lunedì , 19 febbraio 2018
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La figura di Emma Bonino, fra le guerre in Kosovo e Siria

A fine agosto è rimbalzata sulle scrivanie delle redazioni giornalistiche di tutta Italia questa affermazione: “la Siria non è il Kosovo, non è chiaro chi aiutare”. In piena tensione, con le navi americane già di fronte alle coste medio-orientali, questa dichiarazione sarebbe passata in secondo piano se non fosse stata pronunciata da un Ministro e per la precisione dal Ministro degli Esteri italiano Emma Bonino. Emma Bonino sta alla politica come le lotte referendarie stanno alle conquiste civili del nostro Paese. Avendo in tasca una laurea alla Bocconi, il Ministro è molto sensibile ai social network, tanto da avere un website personale con annesso un curriculum vitae multilingue, arabo compreso, e profili in Twitter e Facebook.

Perché questa dichiarazione, che potrebbe essere interpretata come un volo pindarico della memoria? Kosovo 1999 vs. Siria 2013, Balcani vs. Medio Oriente. Nei ricordi degli italiani rimangono ben poche tracce di quella guerra, nonostante i media dell’epoca ebbero un ruolo fondamentale nella costruzione del consenso prima e durante il conflitto. Una ricerca condotta da Maria Pozzato, Professore Associato presso il Dipartimento di Filosofia e Discipline della Comunicazione dell’Università di Bologna, sottolinea come “la guerra dei Balcani è divenuta, da una parte, il simbolo più recente del disordine internazionale e, dall’altra, il simbolo più recente di un tentativo di ordine. Questa guerra si è posta a metà strada tra una rappresentazione che stentava a individuare responsabilità e nemici definiti e una rappresentazione che collocava il nemico in un luogo stabile, come fu per la minaccia sovietica o durante la guerra del Golfo Persico”.

In quel drammatico contesto del 1999, la NATO bombardò la Repubblica Federale Jugoslava per ben 78 giorni senza l’autorizzazione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, che ancora una volta si trovò ingessato dal suo stesso sistema di voto. L’allora Segretario Generale Kofi Annan tenne a precisare che “l’intervento umanitario può prescindere, in caso di «abusi sistematici e massicci dei diritti umani», dal principio del rispetto della sovranità degli Stati e della non-ingerenza nelle loro questioni interne”. Venne così dato l’avvio a un conflitto che per la prima volta perseguiva i concetti di “causa umanitaria” e di “guerra giusta” (in merito si consiglia la lettura di Norberto Bobbio “Il problema della guerra e le vie della pace”, Il Mulino).

Emma Bonino, che ricopriva fin dal 1994 il delicato ruolo di Commissario Europeo agli aiuti umanitari, non ebbe dubbi con quale forza schierarsi, nonostante venisse da taluni considerata “troppo filo-serba”, mentre altri ne evidenziavano la “sua intransigenza contro Milošević”. Famose anche le sue parole in cui sottolineava come la guerra nei Balcani non l’avesse portata la NATO e che «professare la pace a ogni costo dinanzi a un macellaio ha lo stesso spessore politico-culturale del famoso slogan “facciamo l’amore non la guerra” degli anni Sessanta».

A fine marzo 1999 assistendo all’arrivo di un treno colmo di profughi da Priština (Kosovo), la Bonino lo paragonò alle deportazioni naziste, citando a riferimento, ironia della sorte, anche una pellicola che in quei giorni vinse l’Oscar come miglior film straniero: “La vita è bella” di Roberto Benigni. Il 14 giugno 1999 2,6 milioni di Italiani la premiarono spingendo la Lista dei Radicali che portava il suo nome a raggiungere un risultato storico con l’8.5% dei consensi, pari a 7 seggi in Europa.

Il “Kosovo vs. Siria” emerge anche nella recente intervista a Carla Del Ponte, ex procuratrice capo del Tribunale Penale Internazionale dell’ex-Jugoslavia, oggi membro della Commissione ONU sulle violazioni ai diritti umani in Siria. Alla domanda di una giornalista “che lezione abbiamo imparato dalla crisi balcanica?”, la sua risposta riempie di speranza il delicato lavoro delle diplomazie dei diversi Paesi: “Un eventuale intervento armato in Siria porterebbe solo ad altre vittime. I negoziati sono l’unica via d’uscita”. La posizione italiana non è in fondo così isolata.

 In foto: il ministro degli Esteri Emma Bonino (© Council of the European Union – 2013)

L' Autore - Luca De Poli

classe '70, Laurea in Scienze Politiche a Padova e Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali Comparate presso l'Universita' Ca' Foscari di Venezia. Master SDA Bocconi (2003-05) e Master Ipsoa (Pianificazione Patrimoniale). Autore del libro "78 giorni di bombardamento NATO: la Guerra del Kosovo vista dai principali media italiani" (Primo Premio al Concorso Internazionale 2015 Mario Pannunzio, Istituto Italiano di Cultura fondato da Arrigo Olivetti e Mario Soldati, Torino - Sez D). 100% del ricavato viene donato ad Amnesty International. E del libro "Ibrahim Rugova. Viaggio nella memoria tra il Kosovo e l'Italia" (Primo Premio Rive Gauche 2016 Firenze, patrocinato dal Ministero Beni Culturali). Dopo aver seguito per anni progetti nel settore bancario rivolti anche al mondo del Non Profit, dal 2015 si occupa di Wealth Management.

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One comment

  1. Molto interessante e davvero ben scritto.

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