giovedì , 22 febbraio 2018
18comix

L’Eurogruppo e il suo Presidente sotto accusa per la crisi di Cipro

Al Parlamento Europeo (PE) e al grosso dell’opinione pubblica non è affatto piaciuta la gestione della crisi di Cipro da parte dell’Eurogruppo. Il salvataggio del sistema bancario di Nicosia ha infatti messo in luce ancora una volta quanto le divisioni e le logiche di breve periodo danneggino non solo la stabilità dell’Euro, ma la stessa solidità e credibilità politica dell’UE.

Il piano originario sul quale il governo di Cipro, l’UE, il FMI e la BCE avevano raggiunto un accordo, prevedeva com’è noto un forte prelievo forzoso sui conti correnti dell’isola indipendentemente dal valore dei depositi. Oltre a sfidare il buonsenso, la decisione era in aperta violazione della direttiva europea in tutela dei piccoli risparmi – ovvero dei conti al di sotto dei 100.000 euro. La reazione dell’opinione pubblica cipriota e il rifiuto del parlamento di ratificare l’intesa, ha convinto l’Eurogruppo a riprendere in mano la questione, operando tra l’altro un’imbarazzante operazione di reciproca attribuzione di responsabilità tra Stati membri e istituzioni. L’accordo che ha garantito il salvataggio di Cipro e la sua permanenza nell’eurozona si è fondato su una soluzione interna al sistema bancario che, come detto su queste pagine, ha caricato sulle spalle delle banche e degli investitori internazionali, soprattutto i correntisti russi, i costi del risanamento dell’indebitamento bancario che superava l’800% del PIL cipriota.

Pur essendo al di fuori delle competenze legislative riconosciute al PE, le decisioni in merito alla crisi cipriota sono state un tema politico sul quale gli europarlamentari non hanno esitato ad esprimere la propria posizione. Il Presidente del PE, Martin Schulz, pur valutando positivamente un accordo che ha permesso all’eurozona di uscire dal baratro, ha detto che le dinamiche della crisi cipriota offrono importanti lezioni. Secondo il Presidente Schulz viene infatti confermata la «necessità che venga attivata il prima possibile un’unione bancaria per la zona euro» e che si operi un maggiore «coordinamento fiscale». Inoltre il Presidente del PE ha sottolineato che i negoziati sono stati carenti di «trasparenza e responsabilità democratica» e hanno avuto gravi difetti di comunicazione.

Ben più duro è stato il commento del capogruppo del PSE, Hannes Swoboda, che ha sottolineato come «la fiducia dei cittadini nell’UE sia stata gravemente scossa» a Cipro come altrove. Guy Verhofstadt, leader dell’ALDE, ha commentato che certamente i ciprioti hanno gestito male il proprio sistema bancario, ma l’Europa stessa «non può continuare ad affrontare uno stato di emergenza dopo l’altro». Verhofstadt ha diramato venerdì un comunicato nel quale si chiede un’audizione urgente del Presidente dell’Eurogruppo, il ministro delle finanze olandese Jeroen Dijsselbloem, di fronte alla commissione economia del PE. «Siccome il signor Disselbloem», recita il comunicato, «ha giustamente assunto le sue responsabilità come Presidente dell’Eurogruppo per queste azioni [legate alla crisi di Cipro], deve ora venire al Parlamento Europeo e spiegare». «Credo», continua Verhofstadt, «che abbiamo molte domande rimaste ancora senza risposta» e che sia necessario averne «per capire pienamente l’impatto che la crisi di Cipro ha avuto sull’eurozona e in particolare sull’elaborazione dell’unione bancaria».

Il comportamento del Presidente dell’Eurogruppo, sia durante le trattative che nei giorni successivi è stato criticato anche dalle altre istituzioni dell’Unione. Le sue dichiarazioni sull’esportabilità del modello di salvataggio attuato a Cipro hanno spaventato molti e sono state oggetto di critica severa anche da parte della BCE, per bocca del membro del Comitato esecutivo Benoit Coeure. «L’esperienza di Cipro non è un modello per il resto dell’Eurozona» da detto, perché «la situazione aveva raggiunto un livello incomparabile a quella di qualsiasi altro Paese europeo». Michel Barnier, Commissario al mercato interno, ha sottolineato il concetto ribadendo che il salvataggio di Cipro è ben lontano dalla perfezione e «non è un modello per il futuro». Wolfgang Schaeuble, ministro delle finanze tedesco, pur avendo salutato con soddisfazione un accordo che non aggiunge carico ai contribuenti europei per il salvataggio delle banche cipriote, ha ribadito il concetto per cui il piano per Cipro è stata un’eccezione, che l’Italia rappresenta un caso diverso e che i «depositi bancari in Europa sono al sicuro».

Le scarse prestazioni dell’Eurogruppo hanno rappresentato un fattore di ulteriore incertezza in una condizione economica che resta grave in tutta Europa. In attesa di una soluzione allo stallo politico italiano, la possibilità che la terza economia dell’eurozona possa essere soggetta a misure simili a quelle attuate a Cipro non contribuisce certo alla stabilità dell’Euro. Né alla credibilità politica dell’UE presso la comunità internazionale e i suoi stessi cittadini.

L' Autore - Davide D'Urso

Caporedattore, Presidente del Consiglio di Redazione e Vice Presidente dell'Associazione OSARE Europa - Laureato in Scienze Internazionali e Studi Europei presso l'Università di Torino e la Scuola di Studi Superiori Ferdinando Rossi, ho avuto esperienze professionali a Torino e Novara nei settori della comunicazione e dell'internazionalizzazione d'impresa. Nel 2014 ho lavorato a Bruxelles come addetto stampa per la Presidenza italiana del Consiglio UE. Vivo e lavoro a Torino. Scrivo di politica e istituzioni UE, Mediterraneo e politica di vicinato.

Check Also

parlamento

Parlamento Ue, il nuovo assetto post Brexit

di Erica Gatti Nella seduta plenaria del 7 febbraio il Parlamento Europeo si è riunito a …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *