lunedì , 19 febbraio 2018
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Juncker interviene alla mini-plenaria di Bruxelles sullo scandalo LuxLeaks (Foto: EP 2014)

LuxLeaks: Juncker prova a reagire, il Parlamento (per ora) lo sostiene

La tentata riscossa di Jean-Claude Juncker comincia mercoledì scorso a mezzogiorno quando, a sorpresa, scende in sala stampa e prova a reagire allo scandalo LuxLeaks. Un intervento doveroso, dopo giorni di colpevole silenzio che hanno alimentato le speculazioni giornalistiche e gettato un’ombra sul Presidente della Commissione. Juncker ha preso così la parola in un’atmosfera di tensione. Si è difeso, rivendicando la “legalità” della sua azione da priemier lussemburghese e sottolineando che la pratica delle tax rulings – gli accordi preventivi tra imprese e amministrazione tributaria – è stata più volte giudicata legittima dalla Commissione ed è una realtà diffusa in “almeno 22 Stati membri”.

Il capo dell’esecuvito UE si è assunto la piena “responsabilità politica” di quanto accaduto in Lussemburgo durante il suo governo ventennale e si è detto “dispiaciuto” che la politica fiscale lussemburghese abbia creato problemi agli altri Paesi (L’Espresso ha quantificato questi “problemi” in un danno erariale complessivo di 1.400 miliardi di euro all’anno). L’accoglienza della sala stampa è stata fredda e non sono mancate domande sulla sua legittimità come Presidente della Commissione. Alla domanda di un giornalista italiano se fosse o meno “adatto” a ricoprire l’incarico, Juncker ha risposto scocciato: “tanto quanto lei”. Sulla domanda di un altro giornalista (“i cittadini l’avrebbero votata se avessero saputo delle rivelazioni di LuxLeaks?”) ha chiuso la conferenza stampa con un perentorio “sì”.

Il secondo atto del ritorno sulla scena di Juncker si è svolto di fronte alla “mini-plenaria” del Parlamento Europeo, riunita a Bruxelles. Da politico navigato, Juncker ha cercato di spostare l’attenzione dal suo passato al presente e al futuro dell’Unione, denunciando la “scarsa armonizzazione fiscale in UE”. “Serve l’armonizzazione delle basi imponibili” e “faremo il possibile per spingere il Consiglio ad adottare la direttiva già presentata nel 2011”, ha spiegato di fronte agli europarlamentari. La Commissione, ha aggiunto, intende inoltre lavorare con urgenza per arrivare allo scambio automatico d’informazioni tra Stati membri sugli accordi fiscali preventivi. Per farlo intende trovare l’appoggio dei 28 Stati membri, escludendo così – al momento – una cooperazione rafforzata.

L’obiettivo della Commissione è spostare l’occhio dei riflettori sul Consiglio, per “smascherare gli Stati membri che bloccano i progressi in ambito fiscale”, ha detto una fonte di Berlaymont. Recentemente il Consiglio ha fatto passi avanti nell’ambito della fiscalità, ma ogni progresso si è legato a deroghe, ritardi di implementazione delle direttive e una logica di continuo compromesso al ribasso. La novità è che, da questa settimana, la lotta a evasione ed elusione fiscale diventa una priorità politica per la Commissione Juncker. Un tema sul quale si gioca la sua stessa sopravvivenza. Il Commissario in carica per questi dossier è il socialista francese Pierre Moscovici, che oltre all’economia e alla finanza ha in carico anche il portafoglio sulla fiscalità.

In Parlamento Juncker ha incassato la conferma della fiducia della sua grande coalizione. Il PPE ha garantito alla Commissione pieno sostegno politico e sui dossier. Il capogruppo PSE, Gianni Pittella, ha detto di non voler fare un favore agli euroscettici indebolendo la Commissione ad inizio mandato. Guy Verhofstadt (leader dell’ALDE) è stato il più critico e probabilmente il più sincero. “Sei un politico esperto”, ha detto a Juncker, “come puoi pensare di governare l’UE con questa nuvola sulla tua Commissione?”. Serve un vero scatto avanti, ha continuato Verhofstadt, una commissione parlamentare d’indagine su LuxLeaks e un’accelerazione nelle indagini della Commissaria Vestager, che devono chiudersi entro l’anno.

I governi degli Stati membri per ora restano in attesa. Solo Pier Carlo Padoan, in occasione dell’ECOFIN di novembre, ha definito del tutto improbabile che lo scandalo possa avere ripercussioni sulla tenuta della Commissione. Impossibile non notare, comunque, come i capi di governo di Berlino, Roma e Parigi non abbiano detto una parola a tutela della stabilità dell’esecutivo comunitario. Se le tensioni sui bilanci previsionali di Italia e Francia dovesse aumentare e il caso LuxLeaks non sgonfiarsi, basterebbe un cenno della Cancelliera Merkel per decretare la fine politica di questo esecutivo.

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