venerdì , 17 agosto 2018
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La Serbia e le autonomie: lo Statuto della Voivodina

In questi mesi, crisi economica, clima internazionale e scarsa fiducia verso le istituzioni e la loro capacità di cambiare la situazione hanno riportato al centro dell’attenzione alcune istanze regionali ed indipendentiste. Il caso più attuale, ma non l’unico, è la Crimea. Anche il Bel Paese non è immune: Veneto, Sardegna, Padania. Oppure, in ambito europeo, Scozia e Catalogna. Dal fermento non sono esclusi i Balcani, crocevia di popolazioni e culture. Caso particolare è la Voivodina.

Situata nel nord della Serbia, la Voivodina ne ospita la seconda città più popolosa, Novi Sad, ed è la regione economicamente più ricca del Paese. Una ricchezza non solo economica, ma anche linguistica e culturale: nove sono infatti le lingue ufficialmente riconosciute, una delle quali, il ruteno, è riconosciuto come tale solo in Voivodina. In pratica una sorta di “colorato condominio” abitato da famiglie serbe, ungheresi, slovacche, croate, rumene, rom, rutene e poi bulgare, macedoni e ceche.

Ognuna con propri usi e propria storia. Il “regolamento di condominio” della regione, redatto in altrettante lingue, ne regola il funzionamento, riconoscendo le diversità interne e i bisogni differenti rispetto al resto della Serbia. Già nella Jugoslavia di Tito la Voivodina godeva di importanti autonomie, eliminate poi da Milošević. Malgrado ciò in Voivodina non si è assistito a nessuna frizione interetnica, né a scontri culturali. È assente anche una vera volontà secessionista: si rivendica solo l’autonomia e la salvaguardia delle proprie specificità.

Una tesi confermata dall’iter legislativo seguito per ottenere uno Statuto all’interno della Serbia. Iter iniziato all’indomani del referendum che approvò la nuova Costituzione serba: ottobre 2006. Il testo costituzionale prevedeva infatti due province autonome: Kosovo-Metohija e Voivodina. Circa due anni dopo, nell’ottobre 2008, l’Assemblea della Voivodina approvava, con soddisfazione e pochi pareri contrari, il proprio Statuto.

Serviva però l’approvazione del Parlamento nazionale. I radicali si dichiararono contrari alla Carta, ritenuta portatrice di idee separatiste. Il dibattito dura più di un anno. Alcuni intellettuali presero parte esprimendo la propria preoccupazione per la circoscrizione di Subotica, città al confine con l’Ungheria abitata prevalentemente da magiari e ritenuta potenzialmente secessionista. Lo Statuto è stato ratificato solo nel 2009.

Non sono però cessate le discussioni, dettate da tre principali spunti: crisi economica, questione Kosovo e intervento della Corte Costituzionale serba. Con il Kosovo de facto indipendente, molti serbi hanno temuto l’effetto contagio sulla Voivodina. Questo malgrado le differenze tra le due regioni. La Voivodina vanta un mosaico di popolazioni diverse, nel quale i serbi rappresentano la relativa maggioranza, seguiti dai magiari e poi slovacchi, croati, rumeni, ruteni. Il Kosovo è invece etnicamente quasi omogeneo ed a maggioranza albanese. Le dispute fra il governo serbo la Voivodina sono poi perlopiù dettate da questioni economiche. L’effetto domino poi in realtà non si è avuto, ma le preoccupazioni, per lo più dei nazionalisti, sono rimaste.

Nel marzo scorso un’opinione sullo Statuto è stata chiesta anche alla Corte Costituzionale serba. Nel parere del dicembre 2013 la Corte ha definito alcune parti dello Statuto “incostituzionali”, concedendo 6 mesi di tempo per modificarle, pena l’annullamento dello stesso. Così mentre i media sfruttano le sensibilità di una parte della popolazione gridando ad una “nuova secessione”, giuristi e politici della Voivodina lavorano per modificare le quattro parti contestate:

  1. la definizione dello Statuto come “Atto Costitutivo”;
  2. la definizione di Novi Sad come “capitale”;
  3. l’autonomia nella cooperazione internazionale, con la Voivodina che può soltanto cooperare con corrispettive comunità territoriali straniere tramite ambasciatori dello Stato serbo;
  4. la denominazione di “governo” della Voivodina, da sostituire con “Consiglio direttivo”.

Obiezioni riferite quindi più alla terminologia che alla sostanza. Secondo alcuni la “questione statuto” sarebbe da attribuire a motivi puramente politici: la Voivodina è la roccaforte del Partito Democratico-DS, ora all’opposizione del governo a guida progressista (SNS). I toni della discussione sarebbero stati elevati proprio per minare una delle roccaforti dell’opposizione. Un’eventualità che sarebbe prova di classe politica immatura e incapace di recepire le lezioni del passato: alzare la tensione o addirittura fomentare odio fra popolazioni per guadagnare consenso è un gioco molto pericoloso.

Nell’immagine la fortezza Petrovaradin a Novi Sad, la “Gibilterra degli Asburgo” (Wikimedia Commons). 

L' Autore - Sarah Camilla Rege

Responsabile Allargamento - Laureata in Relazioni Internazionali presso l'Alma Mater Studiorum di Bologna. Da sempre affascinata dai Balcani, dopo un periodo di tirocinio con AIESEC a Novi Sad (Serbia) ho ultimato la tesi di laurea magistrale riguardante il mondo delle Organizzazioni Non Governative e la società civile in Serbia. Nel 2012 ho frequentato la summer school "Integrating Europe through Human Rights" presso la Higher School of Economics di Mosca.

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One comment

  1. Non ho/abbiamo difficolta’ comprendere le relazioni di Sarah C. Rege in Serbia! “la crema” delle ONG sostenute da Soros!
    Cosa servono tutte le citazioni di autonomie, lingue, abitudini, culture? Sotto, sotto……
    Sarebbe ora che si smetta a tirare in ballo Milošević. Se ha un po studiato la storia,la politica, la costituzione sulle autonomie comprendera che si riferiva per la Jugoslavia Socialista e Federata. Distrugendola (anche il nome, perche’ “non doveva dar esempio” parole di Chomsky nei “Cortili dello zio Sam”) decadeva anche l’ autonomia/e.
    “Tutto il resto e’ noia”

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