interni.

La palla passa ora al Consiglio dell’UE, cui spetta di esprimere la propria posizione in merito alla proposta della Commissione. Il 15 aprile Lewandowski presenterà il DAB alla commissione bilancio del PE. Perché il bilancio correttivo venga approvato è necessario infatti un accordo tra Parlamento e Consiglio che, in questo caso, vota a maggioranza qualificata.

L' Autore - Davide D'Urso

Caporedattore, Presidente del Consiglio di Redazione e Vice Presidente dell'Associazione OSARE Europa - Laureato in Scienze Internazionali e Studi Europei presso l'Università di Torino e la Scuola di Studi Superiori Ferdinando Rossi, ho avuto esperienze professionali a Torino e Novara nei settori della comunicazione e dell'internazionalizzazione d'impresa. Nel 2014 ho lavorato a Bruxelles come addetto stampa per la Presidenza italiana del Consiglio UE. Vivo e lavoro a Torino. Scrivo di politica e istituzioni UE, Mediterraneo e politica di vicinato.

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