sabato , 24 febbraio 2018
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Spagna
Iglesias di Podemos durante un comizio © La Veu del Paìs Valencià - www.flickr.com, 2015

La Spagna di nuovo al voto: regna l’incertezza

Dopo 135 giorni di consultazioni inconcludenti volte alla creazione di una coalizione di governo, lo scorso 3 maggio re Felipe VI di Spagna ha sciolto il Parlamento, indicendo nuove elezioni per il 26 giugno. Il Paese non viveva una condizione politica così frammentata dalla caduta del franchismo, uno stallo che per gli analisti faticherà a sbloccarsi in tempi brevi.

Dalle elezioni del 20 dicembre ad oggi

Lo scorso 20 dicembre gli spagnoli sono stati chiamati alle urne: nessun partito ha però raggiunto la maggioranza assoluta dei voti. Il Partito Popolare (PP) dell’ex Primo Ministro Mariano Rajoy ne è uscito vincitore con il 28,72% dei consensi al Congresso e il 29,96% al Senato. Il leader è stato quindi incaricato di costituire una coalizione di governo per guidare il Paese. Avendo però fallito nel tentativo di assicurarsi una maggioranza stabile in Parlamento, il 22 gennaio ha dovuto cedere la palla al Partito Socialista Operaio Spagnolo (PSOE) di Pedro Sanchez, il secondo più votato. Non avendo trovato né l’appoggio del partito Podemos di Pablo Iglesias né di Rajoy, anche Sanchez ha dovuto rinunciare all’incarico. Ecco quindi la decisione di Felipe VI di indire nuove elezioni.

Socialisti contro Popolari

A giugno si aprirà una nuova campagna elettorale che durerà una ventina di giorni e sarà caratterizzata da costi abbastanza contenuti. Secondo gli analisti, l’ago della bilancia non dovrebbe spostarsi molto dai risultati ottenuti sei mesi fa. I sondaggi vedono il PP leggermente in salita, nonostante gli scandali che lo hanno colpito negli ultimi mesi. Diversi membri del Partito Popolare sono stati infatti indagati a Madrid e a Valencia per corruzione. Nella capitale tre inchieste hanno portato all’arresto di ben 70 persone per presunte tangenti. Stessa situazione a Valencia, dove a fare scalpore è stato un giro di mazzette che vedrebbe il coinvolgimento anche dell’ex sindaco Rita Barberà. Socialisti e Popolari si distanzierebbero quindi di circa 9 punti, rispettivamente col 20,3% e il 29%.

Podemos contro Ciudadanos

A destabilizzare il bipartitismo, che per decenni ha visto contrapporsi Popolari e Socialisti, sono stati due partiti emergenti: Podemos e Ciudadanos. Metroscopia dà Podemos al 18,1% e Ciudadanos al 16,9. Il Partito della Cittadinanza di Albert Rivera rappresenta una forza moderata e di ispirazione europeista, principi nettamente contrapposti rispetto alla lotta all’austerity e alle forze europee professati dal Partito di Pablo Iglesias. Gli spagnoli sono quindi chiamati a scegliere oltre che tra il “vecchio” e in nuovo, anche tra due forze inedite nel panorama politico del Paese, ma allo stesso tempo tra loro contrapposte.

Il timore è che dalle votazioni di giugno ne scaturisca una situazione pari a quella di dicembre. Un Paese in ripresa dopo anni di profondo rosso rischia di spingersi in acque incerte frutto della paralisi della pubblica amministrazione. La Commissione Europea chiede una revisione delle finanze statali, ma un governo provvisorio non può certo adempire a questi obblighi. Se dalle urne dovesse invece uscire un più netto distacco tra le forze in campo allora entro settembre il popolo riuscirà ad avere finalmente un nuovo governo.

L' Autore - Jennifer Murphy

Studentessa trentina laureata in Studi Internazionali e prossimamente in Gestione del territorio e dell’ambiente presso l’Università degli Studi di Trento. La mia tesi sulla diffusione delle tematiche europee nelle scuole superiori della mia Regione mi ha ulteriormente avvicinata all’UE e al modo attraverso il quale raccontarla. Mi piace osservare il mondo per capirlo ed interpretarlo al meglio.

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