domenica , 19 agosto 2018
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Right2Water, l’acqua è un diritto umano: la prima iniziativa dei cittadini europei

È questo l’inequivocabile appello che si leva dalla sala stracolma del Parlamento Europeo, che il 17 febbraio ha ospitato l’audizione pubblica Right2Water, la prima iniziativa cittadina europea approdata nelle istituzioni. Un chiaro esempio di come la distanza percepita dalla gente possa annullarsi, quando in gioco ci sono istanze che vertono su questioni fondamentali abbinate alle capacità organizzative dei movimenti delle società civili europee.

Con questo strumento si può chiedere alla Commissione di presentare una proposta legislativa su un settore di sua competenza. Per poter esercitare un ruolo attivo nell’elaborazione dell’agenda politica europea bisogna raggiungere un milione di firme in almeno un quarto degli Stati membri (oggi 7 su 28); il quorum comprende un numero minimo di firme per Stato che varia a seconda del peso demografico di ciascun Paese.

Right2Water mira al riconoscimento dell’accesso all’acqua e ai sistemi sanitari come diritto umano. Le istituzioni e gli Stati sono chiamati ad assicurare che la fornitura e la gestione dell’acqua non siano soggette alle regole del mercato interno, che non si possa in altre parole procedere alla liberalizzazione. Registrata nel maggio 2012, ha raccolto quasi 2 milioni di firme. L’audizione è stata organizzata dalle commissioni ENVI, in collaborazione con IMCO, Petizioni e Sviluppo. Presenti, insieme a centinaia di cittadini, il Vice-Presidente della Commissione Šefčovič e vari eurodeputati. L’iniziativa è appoggiata dall’European Anti Poverty Network, l’European Public Health Alliance e la Confederazione Europea dei Sindacati.

Il lavoro dei promotori si basa essenzialmente sulla risoluzione 64/292 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite del 2010, che sancisce che l’accesso all’acqua potabile e ai sistemi sanitari è un diritto umano indispensabile per condurre un’esistenza dignitosa. Per sua natura, dunque, risulta essenziale alla realizzazione di tutti gli altri diritti. Secondo le stime dell’ONU, quasi 884 milioni di persone non hanno accesso all’acqua potabile e più di 2 miliardi e mezzo non possono usufruire dei servizi sanitari di base.

Nell’UE l’acqua e l’ambiente sono responsabilità condivise con gli Stati membri. La direttiva quadro sulle acque riconosce la fornitura d’acqua come servizio di interesse generale, mentre la direttiva sulle acque reflue mira a proteggere l’ambiente dagli scarichi. Quest’ultima soffre di inadempienze nell’applicazione: è notizia di pochi giorni, ad esempio, che l’Italia rischia l’ennesima sanzione per non aver adottato disposizioni adeguate che garantiscano una corretta manutenzione delle reti fognarie, provocando sprechi e inquinamenti.

Durante l’audizione si è riportato l’esempio di Parigi che, nel Paese delle multinazionali dell’acqua, decide di rimunicipalizzare il servizio idrico, ma anche di Dar es Salam, Johannesburg, Rio de Janeiro, Jakarta, dove è in atto una rivalutazione delle capacità del settore privato di garantirne la corretta manutenzione.

Se l’acqua fosse riconosciuta come diritto umano, gli Stati avrebbero l’obbligo di rispettare, cioè di non interferire, né direttamente né indirettamente, con il godimento di questo diritto. Ciò comprende il divieto di porre in essere qualsiasi pratica o attività che neghi o limiti la parità di accesso all’acqua potabile. L’obbligo di proteggere, ovvero di adottare misure legislative atte a impedire a terzi di interferire con il suo godimento, siano essi individui, gruppi, aziende o agenti operanti sotto controllo statale. Infine, l‘obbligo di realizzare, promuovendone un uso corretto, facilitandone l’accesso e garantendolo quando gli individui non sono in grado, per ragioni indipendenti dalla loro volontà, di farlo con i mezzi a loro disposizione.

L’atmosfera che si respira è di quelle da groppo al cuore. L’emozione è palpabile e sfocia in scrosci di applausi in svariate occasioni. Una di queste quando si cita la Grecia: si chiede alla Commissione di assumere una posizione decisa all’interno della Troika per escludere l’acqua dalle privatizzazioni senza fine che stanno svendendo il Paese.

L’UE è chiamata altresì ad assumersi la responsabilità internazionale per garantire l’accesso universale all’acqua nell’agenda post-2015, e a escludere questa risorsa dai vari negoziati di libero scambio in atto. Entro il 20 marzo la Commissione dovrà presentare una proposta legislativa. Con gli occhi dei cittadini europei puntati addosso.

In foto un’immagine della conferenza stampa al Parlamento Europeo, seguita alla presentazione di Right2Water (European Parliament – EU 2014). 

L' Autore - Redazione Europae

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