martedì , 14 agosto 2018
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L’Europa di Hollande

Il discorso che François Hollande ha tenuto la mattina del 5 febbraio al Parlamento Europeo non è stato particolarmente sorprendente, ma ha avuto il merito di chiarire la posizione francese su alcuni dei temi principali dell’attualità politica europea. La Francia, nelle parole del suo presidente, ha legato strettamente il suo destino a quello dell’Unione Europea. A Parigi continua a spettare, in ragione del suo ruolo storico e politico, una «responsabilità particolare» nel disegnare il destino dell’Europa che resta, per Hollande, il frutto di una volontà politica. L’UE non è né potrà mai essere l’unione di un mercato, di una moneta e di un bilancio, né la «somma dei suoi trattati» o degli interessi nazionali degli Stati che la compongono. Per Hollande, l’Europa deve continuare ad essere un’avventura e una costruzione politica ambiziosa, capace di dare al Vecchio Continente il posto che merita nel mondo.

Le affermazioni europeiste del presidente francese sono piaciute agli europarlamentari e a Manuel Barroso, seduto per l’occasione tra i banchi di Strasburgo. Un Hollande in particolare spolvero dopo i  successi in politica estera e sui diritti civili è stato molto applaudito soprattutto quando ha detto che gli obiettivi dell’Europa, superata la crisi finanziaria, devono diventare quelli della crescita e della lotta alla disoccupazione. La minaccia, ha affermato il presidente francese, non è più la sfiducia dei mercati, ma la «sfiducia dei popoli». Con 27 milioni di disoccupati e una crescita economica che latita in tutti i Paesi dell’Unione, è venuto il momento di lavorare insieme sulla strada della ripresa e di una maggiore giustizia sociale. Hollande ha detto di volersi rifiutare di «condannare l’Europa ad un’austerità senza fine».

La strada maestra indicata al Parlamento Europeo per rilanciare la crescita è un misto di più integrazione e solidarietà. La Francia ritiene che non solo sia arrivato il momento di creare strumenti finanziari comuni, ma anche che sia fondamentale lavorare per un coordinamento più stretto delle politiche fiscali nazionali. Secondo Hollande, l’Europa vive un momento di grave difficoltà ma non solo a causa del debito eccessivo di alcuni Paesi. Gli squilibri hanno due volti: da una parte il deficit dell’Europa mediterranea, dall’altra il surplus dei Paesi economicamente più forti. Perché l’UE possa ricominciare a crescere è necessario che i Paesi in surplus adottino politiche fiscali espansive, volte ad aumentare la propria domanda interna permettendo ai sistemi economici dei partner di tornare a crescere. Al tempo stesso, l’Unione dovrebbe difendere dalla «concorrenza sleale» il suo mercato e anche la sua moneta che oggi, ha accusato Hollande, è lasciata fluttuare liberamente, raggiungendo parità che non corrispondono ai valori dell’economia europea. Mentre il presidente teneva il suo discorso, l’euro era scambiato ad oltre 1,35 dollari.

L’Europa solidale immaginata da Hollande è anche un’Europa “a più velocità”, che nasca intorno allo zoccolo duro dell’euro – costruendo un governo economico e un bilancio autonomo dell’Eurozona – ma che possa estendersi secondo geometrie variabili in diverse aree di cooperazione. Questa idea, ha messo le mani avanti, è alla base di molti dei successi dell’UE, non da ultimi la costruzione della moneta unica e dell’area di Schengen. Hollande non lo ha detto, ma in un’Europa a cerchi concentrici, la Francia – che con ogni probabilità sarebbe presente in ognuno di essi – potrebbe ritrovare quel ruolo centrale che, dal grande allargamento del 2004-2007 in avanti, è andato progressivamente diluendosi nei contesti a Ventisette.

Il presidente francese ha infine approfittato del palcoscenico offerto dal Parlamento Europeo per chiarire la posizione francese in merito ai negoziati sul Quadro Finanziario Pluriannuale che riprenderanno questa sera al Consiglio Europeo. La Francia, ha detto Hollande, si batterà per affermare alcuni principi, tra cui quello che la politica agricola e quella di coesione devono essere preservate e che il bilancio dovrà consentire di realizzare gli obiettivi di crescita fissati al Consiglio Europeo del giugno 2012. «Il compromesso» ha detto Hollande «è possibile, ma dovrà essere ragionevole». Resta il sospetto che, per renderlo ragionevole agli occhi di Parigi, sia sufficiente preservare il flusso di aiuti diretti che annualmente irriga il settore agricolo francese.

Al di là delle tinte progressiste, infatti, l’Europa di Hollande ricorda molto da vicino la tradizionale Europa francese: quella della conservazione della politica agricola, delle molte velocità di integrazione e delle poche riforme istituzionali, nonché di un protezionismo che permetta all’UE di confrontarsi con le altre potenze internazionali anche nel campo della politica monetaria. Se come recitava il suo slogan alle presidenziali del 2012 “Le changement, c’est maintenant” (il cambiamento è adesso), dopo oltre 6 mesi all’Eliseo, Hollande dovrebbe ormai essere pronto a dimostrare nei fatti che tipo di cambiamento ha in mente per l’Europa.

L' Autore - Davide D'Urso

Caporedattore, Presidente del Consiglio di Redazione e Vice Presidente dell'Associazione OSARE Europa - Laureato in Scienze Internazionali e Studi Europei presso l'Università di Torino e la Scuola di Studi Superiori Ferdinando Rossi, ho avuto esperienze professionali a Torino e Novara nei settori della comunicazione e dell'internazionalizzazione d'impresa. Nel 2014 ho lavorato a Bruxelles come addetto stampa per la Presidenza italiana del Consiglio UE. Vivo e lavoro a Torino. Scrivo di politica e istituzioni UE, Mediterraneo e politica di vicinato.

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