mercoledì , 21 febbraio 2018
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Lettonia nell’eurozona: il percorso economico della “tigre baltica”

Il 1 gennaio del 2014 la Lettonia è divenuto ufficialmente il diciottesimo Stato della zona euro. Il traguardo può essere visto come capolinea della recente storia economica, caratterizzata dalla più totale instabilità, e come premio per i notevoli sforzi compiuti dal Paese per dimenticare l’ultima crisi e gli eccessi del passato. La storia economica recente del Paese inizia nel 1992, con l’enorme caos derivato dal passaggio dall’economia pianificata ad una di mercato e dal rublo russo al lat. La piena indipendenza raggiunta l’anno prima rappresentava un’enorme sfida per il Paese, irta di difficoltà ed opportunità.

In un primo momento furono le difficoltà a prevalere, poiché mentre avveniva la transizione verso la nuova valuta, la banca centrale lettone era responsabile della politica monetaria e nello stesso tempo l’unica banca commerciale del Paese. Dopo un decennio di deflazione sovietica, l’inflazione sui beni di consumo nel 1992 si inerpicò fino al 1051%. Nello stesso tempo tra il 1990 ed il 1992 il PIL praticamente si dimezzò. La situazione era insostenibile dal momento che le pressioni statali verso la banca centrale erano totalmente contraddittorie ed inconciliabili. Da una parte veniva richiesta una politica monetaria rigida che stabilizzasse l’inflazione e dall’altra ingenti prestiti a tassi bassissimi alle imprese di Stato.

Per frenare la follia inflattiva, a fine del 1992 furono separate le due funzioni opposte della banca centrale e nel Paese nacquero 51 nuove banche commerciali. Inoltre un prestito di circa 200 milioni di dollari da parte di numerosi Stati occidentali (Stati Uniti, Canada, Finlandia), del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Mondiale e della Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo, aiutarono a stabilizzare la valuta. Il 1993 può essere considerato come l’anno della stabilizzazione e della ripresa. La lotta all’inflazione iniziò a dare i suoi frutti ed i tassi di interesse furono ridotti gradualmente dal 120% al 27%.

A quel puntò iniziò la grande stagione della privatizzazione dei colossi statali per dare impulso alla nascente economia di mercato, ma le difficoltà non finirono lì. Nel 1995 fallì la più grande banca commerciale del Paese, la Banka Baltija e fino al 2000 l’economia baltica fu negativamente influenzata dall’instabilità russa. Con il Nuovo Millennio iniziò l’era del grande balzo di una delle cosiddette “tigri baltiche”. Il PIL crebbe tra il 2000 ed il 2007 a tassi compresi tra il 6,5% ed il 12,2% all’anno. La disoccupazione scese ai minimi storici (intorno al 5%) per il notevole sviluppo del settore privato, che progressivamente arrivò ad impiegare circa il 60% dei lavoratori del Paese.

Il 1 gennaio 2004 il Paese entrò a far parte dell’Unione Europea e nel 2007 dell’Area Schengen. Dal momento che i fondamentali economici erano ottimi e le finanze sane (rapporto debito/PIL nel 2008 al 9%), l’ingresso nella zona euro fu ritenuto dalla classe politica un obiettivo da raggiungere entro il 1 gennaio 2008. Tuttavia l’instabilità monetaria permaneva ed un’inflazione intorno all’8% non permise al Paese di rispettare i criteri di convergenza della BCE.

Poi arrivò la doccia fredda della crisi globale e il PIL, così come era cresciuto poderosamente negli anni del boom, crollò del 3,3% nel 2008 e del 17,7% nel 2009. L’idea di entrare a far parte dell’eurozona tornò ad essere una priorità del governo lettone, ma ancora nel 2011 tre criteri di convergenza su cinque non quadravano. L’inflazione al 4,1% superava il target del 3,1% ed il rapporto deficit/PIL al 3,5% sforava il sacro parametro del 3% stabilito dal Trattato di Maastricht. La ripresa del PIL a partire dall’anno 2011 a tassi superiori al 4% ha aiutato il Paese tra il 2012 ed il 2013 a centrare tutti i criteri di convergenza.

L’ingresso nella zona euro il 1 gennaio 2014 è avvenuto pertanto con ottimo voti, tra i quali un’inflazione dell’1,3% ed un rapporto deficit/PIL all’1,2%. L’adozione dell’euro è un passo storico che aiuterà il Paese a consolidare la situazione economica, dimenticare il suo male storico dell’inflazione e tornare a spiccare quel balzo da tigre interrotto nel 2008. 

Nell’immagine Riga, piazza Līvu Laukums (photo: Giuseppe Passanante).

L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

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