domenica , 18 febbraio 2018
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L'ormai ex premier moldavo Chiril Gaburici insieme a Federica Mogherini © European External Action Service 2015

Moldova, la crisi politica d’estate

La Moldova, piccola repubblica ex-sovietica stretta tra Romania e Ucraina, ha affrontato un’estate politicamente burrascosa. Il 12 giugno si è dimesso il premier Chiril Gaburici, dopo essere finito nel mirino della giustizia con l’accusa di aver falsificato i suoi attestati di studio. Pochi giorni prima Gaburici aveva chiesto le dimissioni del Procuratore capo e del governatore della Banca Centrale per uno scandalo che ha fatto scendere in piazza migliaia di persone: la sparizione di circa 880 milioni di euro (l’equivalente di 1/8 del PIL moldavo) da tre banche nazionali per via di pratiche di prestito fraudolente. L’instabilità politica che ne è scaturita ha spinto la Banca Mondiale a bloccare il flusso di crediti (ben più consistenti degli aiuti dell’UE) vitali per aiutare la Moldova ad uscire dall’acuta crisi finanziaria, fino a quando non verranno prese misure per impedire che il denaro pubblico svanisca nel nulla a causa di frodi e della corruzione nel settore bancario.

Valeriu Strelet, nuovo premier moldavo

Dopo le dimissioni del premier, la coalizione al potere dei tre partiti che compongono l’Alleanza per l’Integrazione Europea (che ha ottenuto una netta maggioranza alle elezioni di novembre 2014) e che insieme occupano 55 dei 101 seggi dei Parlamento, si è accordata sul nome di Valeriu Strelet come possibile candidato per formare una nuova coalizione di governo. Strelet, filoeuropeista, è stato proposto dal Partito Liberal-democratico (PLDM) di cui è co-fondatore. Il PLDM aveva dapprima avanzato la candidatura dell’economista Maia Sandu, ma la sua proposta di sostituire il governatore della banca centrale e il procuratore generale non è stata accettata dagli altri due partiti della coalizione filoeuropea.

Il 30 luglio scorso Valeriu Strelet, dopo avere ricevuto l’incarico dal Presidente Nicolae Timofti, ha incassato la fiducia del Parlamento moldavo ed è diventato così il nuovo Primo Ministro del paese. Timofti ha sottolineato come il Paese stia affrontando tempi difficili di incertezza politica e numerosi problemi che richiedono una soluzione urgente, e ha fatto appello all’unità della classe politica per superarli.

Strelet ha iniziato subito le consultazioni per il nuovo programma di governo e la composizione del Consiglio dei Ministri. Il nuovo esecutivo moldavo ha dichiarato fin da subito di volersi impegnare per portare avanti le riforme in numerosi settori: in particolare, il percorso di associazione all’UE (con la quale ha firmato l’Accordo di Associazione nel 2014, a seguito dell’Accordo centroeuropeo di libero scambio), le relazioni bilaterali con i partner europei, Ucraina e Russia, la lotta alla corruzione, le politiche nel settore sanitario, l’istruzione e la cultura. “Le principali priorità sono ristabilire le relazioni con i partner di sviluppo e rinegoziare un accordo con il Fondo monetario internazionale.

La strada irta verso l’UE

“Al settore finanziario e bancario verrà data particolare attenzione e bisogna portare avanti le indagini sugli illeciti del settore e recuperare le risorse che sono state rubate” ha subito dichiarato il neo premier Strelet prima di puntare l’attenzione anche sulla situazione dei prezzi dell’energia elettrica e del gas in continuo aumento. Azioni che la Moldova, uno dei Paesi europei più poveri, adotterà in continuità con una politica estera decisamente europeista fin dal 2009, in cui il processo di adesione all’UE continua ad essere appoggiato dalla Romania, “il più grande sponsor della Moldova”, come ha confermato il premier Ponta durante la visita ufficiale nel Paese a fine agosto.

Questo malgrado la completa dipendenza dalla Russia per le fornitura di energia e la presenza della Transnistria, uno stato filorusso autoproclamatosi indipendente, all’interno dei propri confini. La crisi economica che ha colpito duramente la Russia, il partner commerciale principale, e la sospensione temporanea dei crediti da parte dell’UE, hanno avuto inoltre gravi conseguenze sulla crescita moldava: il leu (la valuta locale) ha infatti perso il 40% del proprio valore rispetto al dollaro nel corso dell’ultimo anno.

L' Autore - Federica Dadone

Lureata magistrale in Scienze Internazionali - China, India & Middle East presso l'Università degli Studi di Torino. Sono stata vicepresidente della ONLUS Nema Frontiera, che lavorava in Bosnia nel settore del sostegno all'istruzione ed all'attivismo giovanile. Il mio percorso di studi si è concentrato sui Balcani, sul ruolo dei media e degli organismi internazionali nelle guerre degli anni '90. Ho vissuto per un anno a New York dove ho lavorato per una Fondazione culturale.

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