giovedì , 16 agosto 2018
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Islanda
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L’Islanda rimane in stallo dopo le elezioni politiche

A qualche una settimana dal voto in Islanda, le sorti del nuovo governo appaiono ancora vaghe, unico dato certo pare essere la frammentazione delle preferenze dei cittadini. Dalle urne non è fatti uscita una maggioranza netta e gli indipendentisti sarebbero impegnati nelle negoziazioni per creare una coalizione che consenta loro di governare. Per gli analisti il rischio stallo è dietro l’angolo.

Le elezioni in Islanda

Lo scorso 29 ottobre i cittadini islandesi sono stati chiamati al voto per designare i 63 seggi dell’Althing, il parlamento dell’isola. Le elezioni anticipate sono state indette ad aprile a seguito delle dimissioni del Primo Ministro progressista Sigmundur Davíð Gunnlaugsson, colpito dallo scandalo dei Panama Papers. Dai seggi non è però uscita una maggioranza schiacciante per nessuno dei partiti candidati e nemmeno i Pirati, partito sul quale molti avevano scommesso, è riuscito a sbarcare il lunario.

I risultati

Le preferenze uscite dai seggi appaio abbastanza frammentate. Il Partito dell’Indipendenza, capeggiato da Bjarni Benediktsson, ha infatti ottenuto il 29% dei voti aggiudicandosi 21 seggi e registrando un +2,3% dei consensi rispetto alle elezioni del 2013. Il Partito Sinistra-Movimento Verde di Steingrímur Sigfússon risulta essere il secondo più votato con il 15,9% dei consensi e 10 seggi. Poco sotto, con il 14,5%, il Partito dei Pirati di Brigitta Jónsdóttir, che ha registrato un’impennata rispetto alle precedenti elezioni con un +9,4%. A seguire il Partito Progressista dell’ormai ex premier Gunnlaugsson, che ha pagato lo scandalo con una forte caduta al ribatto dei consensi, aggiudicandosi 8 seggi (11 in meno rispetto al 2013) pari all’11,5% dei consensi.

Le coalizioni possibili

Di fatto la svolta radicale che molti si aspettavano non c’è stata. Alla vigilia delle elezioni sondaggisti e analisti avevano scommesso su una forte rimonta dei Pirati (partito antisistema a favore del coinvolgimento diretto dei cittadini nell’assunzione delle decisioni) come risposta allo scandalo degli scorsi mesi e per via del malcontento diffuso tra la popolazione.

Per creare un governo occorre ora imbastire una coalizione, che si pensava inizialmente sarebbe stata capeggiata da Benediktsson, attuale Ministro delle Finanze e leader del partito che ha ottenuto più voti. Il Presidente Gudni Johannesson l’avrebbe infatti incaricato di vagliare possibili alleanze. Dopo la sua rinuncia, l’incarico è stato affidato alla leader dei Verdi  Katrín Jakobsdóttir. Il risultato incassato dai Pirati, seppur al di sotto delle aspettative, potrebbe comunque consentire loro di fare da ago della bilancia intorno alla formazione del nuovo esecutivo. Jónsdóttir si è infatti detta soddisfatta dell’esito elettorale e aperta al compromesso con gli altri partiti.

Altro fronte con il quale gli indipendentisti potrebbero ancora trovarsi a contrattare è  quello di Resurrezione. Il neo-movimento, nato da una frangia di deputati europeisti nel partito Indipendenza, ha infatti ottenuto 7 seggi. Al momento l’accordo appare però di difficile attuazione, in quanto tra i due partiti permane una “ferita aperta” circa un possibile referendum (voluto da Resurrezione) sulla ripresa dei negoziati per l’ingresso del Paese nell’UE.

Per gli analisti ora la preoccupazione è che si configuri una condizione di stallo dal quale i partiti non riusciranno facilmente ad uscire, data la forte contrapposizione degli ideali e la frammentazione del voto.

L' Autore - Jennifer Murphy

Studentessa trentina laureata in Studi Internazionali e prossimamente in Gestione del territorio e dell’ambiente presso l’Università degli Studi di Trento. La mia tesi sulla diffusione delle tematiche europee nelle scuole superiori della mia Regione mi ha ulteriormente avvicinata all’UE e al modo attraverso il quale raccontarla. Mi piace osservare il mondo per capirlo ed interpretarlo al meglio.

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