mercoledì , 21 febbraio 2018
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L’UE e il dilemma della comunicazione

In una bellissima giornata romana di fine novembre, la Rappresentanza in Italia della Commissione Europea e l’Ufficio di Informazione in Italia del Parlamento Europeo hanno organizzato nella sede di “Spazio Europa”, sita a pochi passi dall’Altare della Patria, il primo di quattro incontri dedicati a giovani dai diciotto ai trentacinque anni, “Comunicare l’Europa per i giovani”. Durante l’incontro è stato sottolineato più volte come sia difficile orientarsi nei siti web delle istituzioni dell’Unione Europea e come questo renda la comunicazione dell’Unione, e le opportunità che essa offre, difficili da rintracciare. La domanda che ci si potrebbe porre è: in un momento in cui l’euroscetticismo sta avendo un notevole successo, dove sono gli italiani nella questione Europa? E, ancora, quale Europa desiderano?

I giovani oggi hanno sicuramente strumenti diversi e di gran lunga maggiori rispetto ai loro genitori – è stata addirittura coniata la definizione di “Generazione E” – e in quanto nativi dell’era digitale dispongono di una possibilità di concorrenza e competitività inedita rispetto alle generazioni precedenti. Un comunicatore dovrebbe prima di tutto veicolare i contenuti dell’UE e rendere i cittadini in grado di sapere dove informarsi e di sentire le istituzioni europee un po’ più vicine alla loro quotidianità. Un compito, questo, ancora difficile, poiché mai come oggi è calata la fiducia verso le istituzioni: dichiarano di avere fiducia verso quelle europee solo quattro italiani su dieci (dati Ispo, Istituto per gli Studi sulla Pubblica Opinione).

Alla domanda “Le è capitato di ricercare attivamente delle informazioni sull’Unione Europea, sulle sue politiche, sulle sue istituzioni?” solo il 39% degli intervistati ha risposto positivamente (sempre dati Ispo) e gli strumenti utilizzati sono la televisione, i siti Internet e i giornali quotidiani. Le sfide che la Commissione Europea si pone nei confronti dei cittadini sono le conoscenze di base relativamente alle istituzioni, il riconoscimento dei momenti comunicativi delle istituzioni europee, la consapevolezza dei termini utilizzati, il passaggio della questione Europa dal livello “esteri” a quello “nazionale”.

Bisogna innanzitutto fare chiarezza sugli attori comunicativi di cui si serve la Commissione Europea, ovvero la Direzione Generale Comunicazione, il Servizio dei Portavoce, le Rappresentanze, l’Unità di Comunicazione delle DG e, ancora, gli Europe Direct, le ONG, i mass media ed il pubblico, inteso come parte della società più attiva ed informata. E’ possibile accedere alla comunicazione europea grazie ai comunicati stampa, al sito, ai media e ai social media, e non ultimo, grazie alla comunicazione diretta.

Thierry Vissol, Consigliere speciale media e comunicazione presso la Rappresentanza in Italia della Commissione Europea, durante l’incontro ha ricordato un concetto alla base di qualsiasi corso in comunicazione: informare e comunicare appartengono a due universi semantici diversi, le istituzioni devono comunicare, non informare. Le istituzioni europee si dimostrano ancora troppo deboli e impotenti, spesso giornalisti affermati hanno lacune conoscitive relative al tema Europa e l’assenza di media comuni rende le possibilità di comunicazione ancora più difficoltose.

Il problema che si deve fronteggiare quando si parla di Europa e di comunicazione è infatti duplice: la mancanza di una lingua condivisa e l’assenza di comunicazione tra i media. Secondo Vissol, l’Europa è fondamentalmente politica, chi decide è di destra o di sinistra e per cambiare le cose, anche in Europa, è necessario fare politica, praticare la democrazia ed esercitare il voto. L’Europa non è ancora il miracolo che si spera, potrà tuttavia esserlo.

Secondo il giornalista Giampiero Gramaglia, il materiale a disposizione è sufficiente, ma spesso scritto in “eurocratese” e il compito di facilitarne la comprensione dovrebbe appartenere ai media. L’incontro allo “Spazio Europa” ha ospitato anche Valeria Fiore, Responsabile relazioni pubbliche Ufficio d’informazione in Italia del Parlamento Europeo, e Chiara Scilhanick, Social Media Community Manager. Sebbene spesso l’Europa sia vista in termini negativi e raramente come il luogo delle possibilità e delle opportunità, la giornata si è conclusa con l’auspicio di un’Europa più vicina alla quotidianità di ognuno e dotata di una maggior capacità di comunicazione. Perché “Comunicare è condividere. E qualsiasi cosa condivisa raddoppia il piacere”. Vale anche per l’Europa.

Nell’immagine, foto d’archivio dello “Spazio Europa” 2010, a Roma (© Rete dei CDE Italiani, da www.flickr.com)

L' Autore - Federica D'Errico

Laureata triennale in Studi Internazionali, amo Torino tanto che ho deciso di dedicarle la mia tesi di laurea dal titolo "Città e relazioni internazionali: il caso di Torino". Appassionata di tutto ciò che riguarda l'arte e la letteratura, curiosa ed attenta all'attualità nazionale ed estera, sono una studentessa del Corso Magistrale in Comunicazione Pubblica e Politica presso l'Università di Torino. Mi piace definire l'Europa il luogo delle opportunità.

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