venerdì , 17 agosto 2018
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Photo © patrick janicek, 2015, www.flickr.com

Macron, Valls e Hollande: la sinistra francese verso il 2017

In Francia manca un anno alle elezioni, che si terranno ad aprile e maggio 2017. Il centrodestra, per la prima volta nella sua storia, ha organizzato le primarie : si terranno il 20 novembre 2016. Al momento sono undici i candidati dichiarati, tra cui politici minori e un nome di spicco, l’ex primo ministro Alain Juppé, avanti nei sondaggi. Il principale sfidante potrebbe essere Nicolas Sarkozy, ex Presidente della Repubblica, che ha detto di volersi candidare senza però annunciarlo ufficialmente. Undici candidati segnalano che i repubblicani pensano di avere buone possibilità di vittoria nel 2017. Possibilità che derivano dalle difficoltà della sinistra, dove tre nomi sono più discussi di altri.

La sfida di Emmanuel Macron

Ministro dell’Economia del governo Hollande, arrivato al governo per sostituire Arnaud Monteburg nel 2014 su richiesta del primo ministro Valls, due settimane fa Macron ha lanciato il suo movimento politico – né di destra né di sinistra, ha detto – chiamato En Marche, in marcia. Da allora, ha rilasciato varie interviste a giornali inglesi e francesi, ed è andato in Belgio a incontrare il pubblico europeista: ha parlato al College of Europe e al Parlamento Europeo e si è fatto intervistare da Politico EU in un confronto pubblico, dicendo che i trattati europei andrebbero riformati. Non ha ancora annunciato la sua candidatura, che alcuni commentatori – ad esempio il settimanale inglese Economist – si augurano. Lui non smentisce, ma nemmeno si impegna a sostenere Hollande.

La sinistra del partito lo guarda con scetticismo: è un ex banchiere (gruppo Rothschild) dalle proposte politiche marcatamente più liberali di altri pezzi del partito. La sua legge di riforma del mercato del lavoro, la Loi Macron, è stata duramente contestata a sinistra e ha subito pesanti modifiche nell’iter parlamentare. Sua l’idea di permettere l’apertura domenicale dei negozi, un tabù politico in Francia, contro cui si è schierata anche Anne Hidalgo, sindaco di Parigi. Sue le provocazioni sulla settimana lavorativa da 35 ore troppo corta, accolte con favore dagli industriali ma molto meno dal suo partito, tanto che lo stesso Valls lo ha richiamato. Una giornalista BBC gli ha detto che ricorda Tony Blair, e lui ha risposto “grazie del complimento”. Il commento è stato ripreso dai giornali francesi che si chiedono se voglia imitare la “Terza Via” con cui Blair ha cambiato la politica laburista.

Tra incudine e martello, Manuel Valls

Valls doveva essere l’erede designato di Hollande e il nuovo volto della sinistra progressista francese. Era appena diventato primo ministro quando Renzi lo invitò alla festa dell’Unità di settembre 2014, insieme all’altrettanto fresco di nomina segretario del partito socialista spagnolo Pedro Sanchez. Si presentarono tutti e tre in camicia bianca, leader quarantenni provenienti dalla stessa famiglia politica europea. Renzi parlò di patto del tortellino, perché tortellini erano stati serviti a pranzo. Le cose sono andate diversamente: Sanchez ha perso parte degli elettori, migrati verso Podemos, arrivando solo secondo alle elezioni di dicembre 2015. Ad oggi, un governo in Spagna non c’è e se nessuno, come sembra, riuscirà a formarne uno entro le prossime due settimane, si rivoterà il 26 giugno.

Anche a Valls le cose non sono andate meglio. La sua popolarità dopo due anni di governo si è molto ridotta, arrivando al 25%. Risultati migliori di quelli di Hollande, ma comunque bassi per costruire una candidatura. A pochi giorni dal lancio del movimento di Macron, Valls ha rilasciato una lunga intervista al Libération, in cui ha aperto alla possibilità di governi di coalizione destra–sinistra. Finora ha comunque dato sostegno a Hollande ed alla sua candidatura, se l’attuale Presidente della Repubblica scegliesse di ripresentarsi.

Il Presidente, François Hollande

La presidenza Hollande non è stata facile: ha dovuto scontare crisi economica, richieste di Bruxelles, minore rilevanza del rapporto franco-tedesco in Europa, e le minacce del terrorismo e dell’immigrazione. L’accusa principale rivolta a Hollande è di non avere fatto abbastanza per riformare la Francia; questo, mentre la sinistra del suo partito lo accusa di essersi spostato a destra e di essere succube dell’Europa. A un anno dalle elezioni, la popolarità di Hollande, sempre stata bassa, è stimata da un sondaggio Ifop intorno al 14%. Nel 2011 Sarkozy, che avrebbe perso le elezioni l’anno successivo, aveva il doppio dei consensi.

Di recente, Hollande non è riuscito a far approvare il pacchetto di riforme costituzionali per contrastare il terrorismo. Per questa riforma, ormai ritirata, si era dimessa a gennaio Christiane Taubira, ministro della giustizia. Anche la riforma del lavoro è stata rivista in senso meno incisivo. Il Presidente non ha ancora chiarito se si ricandiderà: ufficialmente, la sua corsa partirà solo in caso di miglioramento economico. Gli attuali sondaggi però lo danno terzo, dietro a Marine Le Pen e Nicolas Sarkozy: la sinistra francese teme un altro 2002, quando il candidato socialista arrivò terzo al primo turno, dietro Jacques Chirac e Jean-Marie Le Pen. Al secondo turno, gli elettori di sinistra dovettero così votare Chirac, per scongiurare un governo del Front National.

L' Autore - Andrea Sorbello

Iscritto alla Magistrale in Relazioni Internazionali - Studi Europei a Torino. Appassionato/morbosamente interessato a questioni di politica economica, relazioni internazionali, politica italiana (sic) e auto sportive. Lieto di contribuire a Rivista Europae!

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2 comments

  1. Macron, Valls e Hollande, quali dei tre è di sinistra?

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