domenica , 19 agosto 2018
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G7
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La Germania traina il G7: nuova linfa per il summit ?

Dal 1976, con l’aggiunta del Canada al gruppo dei 6 Paesi più industrializzati del mondo, il G7 è il vertice ristretto che riesce, meglio di molti altri consessi internazionali, a rappresentare le comuni istanze della maggioranza del PIL mondiale, più del 63%. I Paesi partecipanti – Stati Uniti, Canada, Gran Bretagna, Francia, Italia e Giappone – sono, infatti, accomunati non solo dall’elevato tasso d’industrializzazione, ma anche e soprattutto, da una vicinanza in termini ideali e culturali che ne garantisce esiti costruttivi sia pur spesso limitati a semplici dichiarazioni d’intenti più che da azioni concrete.

Nonostante spesso gli esiti di questa tipologia di vertici appaiano sin troppo fumosi, in Germania, quest’anno, i sette Grandi hanno affrontato concretamente tematiche di rilievo. La dichiarazione finale del Vertice tenutosi a Schloss Elmaus, in Baviera, appare essere non soltanto un insieme d’intenzioni, come spesso è avvenuto in passato, ma anche una lista di scadenze e di precisi obiettivi che insieme i Grandi possono raggiungere con la giusta dose d’impegno e un alto tasso di collaborazione.

Il TTIP al centro delle questioni economiche del Vertice

Anche se pienamente consapevoli delle difficoltà riscontrate nelle trattative e dei tanti distinguo che arrivano dai singoli Paesi europei, i sette Grandi hanno concordato sulla necessità di “raggiungere entro l’anno un accordo definitivo per l’istituzione dell’area di libero scambio USA-UE”. A fronte di tanto decisionismo, non si possono ignorare, però, le numerose criticità che il Trattato porta con sé; la possibilità di arbitrati internazionali privati quali strumento di risoluzione delle controversie in ambito commerciale è la critica maggiore che la sinistra europea e i partiti euroscettici muovono rispetto all’accordo in programma.

In tanti, anche in Italia, reputano il TTIP dannoso per i lavoratori e per le piccole imprese che rischiano di essere involontarie vittime di un sistema che diventa troppo grande da gestire, con oltre 800 milioni di cittadini interessati e quasi la metà del PIL mondiale coinvolto.

 Criticità a parte, in Baviera si è riconfermata la volontà politica di rafforzare le relazioni tra le due sponde dell’Atlantico, già solide in altri ambiti, la politica estera tra tutti, ma ancora poco, almeno stando agli economisti pro-TTIP, interconnesse dal punto di vista economico.

I rapporti con la Russia, la situazione in Ucraina e l’ambiente

Oltre che per l’economia, il Vertice è stato utile anche per fare il punto sulla situazione politica internazionale, specialmente in merito al rapporto, teso, con l’ex invitato russo Putin. Lo strumento delle sanzioni, che pare aver avuto effetti negativi sull’economia Russa senza risultare, però, indolore anche per i Paesi sanzionatori è stato definito necessario a detta di Stati Uniti e Francia, almeno “sino a che Mosca non applicherà in pieno gli accordi di Minsk, finora ripetutamente violati”. Linea dura portata avanti anche dal Presidente del Consiglio europeo, il polacco Tusk, che, esprimendo la voce orientale più che dell’intera Unione ha evidenziato l’utilità di un’intensificazione delle sanzioni stesse.

L’assenza di una competenza univoca in materia di politica estera, rende l’Europa divisa, quanto fragile, nell’affrontare la vicenda. Dal summit si evince la volontà di proseguire sulla strada delle sanzioni alla Russia, senza abbandonare la via diplomatica sostenuta soprattutto dall’Italia, che sull’Ucraina si presenta non del tutto allineata per via dei rapporti storici di amicizia e collaborazione sia con gli Stati Uniti che con la Russia.

G7 a trazione tedesca

La trazione tedesca del Vertice si è avvertita, a dire di molti osservatori internazionali, soprattutto sulle questioni attinenti l’ambiente. La netta presa di posizione dei partecipanti rispetto ad una riduzione significativa delle emissioni e un utilizzo più parsimonioso delle risorse palesano un adeguamento dei Grandi del pianeta alle politiche “ecologiste” portate avanti dalla Cancelliera Merkel in questi anni di Governo.

L’influenza tedesca si è avvertita, pienamente, per l’intera durata del Summit. L’innegabile realismo della dichiarazione finale ha contestualizzato un’intera tipologia di vertici, da sempre orientati troppo verso la teoria e poco verso la pratica. La “padrona di casa” Merkel ha senz’altro raggiunto l’obiettivo: compattare gli alleati e mostrare il peso economico e politico del fronte occidentale inclusivo, de facto, del Giappone.

L' Autore - Francesco E. Celentano

Classe 89', dottorando di ricerca in diritto internazionale e dell'Unione europea presso l'Università di Bari. Mi occupo di disastri naturali e regioni polari dal punto di vista giuridico. Già tirocinante presso il Consolato statunitense a Napoli prima e presso l'Organizzazione marittima internazionale poi. Laureato in Giurisprudenza, ho scritto la mia tesi su Consiglio di sicurezza ONU e proliferazione nucleare nel corso di un periodo di ricerca presso l'Ufficio ONU di Ginevra. Appassionato, fin da piccolo, di geopolitica, mi sto specializzando nello studio delle relazioni esterne dell'Unione europea e dell'attività delle Nazioni Unite, con un'attenzione particolare all'area dell'Asia Pacifico. Orgogliosamente ex rappresentante degli studenti ed attuale segretario dell'Associazione dei laureati del mio Ateneo. Twitter: @cesco_cele

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