giovedì , 22 febbraio 2018
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Macedonia
Le proteste a Skopje, Macedonia @ TekstPetersen - www.flickr.com, 2016

Macedonia: bombe di colore contro la politica

Sembra quasi una festa. Gente che cammina armata di palloncini pieni di tempera colorata, altri con il viso pitturato come a carnevale. Un paio di ragazzi armeggia con una strana fionda, ricavata da elastici e un vecchia pentola: il lancio raggiunge il bersaglio e la folla esulta. Un altro palazzo governativo è stato riempito di macchie colorate, come un quadro di Pollock. Sembra una festa, ma da festeggiare c’è ben poco, in Macedonia (più correttamene FYROM) la situazione è disastrosa. Le innocue bombe lanciate dai manifestanti rappresentano la sfiducia dei cittadini verso il mondo politico e, forse, il primo timido risveglio della società civile.

La Macedonia: dall’Accordo di Przino ad oggi

Da maggio 2014 si sono susseguite proteste a causa di diversi scandali di corruzione e brogli elettorali, che avrebbero coinvolto politici di spicco del partito di maggioranza. Il clima è peggiorato ulteriormente quando i deputati dell’opposizione hanno abbandonato il Parlamento, accusando il governo conservatore di Nikola Gruevski di derive autoritarie. Il Paese, così bloccato, ha suscitato le preoccupazioni della comunità internazionale: grazie al Commissario europeo per le politiche di vicinato Johannes Hahn, nel luglio 2015 è stato siglato l’Accordo di Przino. L’accordo prevede nuove elezioni entro il 24 aprile, la formazione di una Commissione per indagare sulle numerose accuse rivolte al governo, le dimissioni di Gruevski e la formazione di un governo di transizione.

Dopo un anno, pochi sono stati i progressi: Gruevski non si è ancora dimesso, la Commissione è stata istituita con mesi di ritardo e, soprattutto, le elezioni non si sono ancora tenute. Proprio queste ultime sono una delle principali richieste dal movimento dei manifestanti, comunemente definito Colorful Revolution. Le votazioni previste per il 24 aprile sono state rimandate al 5 giugno, così da aggiornare le liste elettorali che contengono non solo nominativi di elettori ormai deceduti, ma, secondo i partiti di opposizione, anche dati fittizi, che hanno permesso ai conservatori di restare al potere dal 2006 ad oggi.

Come prevedibile, il tempo non è stato sufficiente e, in un clima di continua campagna elettorale e di tensione crescente, la data delle elezioni è stata rimandata a data da definirsi. La dicitura “data da definirsi” ha creato indignazione e rabbia, perché, nonostante le rassicurazioni del governo, la sensazione generale è che non ci sia la volontà di tenere le votazioni, motivo per cui la Germania ha affidato al diplomatico Johannes Haindl, l’incarico di inviato speciale per la Macedonia. Haindl si è recato a Skopje mercoledì 6 luglio, incontrando tutti i principali rappresentanti politici.

Ad aprile sono stati Unione Europea e Stati Uniti a consigliare il rinvio delle elezioni, non solo considerando le erronee liste elettorali, ma anche la scarsa indipendenza dell’informazione pubblica. Infatti, anche la libertà e l’indipendenza dei media sono da anni oggetto di critiche e di discussioni infruttuose: da aprile nulla è cambiato e i giornalisti indipendenti continuano a lamentare minacce e intimidazioni. Adesso, però, non è possibile continuare a rimandare le elezioni: la Macedonia sta economicamente e socialmente pagando un prezzo troppo alto. Il fatto che l’UE abbia tagliato gli aiuti al Skopje è uno dei segnali che dovrebbe far riflettere.

La questione etnica e la Colorful Revolution

Secondo un manifestante, non è un caso che i colori siano diventati il simbolo delle proteste. Inizialmente lanciavano uova e verdura marcia, poi qualcuno ha iniziato ad usare la vernice bianca e poco per volta sono spuntate nuove colorazioni. “Questi mille colori sono come noi, puoi trovare un professore, un operaio, un musulmano o chissà che altro, siamo diversi ma tutti chiediamo giustizia e democrazia”.

In effetti, sembra che il movimento di protesta abbia contagiato tutte le fasce di popolazione, coinvolgendo anche etnie differenti, come quella albanese. Gli albanesi costituiscono una minoranza importante in Macedonia, raggiungendo il 25% degli abitanti. I rapporti non sono mai stati semplici, e nel 2001 era scoppiata una vera e propria rivolta armata, placata solo con l’accordo di Ohrid. Molti albanesi hanno continuato a chiedere una Macedonia federale, dividendo cioè il territorio in modo etnico, ma da quando ha preso piede il movimento di protesta l’idea di formare uno Stato federale è andata man mano perdendo terreno, tanto che anche Ali Ahmedi, alla guida del principale partito albanese di Macedonia, ha dichiarato folle tale progetto.

Ovviamente, la Colorful Revolution non ha risolto e non risolverà la questione etnica e gli “incidenti” fra i due gruppi ci sono ancora, l’ultimo dei quali, a maggio 2015, ha provocato la morte di 18 persone durante uno scontro a fuoco con la polizia. Eppure, quei visi colorati, diversi per estrazione sociale, etnia e fede religiosa rappresentano qualcosa di nuovo.

L' Autore - Sarah Camilla Rege

Responsabile Allargamento - Laureata in Relazioni Internazionali presso l'Alma Mater Studiorum di Bologna. Da sempre affascinata dai Balcani, dopo un periodo di tirocinio con AIESEC a Novi Sad (Serbia) ho ultimato la tesi di laurea magistrale riguardante il mondo delle Organizzazioni Non Governative e la società civile in Serbia. Nel 2012 ho frequentato la summer school "Integrating Europe through Human Rights" presso la Higher School of Economics di Mosca.

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3 comments

  1. This picture belongs to TekstPetersen Dooel, Skopje. Please, will you put a link to https://tekstpetersen.dk either/or follow the instructions on Flickr

  2. Cit. “Sembra una festa, ma da festeggiare c’è ben poco, in Macedonia (più correttamene FYROM) la situazione è disastrosa.”.
    Il nome giusto è proprio Macedonia (o Repubblica di Macedonia), lo riconosce pure l’Italia !
    Il ridicolo nome di Fyrom lasciamolo a greci ed Onu.

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