domenica , 18 febbraio 2018
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Moldova: nuovo governo per uscire dallo stallo

A metà febbraio la precaria situazione politica moldava ha portato a un cambio di governo. Dopo una crisi nella maggioranza, il Parlamento ha rifiutato la proposta di un governo di minoranza avanzata dal primo ministro Iurie Leanca (PLDM, Partito Liberal-Democratico) guidato dal suo partito e dal Partito Democratico (PDM). I parlamentari dei due partiti, in totale 42, hanno votato a favore, ma non erano abbastanza per raggiungere la maggioranza semplice di 51 voti necessaria per l’approvazione.

La crisi di governo

Il programma di governo bis presentato da Leanca aveva tra le sue priorità la lotta alla corruzione, una riforma del settore giudiziario, e la ricerca di una soluzione politica al conflitto nella regione secessionista della Transnistria. La coalizione aveva anche intenzione di introdurre una tassa sul reddito e sui profitti, oltre a misure atte ad aumentare la trasparenza nella struttura societaria delle istituzioni finanziarie e a rafforzare il settore bancario.

Le elezioni politiche dello scorso novembre hanno lasciato in eredità al Paese una situazione politica frammentata e in stallo. Le due formazioni di centro-destra e di centro-sinistra, entrambe filo-europee, non hanno la maggioranza in Parlamento, e hanno condotto parallelamente negoziati sia con il Partito Liberale (PL) che con il Partito Comunista (PCRM), filo-russo: le due formazioni, che peraltro non hanno dimostrato l’intenzione di confluire entrambe in una grande maggioranza, hanno avanzato richieste considerate inaccettabili dalla coalizione di governo, e nessuna delle due ha dato il suo appoggio a Leanca.

La Costituzione moldava prevede che dopo il primo tentativo il Presidente della Repubblica, Nicolae Timofte, possa nominare un premier, ma qualora questi non riuscisse ad ottenere l’approvazione del Parlamento entro 45 giorni, debba convocare elezioni anticipate. Dopo accesi dibattiti e una frattura interna al PLDM, si è raggiunto un accordo sul nome di Chiril Gaburici (candidato indipendente proposto dal PLD), oggi premier di un governo di coalizione tra liberal-democratici, democratici e liberali, di impronta fortemente europeista.

Moldova: a metà fra Europa e Russia

La Moldova è un Paese diviso tra l’influenza europea e quella russa, frattura evidente non soltanto nell’orientamento dei principali partiti politici. Il Paese ha avviato una politica di avvicinamento all’Europa, culminato con la firma dell’Accordo di Associazione con l’UE, che comprende anche un accordo per il libero scambio delle merci (Dcfta). D’altra parte la Russia vorrebbe una Moldova politicamente e militarmente neutrale, e usa la Transnistria come arma di ricatto per impedire un eccessivo avvicinamento all’UE.

La stessa Transnistria, un anno fa, dopo l’annessione russa della Crimea, aveva avanzato la richiesta (respinta) di entrare a far parte della Federazione Russa, ed oggi è una piccola repubblica di fatto dipendente dalla Russia. Mosca però sta affrontando una grave crisi economica, senza contare le sanzioni USA e UE per la guerra in Ucraina, e ha dovuto tagliare il flusso di aiuti verso la regione: tra poco i suoi abitanti potrebbero non ricevere più stipendi e pensioni. Inoltre, le sanzioni inflitte dalla Russia sulle importazioni provenienti dalla Moldova danneggiano la regione autoproclamata repubblica, che ha visto un crollo delle esportazioni.

Paradossalmente, proprio la crisi economica potrebbe avere come conseguenza un imprevisto riorientamento geopolitico della Transnistria: infatti il 30% del suo export è diretto verso l’UE, nonostante la regione non abbia sottoscritto il Dcfta. Oltre al problema transnistriano, anche la regione autonoma della Gagauzia solleva timori nel governo moldavo e a Bruxelles, dopo l’elezione di Irina Vlah, molto vicina alla Russia, alla carica di governatore.

Le autorità europee non ignorano le problematiche moldave. Angela Merkel, durante un incontro con il premier rumeno, ha dichiarato che spera che Vladimir Putin non cerchi di replicare la strategia usata in Ucraina e ha espresso il proprio sostegno agli sforzi del Paese di stringere rapporti più forti con l’Europa. Ha anche affermato che Germania e Romania si sentono “politicamente molto vicini alla Moldova” e hanno intenzione di sostenere il governo di Gaburici.

L' Autore - Federica Dadone

Lureata magistrale in Scienze Internazionali - China, India & Middle East presso l'Università degli Studi di Torino. Sono stata vicepresidente della ONLUS Nema Frontiera, che lavorava in Bosnia nel settore del sostegno all'istruzione ed all'attivismo giovanile. Il mio percorso di studi si è concentrato sui Balcani, sul ruolo dei media e degli organismi internazionali nelle guerre degli anni '90. Ho vissuto per un anno a New York dove ho lavorato per una Fondazione culturale.

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