martedì , 14 agosto 2018
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Photo © European Union 2014 - source:EP

Marò: Parlamento UE chiede il rimpatrio

Il Parlamento Europeo riunito in seduta plenaria ha approvato una risoluzione che richiede il rimpatrio dei due marò italiani, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, che hanno passato gli ultimi 3 anni in India. Solo negli ultimi mesi Latorre è potuto rientrare in Italia per motivi di salute, mentre Girone è tuttora sottoposto a misure detentive a Nuova Delhi.

La risoluzione approvata a larga maggioranza dal PE non si limita a richiedere il rimpatrio dei due fucilieri di marina, ma configura la vicenda come una caso di “grave violazione dei diritti umani”. Si tratta di un passaggio fondamentale: come ricordato dal’eurodeputato di Forza Italia Salvo Pugliese durante la discussione in aula, l’UE potrebbe anche sospendere le trattative con l’India su un accordo di libero scambio, dato che questo genere di intese non può essere siglata con Paesi che violino i diritti umani. Difficile che si arrivi a tanto, ma certamente il Parlamento ha finalmente risposto alle richieste provenienti dall’Italia affinché il caso dei due marò divenisse di interesse europeo.

Era stato lo stesso Alto Rappresentante per la politica estera Federica Mogherini a dicembre a ventilare possibili ripercussioni sulle relazioni complessive fra UE e India, soprattutto dopo gli ennesimi rinvii nella scelta di un capo d’accusa da parte della magistratura indiana. Proprio questo è l’aspetto che la risoluzione del PE sottolinea con più forza: la violazione dei diritti umani dei due italiani consiste nell’incertezza della loro situazione e nell’assenza di una chiara imputazione a quasi 3 anni dai fatti incriminati. In più, il PE auspica che il contenzioso fra Italia e India venga presto risolto affidandosi alla giurisdizione italiana o a un arbitrato internazionale, pur esprimendo “profonda tristezza” per le famiglie delle due vittime.

L’UE appoggia dunque la tesi italiana, sinora rigettata dall’India: l’uccisione di due pescatori da parte di Girone e Latorre durante un’operazione di anti-pirateria si è svolta in acque internazionali, dunque non sottoposte alla giurisdizione indiana. I fatti si svolsero nelle acque al largo dello Stato indiano del Kerala, il 15 febbraio 2012: i due marò furono poi arrestati il 19 febbraio a Kochi, dopo l’attracco della nave su cui stavano prestando servizio, l’Enrica Lexie.

Si tratta dunque di un successo per Federica Mogherini, che, sin dalla sua esperienza da Ministro degli Esteri, aveva spinto per l’internazionalizzazione della crisi. Presente in aula, l’Alto Rappresentante ha espresso l’augurio che ora si intraprenda “un percorso per trovare finalmente una soluzione rapida, definitiva, equa e condivisa al caso di entrambi i militari italiani”.

Soddisfazione è stata espressa anche dagli eurodeputati italiani provenienti dalle principali forze politiche. Per il Vice Presidente del PE Antonio Tajani, Forza Italia, ora non si tratta più di “una questione italiana, ma dell’Unione: è un’inversione di rotta”, mentre Silvia Costa, PD, denuncia “la persistenza di una condizione di questo tipo in violazione del diritto internazionale”. Più critici Lega e Movimento Cinque Stelle: senza la perdita di sovranità a favore dell’UE, non ci sarebbero state perdite di tempo.

L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

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