giovedì , 16 agosto 2018
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Lettonia, passo avanti decisivo verso la moneta unica

Ci sono buone probabilità che il prossimo 1° gennaio l’eurozona abbia un nuovo membro. La Lettonia potrebbe diventare il 18° Paese ad adottare la moneta unica e il sesto dei Paesi entrati nell’UE con il grande allargamento del 2004.

La giovane repubblica baltica fu protagonista il 1° maggio 2004 insieme al altri nove Paesi del più grande allargamento della storia dell’integrazione europea. Un anno dopo aderì all’AEC II, un accordo multilaterale per la stabilità e la cooperazione dei tassi di cambio, che ha fissato il tasso centrale del cambio Euro-Lat a 1: 0.702804, con un margine di fluttuazione del 15%. Inoltre Riga assunse unilateralmente l’obbligo (che sarebbe stato rispettato) di mantenere le fluttuazioni del tasso centrale entro l’1%. E’ infatti obbligatorio far parte dell’AEC II per almeno due anni per gli Stati che vogliono adottare l’Euro e la durata di permanenza dipende dalla convergenza con i cinque parametri di Maastricht (o criteri di convergenza): stabilità dei prezzi (il tasso d’inflazione annuo non deve superare la soglia dell’1,5%), rapporto deficit/PIL che non superi il 3%, debito pubblico entro il 60% del PIL, due anni di permanenza nell’AEC II e tassi di interesse a lungo termine che non superino più del 2% quelli dei tre Paesi che hanno conseguito i migliori risultati in termini di stabilità dei prezzi.

Inizialmente era stato fissato l’obiettivo di riuscire ad entrare nell’Euro entro l’inizio del 2008, ma l’obiettivo sfumò. Nel 2008 la crisi finanziaria colpì duramente l’economia lettone e l’inflazione raggiunse il picco del 15,3% annuo. Nel 2011 venne però eletto Presidente Andris Bērziņš, che annunciò l’obiettivo di riuscire a entrare nell’eurozona il 1° gennaio 2014. Nel maggio 2012 la Banca Centrale Europea ha quindi pubblicato il Rapporto sulla Convergenza. Se da un lato il governo di Riga vedeva riconosciuti i suoi meriti per un debito pubblico abbastanza basso (42,6% del PIL) e un tasso di interesse entro i limiti del 5,8% (5,77% con rating AAA), dall’altro veniva rimandato per un deficit annuale del 3,5% (mezzo punto oltre il limite) e soprattutto per il tasso di inflazione del 4,1%. Da un punto di vista giuridico, inoltre, Riga veniva rimproverata per il mancato rispetto degli obblighi previsti dall’art. 131 del TFUE (adeguamento del sistema giuridico con lo statuto del SEBC, in particolare indipendenza della banca centrale).

Lo scorso marzo il premier Vladis Dombrovskis richiese alla BCE un nuovo Rapporto sulla Convergenza per verificare se il Paese avesse rispettato i parametri di Maastricht. Il 5 giugno è stato finalmente pubblicato il nuovo Rapporto sulla Convergenza. La Lettonia ha fatto grandi progressi: il debito pubblico è sceso ulteriormente a 40,7%, il disavanzo a 1,2%, il tasso di interesse a lungo termine è sceso a 3,8% (valore di riferimento 5,5%) e il più grande passo avanti è stato fatto con il tasso di inflazione, sceso all’1,3%. Tuttavia il rapporto non cela i timori relativi alla sostenibilità della convergenza sotto questo profilo, dato che negli ultimi anni l’economia lettone è stata caratterizzata da fasi di espansione alternate a fasi di contrazione. Per quanto riguarda il settore finanziario, il rapporto esprime una leggera perplessità per il ricorso di un numero significativo di banche a capitali non residenti. Questo fenomeno non recente, ma di nuovo in crescita potrebbe generare rischi per la stabilità finanziaria.

Per quanto riguarda la convergenza legale, il rapporto riconosce alle autorità lettoni di aver adeguato la legislazione: tuttavia verrà richiesto un chiarimento su un articolo della nuova legge sulla Latvijas Banka (la banca centrale lettone), che attribuisce alla Seima (il parlamento lettone) funzioni di vigilanza.

Si tratta di un passo avanti importante, ma è la prima delle sette tappe che potrebbero condurre il Paese baltico verso la moneta unica. La seconda tappa sarà l’ECOFIN, che a fine mese ascolterà i pareri e le raccomandazioni dei 17 Paesi dell’eurozona. E’ prevista una spaccatura tra Nord filo-austero guidato dalla Germania (maggior sostenitrice dell’ingresso della Lettonia nell’Euro) e Sud meno favorevole al rigore. Tenendo conto di questi pareri, l’ECOFIN invierà al Consiglio Europeo una lettera con la sua raccomandazione. Il Consiglio Europeo, quindi, prenderà una decisione politica. La quinta tappa sarà il parere del Comitato Economico e Monetario del Parlamento Europeo, al quale seguirà una valutazione da parte dei ministri dell’industria. L’ultima parola l’avrà l’ECOFIN. Affinché la Lettonia sia ammessa all’eurozona sarà necessario il voto favorevole all’unanimità dei ministri dell’economia dei Paesi UE.

Sul piano interno, invece, il problema è rappresentato dal consenso. Nel 2003 si svolse un referendum sull’entrata sia nell’UE, sia nell’eurozona e prevalsero i “sì” con il 67%. Da allora però molte cose sono cambiate, la crisi finanziaria ha contribuito a far diffondere euroscetticismo e nazionalismo in tutto il vecchio continente e il piccolo Paese baltico non ha fatto eccezione. Oltre agli ambienti nazionalisti lettoni e cristiani estremi, gli oppositori dell’ingresso nell’eurozona sono i partiti d’opposizione Zaļo un Zemnieku savienība (Unione dei Verdi e degli Agricoltori) e Saskaņas Centrs. Quest’ultimo è un partito di sinistra che rappresenta le minoranze etniche, in particolare quella russofona. Sul piano internazionale è alleato a Belaja Rus (partito che appoggia il dittatore bielorusso Lukašenko) e Russia Unita (il partito di Putin). Si tratta di un partito in ascesa: domenica 2 giugno ha avuto un ottimo risultato alle elezioni amministrative ottenendo la rielezione del russofono Nils Ušakovs come sindaco di Riga. Un recente sondaggio ha dimostrato che solo il 27% dei lettoni appoggia l’ingresso nell’eurozona. Per indire un referendum è necessario l’appoggio di 34 parlamentari (i due partiti d’opposizione ne hanno 44) e del Presidente della Repubblica che però è il più convinto sostenitore dell’adozione dell’Euro. Qualora questi fosse contrario la decisione passerebbe alla Corte Costituzionale il cui presidente Gunārs Kūtris è favorevole al referendum e contrario all’ingresso nell’eurozona. La battaglia decisiva verrà dunque combattuta sul fronte interno.

 

L' Autore - Giuseppe F. Passanante

Ho studiato lingue alla Ca' Foscari (triennale) e relazioni internazionali a Torino (magistrale), per poi ottenere un master alla sede di Varsavia del Collège d'Europe dove ho approfondito temi come la Politica Europea di Vicinato, le relazioni UE-Russia e le politiche di allargamento. Attualmente vivo in Polonia, a Breslavia, e lavoro in una multinazionale. Le aree geografiche di mio interesse sono l'Europa Centrale, i Balcani, la Turchia e lo spazio post-sovietico.

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