giovedì , 16 agosto 2018
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Le larghe intese in Germania: accordo raggiunto

Accordo raggiunto fra Angela Merkel, la indiscussa vincitrice delle elezioni federali tedesche di settembre, e i socialdemocratici della SPD: la Germania sarà governata da una grande coalizione guidata dalla leader del movimento cristiano-democratico, la CDU/CSU. Ci sono voluti due mesi perché la locomotiva d’Europa trovasse una soluzione alla paradossale situazione post-elettorale in cui si era ritrovata: nonostante la vittoria del Cancelliere uscente (41% dei voti) sia stata schiacciante, per una manciata di voti la CDU/CSU non ha conquistato la maggioranza assoluta dei seggi. Non potendo dunque lanciare un governo monocolore, Merkel è stata costretta a cercare degli alleati in Parlamento: scartata molto presto l’ipotesi dei Verdi, l’unica soluzione possibile era di ricercare l’appoggio della SPD.

I socialdemocratici sono giunti secondi all’ultima tornata elettorale, con circa il 25% dei voti. La relativa forza negoziale che questo risultato ha concesso loro spiega la lunghezza delle trattative. Un secondo fattore importante è stata poi la riluttanza della SPD a impegnarsi in una nuova grande coalizione, dopo che la prima esperienza simile, fra il 2005 e il 2009, era stata poi pagata a caro prezzo in termini elettorali. La base socialdemocratica infatti, già segnata dalle riforme dell’Agenda 2010 del Cancelliere socialdemocratico Gerhard Schröder, ha mal sopportato la convivenza con i moderati della CDU al governo. Ecco spiegato perché l’accordo fra le due leadership è stato molto complicato: nonostante la leva negoziale di Merkel fosse molto forte, la SPD ha dovuto trasmettere l’impressione di ottenere importanti concessioni sui temi cari al proprio elettorato. E difatti l’accordo raggiunto deve essere ancora sottoposto all’esame della base del partito, che si esprimerà entro il 14 dicembre.

L’apertura più significativa di Merkel ai suoi nuovi alleati è quella sul salario minimo, che verrà fissato a 8,50 euro all’ora. Si tratta di un’innovazione importante, che verrà applicata indistintamente in tutto il Paese, compresi ovviamente i lander orientali più poveri rispetto ai territori occidentali. L’introduzione del salario minimo avverrà gradualmente, probabilmente per non spaventare eccessivamente gli ambienti imprenditoriali vicini al Cancelliere: esso sarà obbligatorio per tutti solo dal 2016. Secondo Die Linke, che diventa oggi il principale partito di opposizione a sinistra, quest’ultima previsione permetterà agli imprenditori di negoziare nuove eccezioni da qui al 2016, limitando la portata sociale dell’intervento. Da un punto di vista europeo, l’aumento dei salari in Germania costituisce un incoraggiante segnale di sostegno alla domanda interna, individuato come uno dei rimedi più efficaci agli attuali disequilibri nell’eurozona.

Nella stessa direzione vanno anche i 23 miliardi di investimenti in quattro anni su cui si sono accordati SPD e CDU. Si tratta di un compromesso, dato che le richieste dei socialdemocratici erano molto più elevate e Merkel ha dovuto cedere sull’aumento della spesa pubblica. Una spesa che però coprirà voci importanti come quelle delle infrastrutture (5 miliardi), istruzione (6 miliardi) e ricerca (3% del PIL). I punti su cui Merkel invece non ha fatto alcun passo indietro sono quelli della tassazione e del debito: nessun aumento, punto. I nuovi investimenti saranno finanziati grazie ai surplus accumulati sinora.

In materia di stabilità finanziaria dunque Merkel non rinuncia alla propria coerenza: a fianco della fermezza interna infatti, viene ribadita l’opposizione a ogni forma di mutualizzazione del debito dei Paesi europei. “Ogni Stato membro è responsabile del proprio debito”, queste le parole del Cancelliere. Sul punto la SPD ha sottoscritto in pieno il pensiero di Merkel, frustrando le speranze di coloro che per mesi hanno sperato in un cambio di rotta del nuovo governo tedesco. Anche sull’unione bancaria, la SPD ha condiviso le resistenze di Merkel contro un intervento europeo troppo intrusivo.

Altre misure, come una parziale revisione dei criteri di accesso alle pensioni, voluta dalla SPD, e il pedaggio per gli stranieri sulle autostrade tedesche, sostenuto dalla CSU, potrebbero comunque incorrere nell’analisi critica della Commissione Europea, che già si è espressa con nuova attenzione sul surplus commerciale eccessivo di Berlino. Ma nonostante tutto, l’accordo di governo in Germania non sembra portare prospettive così nuove in Europa.

In foto la ressa della stampa alla firma dell’accordo di coalizione in Germania (Foto: Wikimedia Commons) 

L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

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