domenica , 18 febbraio 2018
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Lituania: Dalia Grybauskaitė rieletta, vince la continuità

Domenica scorsa in Lituania, oltre alle elezioni europee, si è svolto il ballottaggio per le presidenziali. Il primo turno si era tenuto domenica 11 maggio, ma nessun candidato aveva ottenuto la maggioranza assoluta. Alla Presidente uscente Dalia Grybauskaitė era andato il 45,89% delle preferenze, mentre al principale sfidante, il socialdemocratico Zigmantas Balčytis, solo il 13,63%. Tra gli altri candidati, il laburista Artūras Paulauskas aveva ottenuto il 12,02%, il candidato indipendente Naglis Puteikis il 9,33%, il leader del partito della minoranza polacca Valdemar Tomasevski l’8,23%, il sindaco di Vilnius Artūras Zuokas (centro-destra) il 5,22% e, infine, il sindaco di Ignalina e rappresentante del partito agrario, Bronis Ropė, il 4,15% dei consensi. La lady di ferro baltica era arretrata quindi rispetto al 2009, quando al primo turno aveva stravinto con il 68%. Normale aspettarsi il calo visto il difficile programma di riforme portato avanti dal governo per far ripartire l’economia a seguito della crisi finanziaria.

A stupire è stata l’assenza di una campagna elettorale vera e propria: pochi i manifesti appesi sui muri delle città, pochi i dibattiti sui media. Sui due temi caldi (crisi ucraina e adesione all’Eurozona) inoltre, i due principali candidati hanno mostrato una posizione simile. Tra i pochi contrasti, la politica di difesa, tematica molto sentita in Lituania, dove è ancora viva la memoria delle invasioni sovietica e nazista e dove il nuovo approccio aggressivo di Putin sta causando molte apprensioni. Durante la campagna Dalia Grybauskaitė ha definito necessario aumentare il budget per la difesa.

Per lo sfidante socialdemocratico invece, il rischio di una guerra non è effettivo e la prima preoccupazione in caso di elezione sarebbe dovuta essere il rispetto dei criteri di Maastricht, in modo da poter adottare la moneta unica a partire da gennaio. La Lituania si trova in pratica tra l’incudine e il martello: da un lato l’adesione all’Eurozona è una priorità (riconosciuta da entrambi i candidati), dall’altro la Lituania, con una spesa militare pari allo 0,8% del PIL, si trova al penultimo posto nella NATO. Gli alleati sono pronti a difenderla in questo momento incerto, ma pretendono che anch’essa dia il proprio contributo.

Domenica scorsa il ballottaggio, dal quale Dalia Grybauskaitė è uscita vincitrice con il 57,87% dei voti, diventando così il primo Presidente lituano ad essere rieletto. Distribuzione etno-territoriale del voto: Balčytis ha ottenuto altissimi consensi nelle regioni orientali di Vilnius e Šalčininkai, dove la presenza delle minoranze, in particolare quella polacca, è molto forte, mentre Kaunas è stata la roccaforte della lady di ferro baltica. Tra le principali città del Paese infatti, Kaunas è quella più prettamente “lituana”, mentre Klaipeda e Vilnius sono molto più multietniche. L’unica incognita sul secondo mandato della Grybauskaitė proviene invece da Bruxelles. Al Consiglio Europeo è stato fatto il suo nome come possibile candidata alla presidenza della Commissione. Qualora non venisse scelta lei, il suo sfidante Balčytis sarebbe papabile come commissario europeo lituano.

La concomitanza tra elezioni presidenziali ed europee ha avuto due effetti su queste ultime: da un lato la campagna per le europee è stata incentrata su temi nazionali, dall’altro ha però fatto aumentare l’affluenza. Nel 2009 la Lituania era stato il secondo Paese più astensionista (21%), mentre stavolta il 48% degli elettori si è recato alle urne. Il primo partito sono stati i democristiani di Unione della Patria (PPE), attualmente all’opposizione, con il 17,4% e due seggi. Bene anche i partiti della coalizione di governo: i socialdemocratici hanno ottenuto il 17,3% e 2 seggi, i loro alleati euroscettici di Ordine e Giustizia 2 con il 14,3%. I laburisti (ALDE) hanno ottenuto il 12,8% e infine l’Azione degli Elettori Polacchi di Lituania (Conservatori e Riformisti) un seggio con l’8,1% dei consensi.

A parte questo, il Movimento Liberale (ALDE) è stato il terzo partito con il 16,5% dei voti, che gli son valsi due seggi e per la prima volta l’Unione Agraria e Verde, non affiliata a nessun partito europeo, ha ottenuto un seggio grazie al 6,6% dei voti. L’euroscetticismo di Ordine e Giustizia e la sua proposta di fare un ulteriore referendum per l’adozione dell’Euro, malgrado il buon successo di voti, non è comunque visto con preoccupazione. Il movimento fa comunque parte della coalizione di governo e la sua proposta non trova appoggio nel Parlamento lituano.

Nell’immagine, la rieletta Presidente lituana (© European Parliament, www.flickr.com)

L' Autore - Giuseppe F. Passanante

Ho studiato lingue alla Ca' Foscari (triennale) e relazioni internazionali a Torino (magistrale), per poi ottenere un master alla sede di Varsavia del Collège d'Europe dove ho approfondito temi come la Politica Europea di Vicinato, le relazioni UE-Russia e le politiche di allargamento. Attualmente vivo in Polonia, a Breslavia, e lavoro in una multinazionale. Le aree geografiche di mio interesse sono l'Europa Centrale, i Balcani, la Turchia e lo spazio post-sovietico.

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