martedì , 20 febbraio 2018
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Cameron, Hollande e Merkel (Foto: Bundesregierung/Bergmann)

Le richieste di Cameron e l’Europa a due velocità

Al netto dei rischi legati alla situazione economica e politica del Sud Europa e della complessità del dibattito politico in Europa, il 2015 potrebbe diventare a sorpresa un anno di riforme per l’Unione Europea. Le richieste di cambiamento manifestate con forza dal Regno Unito dopo le elezioni dello scorso maggio, unite all’esigenza di molti Paesi dell’eurozona di rafforzare l’unione economica e monetaria, stanno infatti disegnando un inatteso percorso di riforma dell’assetto istituzionale e politico dell’Europa. Le triangolazioni tra Londra, Berlino e Roma, il cambiamento di priorità deciso dalla Commissione Juncker e un consenso crescente circa l’esigenza di scendere a compromessi con David Cameron per evitare la “Brexit” hanno cambiato il clima politico in Europa.

Londra verso il referendum

Il punto di partenza della discussione è che il Regno Unito non scherza affatto sul suo futuro europeo. Uscito trionfatore dalle elezioni, il premier Cameron ha confermato l’intenzione del governo britannico di tenere un referendum sulla permanenza del suo Paese nell’UE entro il 2017. Il voto potrebbe persino essere anticipato al 2016, si dice a Londra, per rispondere alle richieste dell’ala conservatrice dei Tories e ai partner europei, che vorrebbero risolvere la questione nel più breve tempo possibile.

Il governo non conferma, ma un voto nel 2016 potrebbe scongiurare un’ulteriore radicalizzazione del confronto causata dal protrarsi del dibattito e dal possibile affievolirsi dell’effetto della legittimazione democratica ottenuta dal governo. Cameron vorrebbe un confronto sereno che favorisca il fronte del “sì” alla permanenza in Europa, ottenendo dall’UE concessioni nei settori chiave dell’immigrazione e della sovranità parlamentare nazionale.

Immigrazione e sovranità democratica

All’indomani della rielezione, Cameron ha rimodulato le richieste britanniche in tema di immigrazione. Dalla limitazione all’ingresso di cittadini di altri Stati membri, il governo britannico ha scelto un approccio più conciliante, condivisibile anche da Paesi come la Germania, che si è sempre battuta a difesa della libera circolazione dei cittadini UE. Le limitazioni chieste da Cameron riguarderebbero oggi l’accesso ai benefici previdenziali, che si vorrebbero condizionati a un periodo minimo di lavoro nel Paese di arrivo. Sul tema dei migranti provenienti da Paesi terzi, Cameron vorrebbe inoltre rassicurazioni sull’esclusione del Regno Unito dal sistema delle quote in discussione a Bruxelles.

Per quanto riguarda l’assetto politico-istituzionale, Londra chiede la possibilità di recedere dall’impegno a lavorare per un’unione “sempre più stretta” previsto dal preambolo del Trattato di Lisbona. Secondo quanto rivelano fonti diplomatiche citate da molti quotidiani europei, il governo britannico deriverebbe da tale principio la concessione ai parlamenti nazionali di un potere di veto collettivo rispetto a decisioni legislative assunte a livello europeo. Westminster non chiederebbe per sé il potere di impedire l’entrata in vigore di misure decise a Bruxelles e Strasburgo, ma condividerebbe questa prerogativa con gli altri parlamenti degli Stati membri e potrebbe esercitarlo insieme a un numero minimo di assemblee nazionali.

Un’Europa a due velocità?

Lo scenario “inglesi contro tutti” – temuto all’indomani delle elezioni britanniche – sembra oggi superato, come dimostrano anche le dichiarazioni concilianti di Juncker e Merkel. Il vero tema in agenda è quello di trasformare l’UE per renderla capace di rispondere alle sfide provenienti dallo scenario internazionale e dal nuovo contesto socio-economico interno agli Stati membri. Il Consiglio Europeo di giugno sarà un importante momento di confronto che consentirà di definire i contorni di un processo politico che potrebbe cambiare l’UE così come la conosciamo, arrivando  dopo il referendum britannico anche ad una revisione dei trattati.

La vecchia idea di “Europa e due velocità” potrebbe rappresentare il punto di equilibrio tra l’esigenza manifestata da Paesi come Germania, Italia e Francia di integrare maggiormente l’eurozona e quella manifestata da altri, Regno Unito in testa, che chiedono di fermare il processo di accentramento dei poteri a Bruxelles e di restituire molti settori alle istituzioni della sovranità democratica nazionale. Mantenere integro il mercato unico, tenere Londra all’interno dell’UE scongiurando un pericoloso processo di disgregazione e consentire una maggiore integrazione ai Paesi dell’eurozona. La prospettiva inizia a piacere a molti.

L' Autore - Davide D'Urso

Caporedattore, Presidente del Consiglio di Redazione e Vice Presidente dell'Associazione OSARE Europa - Laureato in Scienze Internazionali e Studi Europei presso l'Università di Torino e la Scuola di Studi Superiori Ferdinando Rossi, ho avuto esperienze professionali a Torino e Novara nei settori della comunicazione e dell'internazionalizzazione d'impresa. Nel 2014 ho lavorato a Bruxelles come addetto stampa per la Presidenza italiana del Consiglio UE. Vivo e lavoro a Torino. Scrivo di politica e istituzioni UE, Mediterraneo e politica di vicinato.

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One comment

  1. RAZZISMO CONTRO GLI EUROPEI …..
    Questa e’ la storia di un cittadino Italiano europeo di 52 anni residente a Londra più’ di 19 anni, dal 1997, gli e’ stata rifiutata l’assistenza sanitaria un servizio chiamato a Londra ESA-Employment and Support Allowance, un servizio per le persone che non possono lavorare per un periodo di malattia e al ritorno al lavoro.
    Dopo poco di due mesi di attesa dal 10 Novembre 2015, che aspettava una risposta finale, dalla domanda di questo beneficio, e dopo aver spedito il modulo correttamente e tutta la documentazione , e prove di residenza dal 1997 fino al 2015, all’ufficio di Belfast Benefit Centre, Jobcentre Plus Plaza Building, 31-41 Chichester Street, BT1 4JD- una volta mandato il modulo, c’e stata un’altra richiesta dall’ufficio Belfast Benefit di far fare il test di residente abituale in Uk-”(Habitually Resident)- Right to reside and Habitual Residence Decision”, per passare questo tipo di test un Italiano residente a Londra deve essere residente nel Regno Unito da almeno 5 anni , per superare la prova test di residenza abituale in Uk.
    Dopo alcuni giorni il 19 Dicembre 2015 ha ricevuto la lettera dal Department for work pensions, che spiegava , che non aveva passato il test di ”residenza abituale” dopo aver vissuto 19 anni nel Regno Unito , e non poteva avere nessuna assistenza sanitaria e doveva pagarsi tutte le sue spese medicinali, e visite mediche, nella lettera spiegava che , per avere la residenza abituale un cittadino straniero doveva restare nel Regno Unito più di 5 anni, come potete vedere nella lettera pubblicata in Inglese.
    Come al solito la nuova legge Inglese del Ministro Cameron ” Razzista a modo suo” , infatti sta creando poverta e
    alti tassi di criminalità tra la popolazione Inglese , da quando ha iniziato a tagliare benefici , nei quartieri poveri di Londra , tanti problemi di questo tipo , colpisce anche tutti gli Italiani , che sono residenti da anni in Uk, e ogni volta che un Italiano chiede un benificio, ci sono sempre problemi di questo tipo.
    Ci sono tanti immigrati Italiani nel Regno Unito, e non parliamo di persone provenienti da altri continenti, ma dall’Unione Europea. Italiani inclusi, che in Uk, secondo stime non ufficiali, sono oltre 550mila. Ora però potrebbe arrivare una stretta per frenare il flusso oltre la Manica, il governo Inglese pensa infatti all’introduzione di ”misure razziste”, che permettano di non garantire il welfare ai cittadini di altri paesi europei per i primi 4 anni di residenza , e di rimpatriare chi è disoccupato da oltre sei mesi. E nel caso in cui queste proposte non fossero recepite da Bruxelles, non è nemmeno esclusa l’uscita dalla Ue. ”(Magari uscisse)”
    Nella lettera inviata all’Italiano come potete vedere nella foto gli e’ stata negata la residenza abituale , e assistenza medica, dopo aver presentato tutte le prove di residenza dal 1997 al 2015, ora essendo pure malato dovra” trovarsi un lavoro per poter vivere, e tornare in Italia, sia per le visite e controlli, anche per affrontare una delicata operazione alla coleciste.

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