martedì , 14 agosto 2018
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La nuova coalizione: cosa cambia per la politica europea ed estera della Germania?

Il primo documento programmatico della Große Koalition, è stato presentato il 27 novembre: quasi 200 pagine in cui si enumerano obiettivi e priorità per i prossimi quattro anni di governo in Germania. Dopo le sezioni su economia, lavoro, finanza, coesione sociale, sicurezza interna e diritti civili, le parti sesta e settima sono dedicate rispettivamente alla politica europea e alla politica estera. Ciò che emerge da queste ultime è tutt’altro che sorprendente: generica e cauta la formulazione dei punti, poche le proposte concrete, evidente la continuità di fondo con le strategie fino ad oggi perseguite dal Cancelliere Angela Merkel.

Starkes Europa” è il titolo della sezione sull’UE, ma quella che viene presentata è tutt’altro che un’Europa “forte” e niente fa intuire che vi sia una volontà di rafforzare il processo di integrazione. Lo sguardo sulla crisi dell’eurozona continua a offrire la diagnosi ormai ben nota basata sulle politiche fiscali errate di alcuni Stati membri e a suggerire riforme strutturali per il riordino delle finanze e la ripresa di competitività: certo, si fa accenno anche alla necessità di investimenti per la crescita e l’occupazione, ma senza proporre alcun impegno concreto. In sostanza, è ancora l’austerity la strategia da seguire, mentre viene riaffermata la convinzione che gli aiuti finanziari provenienti dall’UE per i Paesi in difficoltà possano essere solo una strategia di “last resort” e che vadano in ogni caso subordinati a rigidi criteri di condizionalità e ad approvazione parlamentare.

La settima sezione riguarda invece le “responsabilità internazionali” (“Verantwortung in der Welt”) della Germania. La parte sulla NATO è piuttosto debole, si citano poi Medio Oriente, Israele ed Iran e si afferma la necessità generale di bilanciare interessi strategici e valori, con particolare riferimento ai Paesi in via di sviluppo che producono materie prime fondamentali per l’industria tedesca (soprattutto nel settore automobilistico e in quello dell’elettronica).

Le parti più interessanti sono forse quelle dedicate alla Polonia e alla Russia, che riprendono una già anticipata strategia della Merkel per il rafforzamento di un dialogo trilaterale. Un altro accenno degno di nota è quello che viene fatto alla questione dei droni, oggetto di ampio dibattito la scorsa estate a seguito dello scandalo che aveva implicato il Ministro della difesa Thomas de Maizière per la poca trasparenza del progetto Euro Hawk, in cui la Germania ha investito 600 milioni di euro, duramente attaccato dai socialdemocratici tanto da invocare le dimissioni del Ministro. Anche in questo caso, però, nel documento si dichiara meramente la volontà di posporre il dibattito in materia.

Prevedibile questa assenza di novità: già durante la campagna elettorale, infatti, le posizioni dei principali partiti in materia di politica europea, e soprattutto di politica estera, erano apparse estremamente vicine (la questione dei droni era stata appunto una delle poche su cui la SPD aveva cercato di marcare una divergenza). Comprensibilissimo in un’Europa in cui il focus è, ora più che mai, sulle questioni economiche, e in una Germania che al “potere della spada” preferisce il “potere della borsa”: basti ricordare che, nel Paese della Merkel, la percentuale del PIL dedicata alla difesa si è attestata nel 2012 sull’1,4%, a fronte dell’1,7% dell’Italia, il 2,3% della Francia, e il 2,5% del Regno Unito.

(Foto: Wikimedia Commons) 

L' Autore - Chiara Franco

Laureanda magistrale in International and European Studies presso l’Università di Trento ed allieva della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Nel frattempo, sono passata da Parigi, Londra ed Istanbul per periodi di studio e ricerca. Scrivo di relazioni esterne dell’UE, con un occhio di riguardo a Turchia e Medioriente.

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