martedì , 14 agosto 2018
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L’ascesa di Renzi: lucidità o azzardo?

Tre settimane fa Federica Mogherini, membro della Direzione del PD con l’incarico per la politica estera ed europea aveva detto, in un incontro a Bruxelles, che la nuova leadership di Matteo Renzi sarebbe stata l’elemento fondante della campagna elettorale per le europee di maggio. Il responsabile della comunicazione del PD, Francesco Nicodemo, si era spinto a dire che non c’è in Europa un esempio di energia e innovazione paragonabile a Renzi.

Che un Segretario di partito potesse ritagliarsi un ruolo da trascinatore europeo, era sembrato un po’ strano. Se a farlo fosse un Presidente del Consiglio sarebbe già più normale. Si può spiegare anche così la scelta di Renzi, che dopo una settimana convulsa ha deciso di sfiduciare Enrico Letta in modo morbido (l’unico possibile), ovvero attraverso un voto della Direzione Nazionale del PD.

Molti hanno provato a mettersi nei panni di Renzi ed a chiedersi il perché di questa scelta. La risposta che tutti si sono dati è una sola: Renzi è uno che corre, se sta fermo si logora, perde consensi. Correre, per il governo Letta, sarebbe stato praticamente impossibile: meglio dunque rischiare il tutto per tutto, contraddirsi in maniera esplicita, rischiare anche qualche accusa di tradimento.

Ogni singolo giornale, blog, sito d’informazione ha raccontato i retroscena montando, dopo il caso politico, il caso mediatico, in una rincorsa in cui non si riusciva a capire, per un momento, se la notizia inseguisse il fatto o se piuttosto lo creasse. Eppure, per una serie di motivi, la mossa di Renzi, pur essendo prevedibile, risulta piuttosto assurda.

Prima, Seconda, Terza Repubblica. Esiste un Paese a nord delle Alpi che ha inventato il concetto moderno di Repubblica. In quel Paese, contano le repubbliche insieme alle Costituzioni: una nuova Repubblica viene dopo una nuova Costituzione, perché cambia tutto, dalle istituzioni ai rapporti di potere. Ad un certo punto, quel Paese si è trovato in un guaio brutto, peggiore della nostra crisi di oggi. Per uscire dal guaio ha chiamato uno che ne aveva già risolti tanti, ancora più grossi.

Questo signore, molto ambizioso, incredibilmente arrogante, tremendamente capace, ha detto di no: prima cambiate tutto, e mi consegnate le chiavi di una Repubblica dove io avrò davvero il potere di decidere, poi se ne parla. Così, è diventato Presidente della V^ Repubblica francese, quella semi-presidenziale, che dura ancora oggi. No, Charles de Gaulle non era uno stupido. Sì, quella italiana è invece ancora la prima Repubblica.

Palude, pantano, la Roma dei palazzi. Renzi si è fatto consegnare da Letta le chiavi della macchina, che resta la stessa. La squadra di governo sarà presentata in settimana, e il gioco ricomincia. Le possibilità sono due: un governo che fa poche cose importanti, come la riforma elettorale e costituzionale per abolire il Senato e arrivare al voto, oppure un governo che vuole andare avanti il più possibile, quello che sembra avere in testa Renzi. Come Alfano gli ha già fatto capire, in entrambi i casi, a meno di cercare inesplorate maggioranze penta stellate (e forse non sarebbe male, giudizio di valore) bisogna fare i conti col Nuovo Centro Destra. Nulla cambia.

I bravi Ministri del Totoministri. Quando Letta ha proposto la sua squadra di governo, dopo i consueti giorni in cui giravano nomi di ogni genere, erano contenti in molti. Un bel governo, volti giovani e competenti, qualche innovazione, molte donne. Gli scivoloni ci sono stati, da Idem a Cancellieri. Ma nel complesso, la squadra era buona, se comparata al governo Berlusconi 2008 e a quello Prodi 2006. La differenza tra una squadra buona e una cattiva sembra più in termini di visibilità positiva che di risultati conseguiti. Forse perché non è la squadra il vero problema.

Europa, nel bene e nel male. Il Congresso PSE che lancerà la candidatura di Martin Schulz alla presidenza della Commissione si terrà quest’anno a Roma: simbolicamente anche per accogliere il Partito Democratico. A questo punto, come Segretario e Presidente del Consiglio, il ruolo di Renzi potrà essere più incisivo, ed ottenere da Schulz un impegno vero, una volta alla Commissione, per contrattare con Angela Merkel qualche cambiamento nelle politiche economiche europee. Ma l’Europa, oltre che la speranza migliore, è il rischio maggiore. Se le elezioni andranno male, Renzi si troverà ad affrontare, come i suoi predecessori, una rivolta di partito. A quel punto emergerà ancora più chiaramente un elemento: la stabilità non è funzione del personale politico, ma delle istituzioni.

Nell’immagne, Matteo Renzi all’European University Institute, nel maggio 2011 (© European University Institute).

L' Autore - Andrea Sorbello

Iscritto alla Magistrale in Relazioni Internazionali - Studi Europei a Torino. Appassionato/morbosamente interessato a questioni di politica economica, relazioni internazionali, politica italiana (sic) e auto sportive. Lieto di contribuire a Rivista Europae!

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