martedì , 20 febbraio 2018
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La riforma in tono minore della composizione del PE, prevalgono i veti nazionali

Mentre i riflettori sono puntati sulle elezioni tedesche che avverranno il prossimo settembre, l’Unione Europea sta ultimando i preparativi per le elezioni parlamentari che si terranno tra il 24 e il 25 maggio 2014. Un passo in avanti in tal senso è stato compiuto oggi dal Parlamento Europeo che ha approvato una bozza di decisione del Consiglio volta a ridurre i seggi parlamentari per la prossima legislatura con 574 voti a favore, 71 contrari e 39 astensioni. Ora toccherà al Consiglio Europeo di giugno dare il definitivo via libera. Questa modifica è indirizzata ad allinearsi al dettato dell’Art.14 del Trattato di Lisbona, attualmente in deroga: questo fissa, tra le altre cose, un totale massimo di deputati pari a 750 più il Presidente ed un minimo di 6 o un massimo di 96 deputati per ogni Stato Membro.

Attualmente il numero totale dei deputati europei conta 754 membri, di cui 736 eletti nel 2009 sulla base delle norme previste dal Trattato di Nizza e 18 sotto la deroga all’articolo 14 del Trattato di Lisbona. A ciò va aggiunto che a luglio, quando la Croazia farà ingresso nell’Unione Europea, si verranno ad aggiungere nell’emiciclo 12 nuovi deputati, raggiungendo così un totale di 766. Un’altra distorsione da correggere, inoltre, era costituita dal numero dei parlamentari della Germania, i quali ad oggi ammontano a 99, mentre il Trattato di Lisbona fissa come limite massimo per ogni Stato membro 96 deputati.

La riduzione dei parlamentari è il risultato di una difficile operazione non solo matematica ma anche ideologica poiché, come si può immaginare in un’Unione Europea in cui l’orgoglio nazionale è il primo elemento da tutelare, pochi Stati erano disposti a rinunciare senza storcere il naso. Ad esempio, dato per assodato che alla Germania andavano tolti obbligatoriamente tre seggi, altrettanto scontato era il fatto che questa non fosse più disposta ad accettare tagli fra le file dei suoi parlamentari e che, di conseguenza, anche gli altri Stati membri popolosi non avrebbero accettato una riduzione. Dove tagliare, dunque? Alla fine a fare le spese dell’applicazione della cosiddetta proporzionalità digressiva sono stati 12 Stati membri tra i medio-piccoli: Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Portogallo, Romania e Ungheria perderanno nel prossimo turno un deputato ciascuno. Mentre quindi la Croazia neanche ad un anno dal suo ingresso vedrà ridursi la sua rappresentanza in Parlamento, i grossi Stati Membri, vale a dire Francia, Italia, Regno Unito e non da ultimo anche la Germania, vedono garantiti i loro seggi. Cosa che non è piaciuta ad alcuni deputati che hanno parlato di una soluzione antidemocratica.

Dal canto loro, i due rapporteur della proposta, Rafał Trzaskowski, polacco del PPE (Partito Popolare Europeo), e Roberto Gualtieri, italiano dei S&D (Progressive Alliance of Socialists and Democrats in the European Parliament), hanno riconosciuto che si tratta di una soluzione imperfetta volta ad assicurare il male minore, ovvero che non vi fossero aumenti per gli Stati più popolosi e tagli drastici per i meno abitati. Secondo il testo approvato oggi, le cose cambieranno per le prossime elezioni del 2019, quando il Parlamento Europeo presenterà una modifica del sistema elettorale obiettiva, duratura e trasparente e quando, si aspettano i parlamentari, si rivedranno i sistemi di voto nell’intero assetto istituzionale. Resta legittima, tuttavia, la critica avanzata, tra gli altri, dal deputato tedesco del Gruppo confederale della Sinistra unitaria europea/Sinistra verde nordica, Helmut Scholz, che pur votando a favore della proposta ha sottolineato come il Parlamento Europeo abbia mancato di lungimiranza rimandando decisioni più drastiche alla prossima legislatura.

In previsione delle elezioni del 2014, nel frattempo, continuano a farsi largo proposte volte a rendere tali elezioni più europee. La più interessante fra le tante è l’idea che ogni partito dichiari in campagna elettorale quale nome sosterrà per la presidenza alla Commissione Europea. Un’iniziativa che sicuramente va nella direzione di incrementare trasparenza e democraticità, ma che tuttavia lascia dei dubbi. La cittadinanza europea e soprattutto i partiti nazionali sono davvero pronti?

In foto: l’emiciclo del Parlamento Europeo in sessione plenaria (Foto: European Parliament)

 

 

L' Autore - Valentina Ferrara

Vice-direttore - Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche con una tesi in Storia dell'Integrazione Europea dal titolo "Unione Europea e discriminazioni". Ho sempre avuto la passione per il giornalismo, per il mondo della comunicazione e per l'Unione Europea, per questo non ho avuto alcun dubbio a partecipare alla creazione di Europae, la fonte d'informazione che sono sempre andata cercando.

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