mercoledì , 15 agosto 2018
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Liberland
Vít Jedlička, Presidente di Liberland © Wikimedia Commons

Liberland: un nuovo Stato nei Balcani?

Ha ormai un mese di vita la neonata micro-nazione della Repubblica Libera di Liberland. Non gode ancora di alcuna riconoscimento ufficiale da parte di altri Stati sovrani, ma ha già una bandiera e un motto: “vivi e lascia vivere”.  Le lingue ufficiali invece sono due, inglese e ceco.

Montecarlo nei Balcani?

Nata dall’idea di un gruppo di ragazzi, questo territorio non rivendicato di 7 Km quadrati fra Croazia e Serbia è diventato improvvisamente una nuova micro-nazione nel cuore dell’Europa.  Il Presidente è il 31enne Vit Jedlicka. Cittadino ceco di origine, ha voluto fondare questa nuova nazione, per dare la possibilità di trovare una nuova casa a tutti quelli che come lui sono rimasti delusi dall’ingerenza delle autorità statali nella vita privata. L’indipendenza è stata dichiarata il 13 aprile, data corrispondente al compleanno di Thomas Jefferson, figura ispiratrice per i giovani fondatori.

Vit Jedlicka propone così una nuova via, che si distacca dal concetto di nazione odierno e ne offre un’alternativa, parallela al sistema. Questo nuovo Stato raccoglierà quindi tutti i cittadini  che nel mondo sono scontenti del Paese in cui vivono. A Liberland le tasse saranno facoltative e c’è la volontà di diventare un piccolo paradiso fiscale, come un Principato di Monaco dei Balcani.

Allo stesso tempo Jedlicka ha dichiarato di prendere ispirazione dal leader dello UKIP Nigel Farage: ne condivide infatti lo stesso rigetto per le numerose regolamentazioni europee.

Liberland alla ricerca di cittadini

Oggi, il territorio, 14 volte più grande del Vaticano, si presenta prettamente brullo e inabitato: non c’è alcun segno di presenza umana. Il neo eletto cancelliere della Repubblica Costituzionale sa come rimediare: sul web ha infatti lanciato una campagna di arruolamento di nuovi cittadini. I primi cento arrivati hanno guadagnato la cittadinanza onoraria. Le richieste fino adesso sono più di 300.000 e le condizioni da rispettare per accedere alla cittadinanza sono ridotte all’essenziale: rispettare la proprietà privata e il prossimo.

Sarà interessante osservare la continuazione di questa avventura politica che vuole fondarsi su un principio di democrazia diretta (con il supporto di internet). Il suo Presidente sembra convinto del fatto che a breve si aprirà la strada a ruspe e tecnici per costruire una nuova metropoli. La sfida è stimolante dal punto di vista logistico e il giovane leader afferma di aver ricevuto numerose idee e offerte d’aiuto via mail da molte persone.

La reazione dei vicini e l’arresto di Jedlicka

Ma attualmente Croazia e Serbia non stanno assistendo inermi all’insediamento, anzi. Imponendo una sorta di blocco navale sul Danubio, vogliono evitare l’installazione dei futuri cittadini di Liberland. Inoltre, Jedlicka è stato arrestato sabato 9 maggio dalle autorità croate, dopo aver passato la giornata in compagnia di alcuni ambasciatori, secondo quanto riporta il sito della micronazione. Le circostanze sono ancora poco chiare. La libera Repubblica di Liberland ha pubblicato l’indomani un comunicato stampa dove annunciava la “liberazione” del Presidente come esito di un primo incontro che, secondo la cancelleria, potrà aprire la strada a fruttuose relazioni diplomatiche di apertura fra i due Paesi.

In Europa non è la prima volta che si assiste alla nascita di una micro-nazione. Celebre è il caso dell’Isola delle Rose al largo delle coste italiane alla fine degli anni ‘60, occupata e affondata nel febbraio 1969 dallo Stato Italiano . Ha resistito al tempo invece il Principato di Sealand, celebre piattaforma occupata nel mare del Nord, che vende tutt’oggi titoli nobiliari su internet. Una prima forma di riconoscimento per la nuova micro-nazione è stata la chiusura delle frontiere da parte della Croazia: dopotutto non fa (ancora) parte di Schengen.

L' Autore - Manuele Franci

Dopo la triennale di Relazioni Internazionali all'Università di Bologna, ho continuato gli studi a Strasburgo. La passione per il giornalismo e le tematiche europee mi hanno aperto le porte per una borsa Schuman nella DG COMM del Parlamento Europeo. Ho il pallino per la Francia e le politiche UE.

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